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I tempi tecnici e le dinamiche del TEMPORALE: sei sicuro di sapere tutto?

Le dinamiche del temporale spiegate ai lettori inesperti.

In primo piano - 1 Giugno 2018, ore 11.41

Le nuvole: "per una vera, mille sono finte", diceva Fabrizio De Andrè. In effetti non è facile districarsi tra la moltitudine di nubi che solcano la volta celeste.

Innanzitutto vi diamo un indizio che sgombrerà il campo da molti dubbi: solo le nubi cumuliformi, quelle che sembrano fatte di panna montata, sono in grado di portarci i temporali. Occhio, però: non tutte sono DOC, nel senso che molte si sollevano in gran numero nella mattinata, magari al primo raggio di sole dopo una giornata umida, ma non hanno contorni molto definiti; non ci devono dunque preoccupare e in sè non dicono un granchè sul tempo che farà.

Tutta quell'umidità infatti nel pomeriggio potrebbe essere gradualmente asciugata dall'intensa radiazione solare senza che ne scaturisca un temporale, semplicemente perchè in alta quota l'aria è stabile e calda e quei cavolfiori non saranno stimolati a salire ulteriormente.

Quando invece i cumuli si stagliano più netti nel cielo e salgono fino a creare delle protuberanze maestose e la loro base diviene scura, qualche interrogativo dovremmo porcelo. Dove andrà quella nube, da dove tira il vento?

Allora ecco che si fa un errore, il classico errore dei principianti. Si osserva il vento al suolo...spira contro il temporale, deduzione: il temporale si allontanerà. Sbagliato: in realtà il temporale, che si muove secondo chi dirige le operazioni in quota, risucchia aria umida dalle zone circostanti, dando solo l'impressione di muoversi contro vento.

Certo, magari a bassa quota qualche nuvoletta sembrerà andare incontro al nero (cumulus fractus) ed è proprio quello che dovrà farci spaventare.

Altro elemento da non trascurare: ci sono molti cumuli nel cielo, due o tre "neri", di colpo due spariscono inducendoci ad uscire senza ombrello, ne resta uno, diciamo, si dissolverà anche lui.

Secondo errore: ubi maior minor cessat, sul temporale principale si concentra tutta l'energia, logico che le altre cellulette possano dunque perdere d'importanza.

Veniamo alla fase critica: vediamo il nero, ci passiamo in mezzo ma stranamente non cade una goccia, vuol dire che siamo ancora nel settore di risucchio, delle ascendenze, il temporale insomma non è ancora maturo, partono i primi fulmini, ma niente, solo poche gocce.

Se arriviamo però nella sua parte posteriore l'inganno di un cielo più chiaro nasconde una scarica di pioggia notevole, è la discendenza. Dunque non è tanto il nero che deve farci credere di prendere l'acqua, quanto la sua evoluzione. Dove andrà a scaricarsi tutta quell'energia?

Ricapitolando: cumuli, nero, fulmini, diluvio. Attenzione però: continuate ad osservare la volta celeste mentre si avvicina il nero perchè magari sulla vostra zona scenderà il buio ma il malloppo principale è diretto qualche km più a nord e sul vostro quatiere non cadrà nemmeno una goccia d'acqua, al massimo apprezzerete un notevole rinforzo del vento, segnale che appena più in là si sta abbattendo un forte rovescio.

 


Autore : Alessio Grosso

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