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I nubifragi su Savonese e Genovesato, perchè tanta acqua tutta insieme?

Accumuli piovosi in diversi casi impressionanti, fiumi esondati, territorio in precario equilibrio idrogeologico, tutto in una manciata di ore. Cerchiamo di capire i motivi che hanno portato a questa situazione di emergenza lampo.

In primo piano - 5 Ottobre 2010, ore 09.11

Sestri Ponente allagata

Gli Americani li chiamano "flash floods", in Italia il termine può benissimo essere tradotto con "alluvioni lampo". Lampo perchè nascono apparentemente dal nulla e riversano su strette fasce di territorio ingenti quantitativi d'acqua. Era accaduto alla fine del settembre 2009 in Sicilia, nel Messinese, si è ripetuto agli inizi dell' ottobre 2010 in Liguria. Cosa scatena queste impressionanti prove di forza della natura?

Nel caso contingente, ma il discorso può essere benissimo trasposto alla maggior parte degli eventi alluvionali italiani compreso quello appena citato di Messina 2009, è stato causato in prima istanza dall'afflusso massiccio di aria calda e umida dal nord Africa, massa d'aria sospinta a forza verso l'Italia per mezzo di una corrente di bassa quota nota come Low Level Jet. Altro non è se non lo Scirocco risucchiato da un profondo centro depressionario con perno sulla Francia.

Orbene, questa massa d'aria trasporta solitamente ingenti quantitativi di energia, sotto forma di calore latente (umidità) e sensibile (temperatura), energia che si libera solo laddove sussistano forzanti che interrompano forzatamente il fluire della corrente sciroccale. E quale migliore ostacolo se non una catena montuosa?

La linea di confluenza al suolo tra lo Scirocco (freccia nera) e il rientro padano da nord (freccia gialla) che si stende esattamente sul Ponente ligure.

Ecco entrare in gioco dunque lo sbarramento imposto dall'arco appenninico ligure, fenomeno che ha costretto il sollevamento in blocco della massa d'aria caldo-umida in arrivo da sud a precedere una attivo sistema frontale freddo ( al momento degli eventi ancora sulla Francia). Da qui la maggior concentrazione dei fenomeni laddove l'Appennino ha opposto rilievi più elevati in prossimità del litorale, ossia il Savonese. Si ricorda che il Monte Beigua, perno dell'evento, si alza fin oltre i 1200 metri a pochissimi chilometri dalla linea di costa.

Ma l'evento alluvionale in questione ha potuto contare su una marcia in più; ha potuto anzitutto contare sullo scontro dello Scirocco con il rientro da est che dalla pianura piemontese correva in direzione opposta sollevandosi a sua volta sui versanti padani dell'Appennino ligure di ponente. Il valore aggiunto a questa situazione, a dir poco esplosiva, è stato però fornito dallo sviluppo di una imponente linea temporalesca multicellulare con rigenerazione sopravvento. Cosa significa? Significa che il gioco delle convergenze al suolo ha spinto nella notte su lunedì 4 ottobre un primo blocco di aria caldo-umida entro le vallate dell'Imperiese, tra le quali una delle più ampie e profonde e in collegamento con il Piemonte tramite diversi valichi posti tutti in quota, è la valle Argentina, alle spalle del Sanremese.

Schermata radar la cui riflettività tradisce la presenza di un cluster temporalesco multicellulare con rigenerazione sopravvento il cui vertice in tarda mattinata era poco al largo di Arenzano (Genova).

Qui ha preso corpo la multicella temporalesca, le cui torri convettive in sviluppo sequenziale sono state trasportate a catena verso nord-est, quindi verso il Savonese attraverso l'intero Ponente ligure, in seno alle correnti in quota, le quali fornivano oltretutto notevole tiraggio verticale per motivi dinamici. La testa del temporale si andava quindi rigenerando continuamente in loco perchè tenuta in vita dalla corrente fredda legata ai rovesci che, strisciando al suolo con direzione inversa alle correnti caldo-umide in ascesa, ha posto in essere un enorme rotore convettivo in costante equilibrio.

Ecco la rigenerazione sopravvento, meccanismo che ha conferito alla struttura temporalesca una pericolosa stazionarietà. Ecco i rovesci, ripetuti, violenti, incessanti. Ecco il devastante impatto di questi su una regione che precipita ripida verso il mare e tutti i danni che regolarmente vi si accompagnano mostrando il volto più crudo, impietoso, selvaggio e primordiale di una natura scatenata.


Autore : Luca Angelini

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