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Il clima d'Italia: l'autunno e l'inverno fino alla fine degli anni 80 (per capire meglio)

Esaminiamo alcune situazioni tipiche sull'Italia legate all'autunno e all'inverno. L'autore conclude la sua fatica con alcune considerazioni.

In primo piano - 9 Ottobre 2009, ore 09.52

AUTUNNO Meteorologicamente, l'autunno comprende i mesi di settembre, ottobre e novembre. Nel mese di settembre, ma principalmente nella sua prima parte, continuano condizioni di tempo tipicamente estivo. Verso la fine del mese si fanno più frequenti le discese di aria fresca di origine atlantica provenienti da ovest o da nord-ovest. Sul bacino del Mediterraneo le temperature e l'umidità sono su valori molto elevati: all'arrivo di queste prime irruzioni di aria relativamente fredda si sviluppano, per il fortissimo contrasto termico, su quasi tutta l'Italia, violenti temporali che assumono spesso le caratteristiche di veri e propri nubifragi. La regione più colpita da questi fenomeni, sia per la frequenza che per l'intensità, è senz'altro la Liguria ove quantitativi di oltre 100 mm di pioggia in meno di 24 ore sono piuttosto frequenti su tutta la fascia costiera ed in particolare sulla Riviera di Levante. Le depressioni che si formano sul Golfo del Leone o sul Mar Ligure sono quelle che più di frequente interessano l'Italia, richiamando sulla nostra penisola forti correnti da sud: il versante tirrenico viene spazzato dalle raffiche di libeccio che provocano mari agitati e mareggiate sulle coste sopravvento; l’Adriatico, invece, viene percorso per tutta la sua lunghezza dai venti di scirocco che, contribuendo ad una sorta di accumulo del mare sulle lagune venete, portano al fenomeno dell’acqua alta. Il moto di tali depressioni è verso est o est-sud-est: di conseguenza la Liguria e l'Alta Toscana (Versilia, Lunigiana e Garfagnana) vengono interessate da piogge estese e continue, trovandosi sopravvento alle umide correnti meridionali che sono costrette ad un sollevamento forzato dovuto ai ripidi versanti montuosi che si ergono quasi incombendo sul mare. Le altre regioni del nord vengono interessate da cielo in prevalenza coperto ma le piogge ed i temporali interessano principalmente le zone prealpine, mentre la Pianura Padana meridionale, sottovento alla catena degli Appennini, riceve quantitativi minori di pioggia. Dopo il passaggio del fronte freddo, generalmente, la nuvolosità si attenua lasciando il posto ad ampie schiarite sulla Liguria, sul Piemonte e sulla Lombardia occidentale, regioni che rimangono, in questa fase, sottovento rispettivamente alle Alpi Marittime e all'Appennino Ligure la prima e alle Alpi centro-occidentali le seconde. Nuvolosità anche intensa continua invece ad interessare le regioni nord orientali e l'Emilia Romagna. Anche sul versante tirrenico la nuvolosità, prevalentemente cumuliforme, si attenua; nonostante ciò si verificano ancora residui rovesci o temporali. I venti si orientano tra ovest e nord-ovest provocando una certa diminuzione della temperatura, specie nei valori minimi. Il maltempo si sposta ora sui versanti adriatico ed ionico, zone queste che, per la loro longitudine, sono le ultime ad essere abbandonate dalle correnti meridionali. Condizioni molto simili si manifestano ad ottobre, contrassegnate, però, da temperature più basse e dalle precipitazioni che vanno ulteriormente intensificandosi al centro ed al sud. I temporali, in questo periodo, sono piuttosto frequenti sul versante tirrenico della penisola. Tipici sono, infatti, quei periodi caratterizzati da condizioni di instabilità che, mantenute attive dal continuo arrivo di aria fredda ed umida di origine atlantica, possono durare anche una settimana o più. I fronti temporaleschi da instabilità si originano sui mari ad ovest della Sardegna e nel loro moto verso levante provocano improvvisi ed intensi annuvolamenti cumuliformi accompagnati da rovesci e temporali, sull’isola e sul medio e basso versante tirrenico. Le cause che portano a questa tipica situazione meteorologica sono da ricercarsi nella temperatura piuttosto alta che presenta ancora la superficie del mare: le masse d'aria più fredda che vi transitano sopra e che giungono sul Mediterraneo attraverso la Valle del Rodano o la Porta di Carcassona, si riscaldano dal basso instabilizzandosi e portando a quelle condizioni di turbolenza atmosferica favorevole allo sviluppo dei temporali. Il mese di novembre è, di solito, il più piovoso dell'anno per quasi tutte le regioni centro-meridionali peninsulari, non solo per i quantitativi medi (100-150 mm), ma anche per la frequenza delle giornate con pioggia, che possono arrivare a 15 ¸18 su 30. I massimi si registrano sui versanti esposti alle umide correnti occidentali o meridionali, correnti che accompagnano le frequenti depressioni di origine mediterranea e precedono le perturbazioni di origine atlantica. In alcuni anni possono risultare relativamente frequenti nella parte finale dell'autunno, degli afflussi di aria fredda con direttrice di moto da nord-nord-ovest verso sud-sud-est, diretti principalmente verso la Penisola Balcanica e che interessano l'Italia in modo marginale. Malgrado ciò, con questa situazione si hanno condizioni di moderato maltempo sulle regioni adriatiche e meridionali in genere, accompagnate dai primi freddi stagionali, con nevicate sui rilievi anche a quote inferiori ai 1000 m La configurazione barica che porta a tali afflussi di aria fredda è da ricercarsi nella posizione, anomala, dell'anticiclone atlantico che si porta con i suoi massimi sulle Isole Britanniche. Un altro fenomeno che dal mese di novembre inizia a farsi frequente è la nebbia sulla Pianura Padano-Veneta. Non appena una zona anticiclonica con venti deboli o calma di vento tende ad interessare l'Italia, dense foschie prima e nebbia sempre più fitta col passare dei giorni poi, va a ricoprire le zone basse del nord Italia persistendo, nei periodi di maggiore intensità, anche per 20-22 h al giorno. Negli ultimi anni alla nebbia, che è un fenomeno puramente meteorologico, si va sempre più spesso affiancando il fenomeno dell’inquinamento atmosferico. Quando si instaurano le condizioni favorevoli alla formazione delle nebbie da irraggiamento si ha un annullamento degli scambi verticali di aria a seguito di una fascia di inversione termica al suolo: gli inquinanti emessi dai poli industriali, dalle automobili, dagli impianti di riscaldamento vanno, quindi, a concentrarsi negli strati più bassi dell’atmosfera raggiungendo concentrazioni che superano i valori soglia previsti dalla O.M.S.. Da qui i sempre più frequenti provvedimenti di limitazione del traffico nelle grandi città, l’invito ad un più razionale utilizzo degli impianti di riscaldamento e alle normative sempre più severe che disciplinano le emissioni degli impianti industriali. Tra i gas più pericolosi sono da ricordare il monossido di azoto e di carbonio ed, in estate, l’ozono. Le nebbie possono estendersi anche alle valli ed ai litorali delle regioni centrali e talvolta meridionali, con un manifestarsi prevalentemente notturno. Massimi relativi di frequenza si hanno sulla costa marchigiana, nelle valli dell'Arno e del Tevere, sulla zona a sud-est di Frosinone, sulla Terra di Lavoro e sul Tavoliere delle Puglie. Sui rilievi le condizioni del tempo sono buone, con temperature miti, a volte superiori a quelle che si registrano in pianura. Le depressioni che si formano sul Mar Ligure o sul Golfo del Leone si muovono generalmente verso est o est-sud-est, ma possono, talvolta, anche dirigersi verso sud-est portandosi, attraversando il Tirreno, sullo Ionio. Con questa evoluzione l'Italia viene ad essere interessata da masse di aria fredda secondo sostenute correnti di maestrale sui mari occidentali e da nord o nord-est sulle zone adriatiche, correnti che apportano, specie sui rilievi delle Marche e dell'Abruzzo, nevicate fino a bassa quota. Con questa situazione gran parte del versante tirrenico gode di cielo sereno anche se le giornate sono disturbate dallo spirare di questi freddi venti settentrionali e le temperature minime possono avvicinarsi allo 0°C, cosa che succede anche su gran parte dell'Italia settentrionale ove, specialmente a Torino e a Bolzano, possono registrarsi i primi valori negativi. Non mancano, comunque, i periodi con più giorni consecutivi di bel tempo, non solo in ottobre ma anche a novembre: tali periodi sono caratterizzati da temperature massime superiori al normale e venti deboli, con comparsa, talvolta, persino di un regime di brezze di mare lungo i litorali: questi periodi prendono il nome di "estati di S. Martino" e se non fosse per il sole molto basso sull'orizzonte, veramente si potrebbe pensare di essere in estate. Per i “gitanti della domenica” e soprattutto per quelli che hanno l’hobby della raccolta dei funghi, queste giornate, spesso dopo giorni e giorni di pioggia, e se la fortuna le fa cadere in corrispondenza del weekend, sono una occasione da non perdere per trascorrere una giornata all’aria aperta. Sulle zone pianeggianti del nord questi periodi anticiclonici sono insidiati e spesso completamente compromessi dalle formazioni nebbiose; sulle zone collinari e montuose, invece, risplende un tiepido sole. INVERNO Durante l'inverno l'Italia viene di frequente interessata da depressioni che si originano o sul basso Mediterraneo occidentale o sull'entroterra algero-marocchino e che muovendosi verso est interessano principalmente le regioni meridionali. Con tale situazione il sud peninsulare e le due isole maggiori, sono interessati da correnti sciroccali talvolta forti, con piogge anche abbondanti sulla Calabria e sulla Sicilia. La temperatura al sud è abbastanza elevata mentre al nord e al centro possono essere presenti nei bassi strati correnti di aria fredda da est di origine continentale: ciò comporta al nord estese gelate che possono persistere anche durante le ore centrali della giornata. Nuvolosità irregolare, prevalentemente medio-alta, si estende alle regioni centrali tirreniche quando la depressione si trova sulla Tunisia e di tipo basso stratocumuliforme su quelle centrali adriatiche quando essa si è portata sullo Ionio o sul Mar Libico. Ora anche le regioni meridionali vengono interessate dalle correnti di aria fredda da nord-est, con nevicate che talvolta cadono fino alle zone costiere del basso versante adriatico. Può accadere che un afflusso di aria fredda sulla penisola Iberica o sulla parte più occidentale del Mediterraneo risulti particolarmente intenso: la depressione che si forma sulla zona delle Baleari è molto profonda e nel suo moto verso levante viene ad interessare direttamente tutte le nostre regioni con condizioni di spiccato maltempo. Al nord si assiste ad estese cadute di neve, anche sulla Pianura Padana ove nella stagione invernale tende a generarsi uno strato di aria fredda al suolo: l'aria calda scivolandoci sopra provoca estesi annuvolamenti stratiformi con conseguenti precipitazioni. Al centro e al sud spirano venti di burrasca da sud-est, che innalzano le temperature, specialmente i valori minimi, fino a diversi gradi oltre le medie; la nuvolosità, prima alta e poi media, tende ad invadere il cielo. In questa fase le piogge sono isolate e di debole o moderata intensità e contengono spesso notevoli quantità di una finissima polvere giallo-ocra, trasportata fino alle nostre latitudini dalle intense correnti di origine sahariana. Talvolta anche il cielo e la nuvolosità assumono le stesse tonalità di colore. Le precipitazioni si fanno più estese ed abbondanti quando il vento al suolo inizia a ruotare in senso orario virando prima a sud e poi a sud-ovest. Si manifesta poi una pausa nelle precipitazioni seguita dal manifestarsi di temporali sulle regioni tirreniche, temporali seguiti, generalmente, da parziali schiarite e da venti da nord-ovest più freschi: anche il fronte freddo è passato. Quando l'aria che alimenta la depressione è molto fredda ed instabile il miglioramento, specie al centro e al sud, non si nota in quanto continuano a manifestarsi frequenti rovesci di pioggia, temporali, grandinate e nevicate fino ai rilievi collinari. Questa situazione, pur essendo tipicamente invernale, può manifestarsi anche nelle stagioni intermedie. I venti tesi da sud-est che spirano per alcuni giorni sull'Adriatico portano, congiuntamente alla componente astronomica, al manifestarsi del fenomeno dell'acqua alta sulle Lagune Venete. Spesso a questi venti di scirocco seguono intensi venti di bora sull'Alto Adriatico che investono in particolare la città di Trieste. E' questa una delle situazioni, nel complesso, più sfavorevoli per l'Italia. Quando l’afflusso di aria fredda che alimenta questa depressione si spinge verso l’entroterra marocchino può capitare che la depressione risulti molto lenta nel suo moto verso levante o addirittura che rimanga quasi stazionaria per alcuni giorni prima di mettersi in marcia verso le nostre regioni. Talvolta la Penisola Balcanica o in generale tutta l'Europa orientale sono sotto l'influenza di una zona di alta pressione termica piuttosto robusta: il rallentamento della depressione avviene, in questo caso, proprio in corrispondenza delle nostre regioni con la persistenza delle condizioni di maltempo specie su quelle meridionali ed adriatiche. In inverno i periodi di bel tempo sono dovuti generalmente all'anticiclone continentale che si estende verso ovest fino a ricoprire gran parte dell'Europa centrale e la nostra penisola con la sua positiva influenza: si hanno però con questa situazione periodi con temperature minime molto basse, di molti gradi sotto lo zero al nord e su quasi tutte le regioni centrali. L'aria è secca e limpida, pulita dai venti di grecale, deboli al nord, moderati al centro ed anche forti al sud. Locali annuvolamenti interessano solo le zone appenniniche meridionali ed il versante ionico. Talvolta questo anticiclone, di origine prettamente termica riceve un contributo di tipo dinamico, cioè nella sua parte occidentale si fonde con l’anticiclone di origine sub-tropicale: questo fa si che le temperature tendano gradualmente a mitigarsi. Altra conseguenza di questa fusione è il rinforzo complessivo della zona di alta pressione: le perturbazioni giunte sulle coste occidentali europee non possono che rallentare e deviare verso nord, interessando le coste atlantiche di Portogallo, Francia ed Inghilterra. Quelle che tra di loro riescono a penetrare sul continente tendono ad attenuarsi o addirittura a dissolversi. Il cedimento definitivo di tale anticiclone avviene di solito in due fasi: la prima fase vede una perturbazione di notevole intensità che nel suo procedere verso levante si sacrifica letteralmente per aprire la strada alla successiva perturbazione: quest’ultima trova, di conseguenza, un campo barico meno forte e può procedere, quindi, a dare il colpo di grazia alle condizioni di bel tempo che per molti giorni hanno interessato gran parte dell’Europa centro-occidentale. In alcuni casi la struttura anticiclonica è così solida a tutte le quote che di “picconate” ne occorrono anche più di due. Può accadere anche che la crisi di tale zona anticiclonica avvenga ad iniziare dal suo lato nord orientale, a causa di afflussi di aria fredda che dalla Penisola Scandinava si dirigono verso l’Europa Balcanica ed il Mar Nero. Con tale evoluzione sono da attendersi diminuzioni consistenti della temperatura ma difficilmente precipitazioni estese ed abbondanti. OSSERVAZIONI CONCLUSIVE Negli ultimi anni si stanno presentando sempre più di frequente delle variazioni rispetto a quello che è stato descritto e che poteva essere considerato, sino a non molti anni fa, l’andamento climatico “normale” delle diverse stagioni. Tra queste anomalie si può annoverare il comportamento “latitante” delle due grandi zone di alta pressione che, generalmente, regolano il tempo sul bacino del Mediterraneo e su gran parte dell'Europa: l’Anticiclone delle Azzorre ma soprattutto quello Russo-Siberiano. Nel corso di diverse estati, in un periodo dell’anno, quindi, che dovrebbe vedere l'anticiclone atlantico interessare il Mediterraneo centro-occidentale fino ai mari della Grecia, si sono manifestate, invece, frequenti puntate di promontori dai mari ad ovest della Penisola Iberica verso nord o nord-est o addirittura dalla presenza di cellule anticicloniche indipendenti con il massimo in prossimità delle Isole Britanniche: questa situazione barica porta alla discesa di aria relativamente fredda verso il Mediterraneo centrale e/o occidentale con la conseguente formazione di zone di bassa pressione che interessano non solo il nord ma anche il resto d'Italia, con episodi temporaleschi anche intensi, dati i forti contrasti termici. Anche in quota le correnti occidentali sono piuttosto sinuose, con rapido alternarsi di promontori e saccature. Nel mese di settembre, invece, l'Anticiclone delle Azzorre, spesso, cerca di farsi perdonare per i capricci estivi proponendoci dei lunghi, quanto inutili, periodi di bel tempo. L’altro "personaggio" che negli ultimi anni è quasi scomparso dallo scenario europeo è l'Anticiclone continentale o russo-siberiano. Tipica era infatti la presenza, durante la stagione invernale, di questa zona di alta pressione sull'Europa orientale, con massimi anche superiori ai 1040 hPa e che portava al frequente registrarsi di temperature di -20°/-30°C su città come Mosca e, quando si propagava verso ovest, di -10°/-20°C anche sulla mitteleuropa e sulla Penisola Balcanica. Ora la sua comparsa si limita quasi sempre solo alle estreme zone orientali europee. Il 1997 è stato per il continente europeo un anno estremamente caldo: il responsabile di questo particolare ed anomalo andamento termico è stato individuato da molti scienziati nel fenomeno chiamato “el Nino”. “El Nino” è una corrente marina calda che interessa le coste dell’Ecuador e della Colombia che si affacciano sull’oceano Pacifico; questa corrente ad un certo punto entra in contatto con la fredda corrente marina di Humboldt che risale da sud verso nord lungo le coste cilene fino ad arrivare al Perù. Qui, aiutata anche dall’andamento della costa che piega verso ovest, la corrente di Humboldt tende ad allontanarsi dalla costa divenendo una corrente retrograda equatoriale, che va mitigandosi sotto i caldi raggi solari di quelle latitudini. Talvolta la corrente di Humboldt piega verso ovest ad una latitudine più meridionale del solito consentendo alla calda influenza di “el Nino” di spingersi più a sud del normale. Questa spostamento verso sud, che si osserva generalmente nella parte finale del mese di dicembre (inizio dell’estate australe), consente l’arrivo a cavallo delle festività natalizie (da qui il nome di “el Nino”, termine con il quale si indica Gesù Bambino in lingua spagnola), di aria calda ed umida su zone sulle quali la pioggia è un fenomeno estremamente raro: quando ciò accade piogge violente e durature investono le zone desertiche peruviane e della parte più settentrionale del Cile (deserto di Atacama), causando inondazioni rese ancora più gravi dalla assoluta mancanza di vegetazione che caratterizza tali zone. Nel 1997 tutta la zona del Pacifico antistante le coste occidentali di Perù, Ecuador e Colombia ha visto temperature degli strati superficiali del mare di molti gradi superiori ai valori medi. A tale anomalia sono state associate le violente tempeste invernali che hanno sconvolto le coste occidentali degli Stati Uniti, le inondazioni sul Perù, le piogge torrenziali che hanno colpito vaste zone dell’Australia, le tempeste di vento che hanno colpito l’Europa nord’occidentale, ecc. All’inizio della stagione autunnale gli studiosi dei fenomeni atmosferici si erano divisi tra coloro che ritenevano che la anomalia di “el Nino” avrebbe portato ad una stagione invernale particolarmente mite e quelli che invece ritenevano che l’effetto sarebbe stato l’opposto. Quando alla fine di ottobre del 1997 l’Italia è stata investita da un intenso afflusso di aria fredda di origine siberiana, i notiziari indicavano quelle precoci nevicate come le prime di un inverno siberiano ed il colpevole fu subito individuato in “el Nino”. Poi le cose sono cambiarono a tal punto che dicembre, gennaio e febbraio trascorsero con temperature che in alcune fasi fecero pensare di essere in primavera avanzata. Questo serve a dimostrare che la prudenza è senz’altro la migliore alleata di chi studia il clima della terra e cerca di prevederne le modifiche su larghissima scala. Fenomeni che interessano una porzione limitata della superficie terrestre è molto improbabile che possano avere ripercussioni sistematiche e organiche su zone lontane migliaia e migliaia di chilometri. Tempeste di vento della intensità di quelle che hanno colpito le Isole Britanniche e la Francia settentrionale nel dicembre 1997 non è certo la prima volta che colpiscono quelle zone : accusare “el Nino” risulta, quindi, in attesa di prove concrete, ingiusto e probabilmente sbagliato. Tali prove non potranno comunque mai dare una certezza assoluta, sul legame intercorrente tra i due fenomeni che si vuol dimostrare essere correlati.

Autore : Alberto Fortelli

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