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Il bigino delle nubi cumuliformi

Come distinguere una candida nube coreografica da un pericoloso ammasso temporalesco? Tutto ciò che c'è da sapere sulle sentinelle del cielo

In primo piano - 26 Marzo 2010, ore 09.53

Non c'è atlante delle nubi che non si soffermi con lunghe digressioni su queste suggestive e variegate formazioni nuvolose che rallegrano e talora riempiono i nostri cieli con le figure coreografiche dalle forme più svariate. Quante volte vi sarà capitato di ammirare un cielo dipinto di un azzurro carico e puntellato qua e là da piccoli batuffoli bianchi sparsi nel cielo. Si tratta di piccoli cumuli. Fisicamente sono bolle di aria calda staccatesi dal suolo ad opera del soleggiamento, dei giochi delle brezze e del vento. Le bolle calde, salendo, raggiungono il punto di condensazione diventando visibili poi raggiungono la medesima temperatura dell'aria circostante quindi si sgonfiano lasciando spazio ad una bolla analoga in sviluppo per gli stessi motivi nelle vicinanze. Non apportano piogge e denotano anzi una situazione di tempo stabile. Per questo vengono comunemente denominati "cumuli di bel tempo", tecnicamente cumulus humilis. Occorre quindi tenere presente che laddove vi sia sviluppo di nubi cumuliformi l'aria subisce una risalita verso l'alto. A seconda dell'entità della spinta impressa da questi movimenti verticali i cumuli possono assumere varie gradazioni e varia consistenza. Così in condizioni di forte riscaldamento estivo possiamo notare la crescita di cumuli più sviluppati, soprattutto laddove si aggiunge anche la presenza delle montagne che accompagnano con maggior facilità le nostre bolle calde a risalire verso quote più elevate ove si verifica la condensazione. Ci troviamo di fronte a nubi del tipo cumulus mediocris. Anche in questo caso, raggiunto il massimo sviluppo, la nostra bolla calda assume la medesima temperatura dell'aria circostante e per questo si sgonfia dissolvendosi. Ulteriori fasi di sviluppo dei nostri cumuli possono avvenire esclusivamente quando l'aria presenta una stratificazione instabile, ossia quando vi sia afflusso di aria calda e umida alle quote inferiori o di aria fredda e secca a quelle superiori. In questi casi le nostre bolle iniziali raggiungono un punto nell'atmosfera nel quale iniziano a trovarsi nel bel mezzo di aria sempre più fredda. In questa circostanza, contrariamente ai casi visti precedentemente, la nostra nube non si sgonfia bensì accelera la sua progressione verticale per due motivi: il primo a causa appunto dell'aria fredda circostante che le permette (essendo la bolla più calda) un forte galleggiamento verticale, il secondo risiede nel forte rilascio di energia sprigionata dalla intensa condensazione la quale fa aumentare ulteriormente la temperatura interna della nostra bolla-nube. In questo caso si verifica dunque una reazione a catena che permette il rapido sviluppo di un cumulo noto come congesto. Qualora la sommità della nube cumuliforme raggiunga quote così elevate da permettere il suo ghiacciamento, ecco che avviene il passaggio cruciale in cumulonembo. Questo processo in talune situazioni può sviluppare da una piccola e innocue nube cumuliforme un enorme ammasso temporalesco anche in soli 15 minuti. E' il momento in cui la differenza di potenziale, dovuta alle caratteristiche miste della nube, causa una differenza di potenziale elettrico tale da scatenare i fulmini, quindi anche le precipitazioni. Ecco che dalla nostra innocua nube bianca si sviluppato improvviso il temporale. All'osservatore in questi casi non resta che scrutare con attenzione il cielo per comprendere i segnali che queste splendide nubi ci inviano. L'attenta e costante osservazione di queste nubi può sviluppare una notevole esperienza e può porre le basi per poter così diventare con il tempo anche bravi meteorologi amatoriali.

Autore : Luca Angelini

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