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I raggi UV e il problema della tanoressia

Tra bollettini e allarmismi, fonti naturali e artificiali, sono come noto i creatori dell'abbronzatura, ma anche dell'invecchiamento della pelle e soprattutto pericolosi strumenti di patologie anche gravi...e poi tante, tante curiosità.

In primo piano - 1 Luglio 2014, ore 13.50

In base alla lunghezza d’onda si distinguono tre tipi di raggi UV, gli UVA, UVB e UVC; gli ultimi sono quelli che hanno una minore lunghezza d’onda e quindi risultano più “penetranti”. Il maggiore produttore di raggi UV è il nostro sole, che in fatto di radiazioni produce quasi tutto quello che si conosce.
Da qualche decennio anche l’uomo si è messo in proprio a produrre, tramite appositi strumenti e materiali, raggi UV di tutti i tipi e per vari scopi. La scoperta che questi raggi UV uccidono una gran varietà di microrganismi e batteri in particolare, ha fatto si che venissero realizzati strumenti per la disinfezione continua (ad esempio nei saloni da parrucchiere) e più di recente anche per potabilizzare l’acqua senza lasciarci niente dentro.
Altri usi sono a carattere più industriale o scientifico, come ad esempio nelle indagini della polizia scientifica, per riconoscere le pietre preziose, alcuni minerali e addirittura nella fabbricazione dei microchip, per non parlare dell'abbronzatura artificiale o degli usi ludici e spettacolari.
Ma la radiazione UV del nostro sole è quella che più ci interessa, perché esiste da sempre e il nostro corpo si è adattato a difendersi dall’alba dei tempi. Una proteina, la melanina, è una delle “invenzioni” più “intelligenti” del nostro organismo, perché non solo fa da schermo a questo tipo di radiazione, ma il suo dosaggio va di pari passo con l’esposizione.
Le popolazioni delle aree più soggette ad insolazione sono infatti notoriamente scure, quasi nere, come ad esempio in Sudan o nel Corno d’Africa; per contro, dove il cielo si mantiene spesso nuvoloso, isole Britanniche o Norvegia, la pelle è molto chiara. Da notare che il freddo non c’entra, dal momento che gli eschimesi o i tibetani hanno la pelle scura!
Delle radiazioni UV provenienti dal sole la maggior parte sono schermate per nostra fortuna dai vari strati dell’atmosfera, in particolare la stratosfera, dove la fascia di ozono assorbe quasi tutti i raggi UVC. Di raggi UVB ne passa una quantità minima, ma si tratta anche di quelli più energetici e pericolosi; mentre gli UVA arrivano in notevole dose.
La quantità di radiazione aumenta con l’insolazione, ma anche con l’angolazione di arrivo dei raggi, ecco perché ci si distende al sole, o sotto le lampade, oppure se le lampade sono verticali, si parla di “doccia solare”. La radiazione aumenta anche con la quota, perché diminuisce lo spessore dell’atmosfera che i raggi devono attraversare, ogni 1000m c’è un aumento medio del 10-15%. Ecco perché in montagna ci si abbronza di più.
Ma i raggi UV possono provenire anche dal basso, allorché attraversiamo aree che li riflettono, ossia molto chiare o bianche: la neve ne riflette addirittura l’80%, la sabbia asciutta dal 10 al 30%, la spuma del mare anche il 25%, i muri bianchi e i lastricati cittadini dal 20 al 50%. Insomma in città ci si abbronza di più!
Ma veniamo agli effetti purtroppo negativi che si accompagnano all’esposizione frequente e/o prolungata: si va da arrossamenti e scottature, a problemi anche seri, come la cataratta del cristallino oculare, lo pterigio o ispessimento della cornea, la riattivazione di herpes ed eritemi, dal momento che questi raggi sono anche immunosoppressori, ovvero contrastano il nostro sistema immunitario.
Inoltre impediscono il naturale ricambio di collagene nella pelle, costituendo una delle principali cause dell’invecchiamento della stessa. Non a caso la maggior parte delle rughe si formano sul volto e nelle mani, le parti perennemente esposte al sole.
Ma la conseguenza più seria, causata dalla penetrazione in profondità, soprattutto a carico degli UVB, fino a sconvolgere il DNA delle cellule della pelle, è data da tumori anche gravi come il melanoma o il carcinoma squamoso, subdoli e terribili per la loro non facile individuazione.
I raggi UV hanno però anche effetti positivi, come quello di contribuire alla formazione della vitamina D, o calciferolo, altrimenti inattiva nell’organismo. Il nome stesso ci fa capire che aiuta il nostro scheletro, sia nella sua formazione, da bambini, che nella sua vecchiaia, contrastando ad esempio l’osteoporosi.
Di recente vengono emessi bollettini relativi al livello di radiazione UV o Indice UV , che dipende molto dalla nuvolosità, ma anche da altri fattori atmosferici e astronomici, con la schematizzazione dei valori in una scala da 1 a 11, divisa in 5 campi colorati, dal verde al viola.
Nella nostra estate mediterranea raramente si supera il valore 9, colore rosso, attestandosi mediamente intorno a 7-8; ma già con un valore superiore a 4 è necessario utilizzare opportune protezioni, soprattutto per coloro che hanno la pelle chiara, offerte ad esempio dalle creme solari.
In realtà è stato dimostrato che le creme solari hanno scarso effetto contro i raggi UVB, i più pericolosi perché più penetranti. Le creme dovrebbero essere utilizzate se proprio non si può fare a meno di esporsi, ad esempio per lavoro, spostamenti, o permanenza al sole per motivi di forza maggiore.
Meglio sarebbe adottare adeguati comportamenti, molto più efficaci, come ad esempio: non esporsi tra le 11 e le 15, stare all’ombra nelle ore più calde (ma non alberi o ombrelloni, che in realtà fanno molto poco, soprattutto contro i raggi UVB), usare creme protettive almeno +15 e riusarle dopo aver nuotato, lavorato o sudato, proteggere maggiormente i bambini ed evitare di usare lampade abbronzanti fino ai 18 anni.
Un ultimo consiglio: l’abbronzatura è una difesa naturale, in questo delicato momento il nostro corpo fa uno sforzo notevole per difendersi, non cerchiamo di provocarla o accelerarla, soprattutto utilizzando abbronzanti, spesso fai da te. L’effetto complessivo è quasi sempre deleterio e controproducente, anche fosse solo a livello estetico.
L’OMS ha lanciato ultimamente un allarme sulla tanoressia, una psico-patologia che, come nella più nota anoressia o bulimia, consiste in una mancanza di controllo della percezione del nostro corpo, ovvero non ci sembra mai abbastanza abbronzato, quindi ci si espone sempre di più e in maniera sempre più incontrollata.
Attenzione dunque, viva l’abbronzatura, ma anche il divertimento, i bagni, i tuffi e le passeggiate, i giochi e le serate, il mare è questo ed altro; purtroppo anche pericoli e non sempre visibili, come appunto i raggi UV.  

Autore : Giuseppe Tito

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