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I TEMPORALI...e neve al suolo: un binomio non proprio ottimale

La copertura nevosa presente sui rilievi determina una minore ascesa di bolle di aria calda molto importanti per la genesi dei temporali pomeridiani.

In primo piano - 2 Aprile 2014, ore 13.40

Siamo in una calda giornata primaverile o estiva, in una località non troppo lontana dal mare. La giornata è serena e con poco vento e il sole già in mattinata si fa sentire, portando la temperatura a valori piuttosto elevati.

In tarda mattinata si alza la brezza di mare che mitiga la temperatura, facendola scendere di qualche grado. In direzione dei rilievi più vicini a noi, già nell’ora di pranzo, notiamo la presenza di cumuli che in un primo tempo si presentano molto tenui ed esili. Con il passare delle ore queste nubi tendono ad ingrandirsi notevolmente, originando anche qualche rovescio o breve temporale. Verso sera le medesime nubi, come si erano sviluppate, scompaiono, lasciando spazio ad una notte stellata.

Quando i pendii montuosi sono colpiti dai raggi del sole, tendono a riscaldarsi. Il calore viene letteralmente emesso dal terreno sottoforma di “bolle” di aria calda, le cosiddette termiche. Esse, quando raggiungono una determinata quota, condensano in nubi, determinando la nascita dei primi cumuli; più intenso è il flusso di calore che proviene dal basso, più le nubi tenderanno a svilupparsi in altezza, dando origine talvolta a cumulonembi, annuvolamenti forieri di temporali o rovesci.

Inoltre, se in quota è presente aria molto più fredda rispetto a quella presente in prossimità del suolo, questi moti di ascesa forzata sono accentuati, con conseguente produzione di temporali di forte intensità.

Anche in primavera il sole scalda, trovandosi già alto sull’orizzonte. Di conseguenza fenomeni analoghi a quelli estivi possono presentarsi anche in questa stagione, seppure con minore irruenza e frequenza.

Alcuni rilievi, specie quelli alpini e le vette più alte degli Appennini, spesso mantengono la copertura nevosa anche nella prima parte della primavera, stante le basse temperature notturne. Ciò riveste un’importanza non indifferente, ostacolando la genesi delle nubi e dei temporali pomeridiani.

Il terreno, essendo coperto di neve, tenderà a scaldarsi molto meno, con conseguente ridotta emanazione di termiche verso l'alto, linfa vitale per nubi cumuliformi ed eventuali temporali.

Emblematico è il caso dell’arco alpino: anche in estate la fioritura massima di temporali avviene nella fascia di confine con la pianura (quindi nella zona prealpina) e meno in prossimità delle vette più alte, ricoperte per tutto l’anno dalle nevi perenni e dai ghiacciai. La neve che ricopre il terreno esercita quindi un’azione stabilizzante, riducendo notevolmente le differenze di temperatura tra la quota e il suolo, annullando quasi totalmente i moti verticali dal basso verso l’alto che generano le nubi imponenti e i temporali.


Autore : Paolo Bonino

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