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Il cielo temporalesco sul mare e sulla terraferma

Qualche utile indicazione per diportisti ed escursionisti.

In primo piano - 8 Settembre 2010, ore 09.37

D'estate la pressione livellata può determinare la classica figura delle "paludi barometriche": in pratica la conformazione del territorio aiuta una massa d'aria fortemente riscaldata alla base a divenire instabile, generando precipitazioni temporalesche su scala locale.

I temporali da fronte freddo traggono invece origine dallo scontro di masse d'aria con caratteristiche diverse. Se la massa d'aria calda che viene sollevata dalla linea dei groppi era molto umida, i fenomeni potranno hanno anche assumere carattere di forte intensità.

Si distinguono comunque due tipi di cielo: quello pre-temporalesco e quello temporalesco. Nella prima fase appaiono spesso cirrocumuli e altocumuli del tipo castellanus o floccus, ma non sono infrequenti nubi cirriformi del tipo uncinus e spissatus, spesso eredità di vecchie incudini temporalesche disperse dal vento.

La formazione di cumulus congestus o l'oscuramento improvviso dell'orizzonte dalla direzione in cui si muovono le nuvole sono segnali inequivocabili dell'approssimarsi di un temporale. La rapida crescita di altri cumuli in zone del cielo fino a pochi minuti prima completamente serene, deve farci temere il peggio.

Non illuda invece l'improvvisa dissoluzione di grossi cumuli in lontananza opposti al cielo nero che state osservando: si tratta di una "manovra" studiata per potenziare la cellula temporalesca principale. Il temporale spesso si muove contro vento perché risucchia l'aria ai lati e davanti al cumulo per esaltare le ascendenze della nube.

Un forte rovescio diffuso però dà il via alle discendenze e, a quel punto, il vento tenderà a spirare dalla zona più fredda verso quella più calda ma in modo molto irregolare. Quando un temporale ci sfiora, la sicurezza che altrove possa essere piovuto ci giunge proprio da un rinforzo del vento; l'aria rinfrescata localmente dalla pioggia spira verso quella calda per colmare lo scarto di temperatura.

Prima del temporale capita anche di udire un lieve ronzio d'ape, specie se ci troviamo in mare aperto su una nave: si tratta dei fuochi di Sant'Elmo. Lungo l'albero maestro o sui pali della luce se vi trovate sulla terraferma potrete osservare striature blu-violetto provocate da campi elettrici molto forti che ionizzano l'atmosfera in prossimità delle punte degli oggetti. Possono essere il segnale di un fulmine e si chiamano così perchè Sant'Elmo è il protettore dei marinai. I temporali in atmosfera instabile sono più frequenti nel tardo pomeriggio sulla terraferma e di notte sul mare ancora caldo.


Autore : Alessio Grosso

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