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I TORNADO su bassa Lombardia ed Emilia

Gli ultimi casi di tornado sulle pianure del nord Italia hanno smosso le coscienze sull'argomento.

In primo piano - 7 Aprile 2004, ore 17.10

Dall'avvento di internet sono cambiati i modi di vedere il tempo, in primo luogo perché i contatti tra le persone appassionate o gli addetti ai lavori sono più continui e costanti, secondariamente (ma non meno importante) perché si può avere in tempo reale un controllo a distanza sui fenomeni e sulla loro evoluzione. Succede quindi che i progressi ottenuti negli ultimi 4 anni (soprattutto a livello di climatologia, microclimatologia e statistica) sono stati molti. Ma come avvengono le trombe d'aria in Pianura Padana e quali sono le situazioni meteorologiche che le originano? Le situazioni che possono dar vita ad un tornado sono pricipalmente due per quanto riguarda la bassa Lombardia e l'Emilia. La prima e la più frequente è originata da perturbazioni che provocano un richiamo da S-SW; e paradossalmente sembra proprio che quando si è al limite del "Foehn appenninico", siano più elevate le possibilità di vedere un tornado. In queste condizioni infatti si ha un forte riscaldamento solare, ed un'iniziale compressione favonica dell'aria provoca anche una riduzione dell'umidità. In seguito arriva la perturbazione con i primi temporali e contemporaneamente all'aria fredda in quota, attraverso le valli appenniniche, filtra aria più umida non fohnizzata proveniente dal Mar Ligure o alto Tirreno. A testimonianza di questo ci sono molte giornate con vento da SW dove in Emilia si hanno zone con Foehn appenninico e umidità tra il 20-30% e altre zone molto vicine dove filtra l'aria umida dal mare e l'umidità è del 60-70%. In questi casi tra i 10 e i 20 Km dagli Appennini nascono i cumulonembi che possono originare i tornado con spostamento verso N-NE. Le zone interessate dai tornado di questa tipologia solitamente vedono poche precipitazoni che invece si scatenano poco più a nord con intense grandinate e abbondante pioggia. La mancanza o quasi di precipitazioni sulle zone colpite dai tornado di questo tipo, risiede nella disposizione del cumulonembo che trae il massimo della spinta verticale dal contatto tra l'aria fredda in quota e quella calda al suolo e contemporaneamente migra verso nord. Accade quindi che il Cb inizia a produrre precipitazioni a partire dalla zona dove si verifica la tromba d'aria verso nord. Le zone interessate dal vortice quindi sono quelle che si liberano subito dalla presenza della nube temporalesca appena nata. L'altra tipologia di tornado è originata invece da intense irruzioni da NW di aria fredda ed anche questa volta gli Appennini giocano un ruolo fondamentale, seppure in modo diverso da quanto abbiamo visto prima. I fronti che irrompono da nord provocano immediatamente un fiorire di cumulonembi su tutta la pianura centro-orientale, interessando vaste zone con fenomeni temporaleschi, ma se guardiamo attentamente all'orografia ci accorgiamo che a NW di Milano, oltre la Brianza, c'è una zona dove le Alpi sono più basse, ed è da quel passaggio che a volte un blocco di aria fredda più consistente riesce più facilmente ad irrompere in pianura. Giungendo a circa 20 Km dagli Appennini un leggero effetto di "sponda" imprime un'ulteriore curvatura alle correnti, che grazie al contrasto termico già elevato, riescono ad innescare con maggiorni probabilità temporali con tromba d'aria. In questo caso le località più colpite si trovano a circa 10-15 Km più a nord rispetto a quelle della tipologia precedente, ma a differenza di quella, non si ha una demarcazione molto netta dei fenomeni, anche se è stato possibile notare un calo delle precipitazioni dalla zona del tornado procedendo verso ovest. Riassumendo quindi si può notare che le differenze tra le due tipologie risiedono nella distribuzione delle probabilità che il fenomeno si verifichi. Nel primo caso abbiamo una distribuzione che pare "imposta" dalle valli appenniniche, infatti da una ricerca condotta insieme ad Alessandro Bruscagin, è stato rilevato che dal 1984 molti tornado si sono verificati a pochissimi chilometri da San Pietro in Casale (BO). Una zona simile a questa esiste tra le provincie di Parma e Piacenza e coinvolge i paesi di Busseto, Roccabianca, Zibello, Cortemaggiore e San Daniele Po (CR); tutti paesi questi a pochi chilometri tra loro in linea d'aria.

Autore : Luca Ronca

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