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I precedenti di marzo: la NEVICATA del 1986 sul nord Italia

Marzo è mese dalla fisionimia altalenante e spesso sorprendente. Anche negli anni passati la primavera si è nascosta dietro ad un sipario spesso severamente invernale

In primo piano - 6 Marzo 2008, ore 09.38

Anche se può sembrare strano, le vicende meteorologiche che noi percepiamo sono il prodotto finale di una serie di innumerevoli e complessi fattori concomitanti che tendono a incastrarsi in un determinato modo piuttosto che in un altro. Questo avvenne anche in quel lontano marzo del 1986 quando, dopo una immobilità atmosferica durata circa una settimana, i tasselli del "puzzle" iniziarono a dislocarsi velocemente, ognuno al proprio posto e nel DNA del cielo andò componendosi la parola NEVE. Una possente struttura di alta pressione abbracciava negli ultimi giorni di febbraio una vasta porzione del continente europeo dall'Islanda ai Balcani. Lungo il bordo meridionale di questo imenso lago stabile (e molto freddo) scorreva lentamente il gelido respiro proveniente dalle pianure innevate dell'est europeo il quale si portava come una pericolosa lama di ghiaccio sulle nostre regioni settentrionali. Il fiume freddo andava poi a confluire in una depressione sul Portogallo, anch'essa parcheggiata in attesa di instruzioni. Ebbene proprio alla viglia della promavera meteorologica qualcosa si mosse e il vortice iberico iniziò la sua manovra di avvicinamento alla nostra Penisola. I contrasti si fecero subito alquanto accesi. Il punto nevralgico lungo il quale le correnti fredde balcaniche provenienti da est e quelle molto più miti nord-africane che sopraggiungevano da sud-est si fronteggiavano aveva posto il suo quartier generale al di sopra del nord Italia. La notte sul 1°marzo l'aria fredda insisteva a rotolare silenziosa sulla pianura Padana mentre in altitudine andava progressivamente a sovrapporsi il respiro sciroccale tiepido e carico di umidità. Il cielo si copri velocemente e la neve non esitò a fare la sua ultima comparsa dell'anno, imbiancando anche le pianure. Quell'esordio di primavera segnò un risveglio bianco per molte città. Le prime ad accorgersi della sorpresa fuori dalle finestre furono Milano e Torino, forti dei loro -2°C. In mattinata piccole pallottoline nevose presero a scendere sempre più fitte anche a Novare e Bergamo mentre Genova partiva con una pioggia gelata al limite degli 0°C. Nel pomeriggio la svolta. Si rovescia l'aria fredda dalle quote superiori e i fiocchi imbiancano gran parte della pianura Padana, comprese, Venezia e Bologna. La tramontana scura fa miracoli ed ecco grandi fiocchi anche su Genova. L'impianto depressionario nel frattempo gira a pieno regime e la macchina perturbata aspira aria dal nord-Africa spargendo poi sulle nostre regioni centrali la sabbia raccolta sul deserto libico. Al sud invece scirocco, mareggiate e temperature miti furono tutti ingranaggi dello stesso meccanismo, quello che quel giorno decise di fare nevicare al nord.


Autore : Luca Angelini

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