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I trucchi del meteorologo: i radiosondaggi

Il profilo verticale dell'atmosfera ci dice molto del tempo che sta facendo e di quello che farà. Ecco alcuni semplici suggerimenti per interpretare correttamente questo indispensabile strumento a disposizione dei meteorologi.

In primo piano - 27 Gennaio 2011, ore 09.13

Sono una vera miniera di informazioni; stiamo parlando dei radiosondaggi. Ma cosa sono esattamente i radiosondaggi? A ora prefissate in tutte le stazioni sinottiche del mondo vengono lanciati palloni con a bordo una sofisticata strumentazione in grado di rilevare la pressione, il vento, la temperatura, l'umidità dell'aria e molti altri parametri tra i quali anche l'inquinamento atmosferico, alle varie quote che attraversa, dal suolo alla stratosfera. La radiosonda sostituisce oggi, almeno in parte, le osservazioni che un tempo venivano fatte attraverso voli di ricognizione.

Tramite i radiosondaggi abbiamo a disposizione tutti gli elementi che ci interessano per conoscere l'intero profilo della colonna d'aria sulla nostra verticale. I dati così ottenuti vengono riprodotti su diversi supporti grafici, il più utilizzato dei quali si chiama diagramma di Herloffson.

Nella figura allegata riportiamo una versione di tale grafico per il quale descriviamo i punti salienti e il loro utilizzo. Lungo la verticale troviamo la quota espressa in metri che corrisponde a determinati livelli di pressione (qui non riportati). In orizzontale la tabella delle temperature. Nel cuore del grafico troviamo il fulcro di tutte le informazioni, racchiuso entro due linee ben definite: quella di destra è la temperatura effettiva misurata dalla radiosonda (curva di stato), quella di sinistra la temperatura di rugiada (dew point), ossia il valore in cui l'aria condensa.

Più le due curve sono vicine, più l'aria è umida e più abbiamo condizioni sufficienti allo sviluppo di nubi e nebbie. Nel nostro grafico in particolare notiamo che ciò avviene in tre punti, con formazione di stratocumuli (nubi basse) e due strati di altocumuli (tra 3000 e 4000 metri, nubi medie). Notiamo anche due inversioni, settori ove la temperatura non cala con la quota ma si ferma o addirittura aumenta.

Nel nostro caso abbiamo una inversione essenzialmente termica, ossia dovuta alla presenza di aria più fredda e umida che giace alle quote basse ed è delimitata dalla banda degli stratocumuli. Questi ultimi segnano il limite inferiore dell'inversione e il loro sviluppo è causato dalla differenza del campo di vento (shear) che a quella quota cambia direzione e intensità formando i tipici rotori nuvolosi da inversione termica. Intorno a 2000 metri circa notiamo un'altra inversione, molto più netta, con drastico calo dell'umidità, contestuale ad un deciso aumento della temperatura.

In questo punto ci troviamo immersi entro correnti discendenti, residuo probabile di una vecchia cellula anticiclonica in disfacimento (da qui il termine di "inversione dinamica"). Perchè in disfacimento? Perchè al di sopra notiamo lo sviluppo di altostrati (le due curve si avvicinano ancora) e una rotazione oraria del vento (non riportata in figura) che denota l'arrivo di un fronte caldo da ovest. A questo punto sappiamo che sta per avvicinarsi una perturbazione; la domanda successiva sarà: avremo pioggia, neve o temporali? Ebbene il nostro grafico ci dice anche questo.

Primo: non avremo neve perchè sia la temperatura dell'aria che quella di rugiada sono bene al di sopra dello zero dal suolo fin oltre i 1600 metri. Avremo quindi pioggia. Secondo: nessuna possibilità di temporali. Da cosa lo capiamo? Da quella linea in neretto che parte dai nostri stratocumuli e sale verso sinistra lungo una ben particolare curvatura (detta "adiabatica satura"), rimanendo a sinistra della curva di stato. Ciò sta a significare che la colonna d'aria ha un profilo stabile e non vi è l'energia necessaria allo sviluppo di fenomeni temporaleschi. Insomma eccovi svelato qualcuno dei nostri trucchi. Ma molto c'è ancora da dire. Rimanete con noi, ne saprete delle belle!


Autore : Luca Angelini

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