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I lettori ci scrivono, noi rispondiamo: "legge della compensazione, ignoranza giornalistica, eventi mancati"

"lo chiedo a MeteoLive". Appuntamento settimanale con l'angolo della posta.

In primo piano - 6 Luglio 2007, ore 11.42

Domanda x Alessio Grosso. Buongiorno, mi trovo sul forum a parlare della legge della compensazione che se non ricordo male in natura non esiste. Mi sembra che a tal riguardo qualche mese fa, su Meteolive, fu messo un link con una sua conferenza (non ricordo il posto), in cui parlava delle precipitazioni da sconfinamento per effetto Stau e mi sembra che poco prima parlasse della legge della compensazione. Se fosse possibile avere il link della sua conferenza, così me lo riguardo e poi nel caso lo posto agli INCREDULI forumisti. Grazie Marco RISPONDE ALESSIO GROSSO: Caro Marco, la Terra è alla perenne ricerca di un equilibrio termico ed è per questo che esiste il vento ma se lo trovasse paradossalmente cesserebbero i contrasti e non avremmo più le preziose precipitazioni che consentono la vita. Diciamo inoltre che una cosa sono i cicli climatici, e qui nell'alternanza tra caldo e freddo si può anche parlare di una sorta di compensazione, un'altra cosa sono le singole annate. I fenomeni di retroazione non si verificano in breve periodo e dunque è assurdo dire "non ha fatto freddo quest'anno allora lo farà l'anno prossimo, oppure "per sei mesi, allora la natura porrà rimedio alla siccità con piogge alluvionali". Pensi solo a cosa dovrebbero pensare gli abitanti del Sahel. Dunque la compensazione per come la intendiamo noi non esiste, esiste invece un processo naturale di equilibrio e riequilibrio climatico che il sistema utilizza per "sopravvivere". Meno male che esiste Internet, meno male che esiste Meteolive che illustra ancora la meteorologia con obiettività. Che altro dire mentre si ascolta il mare di fandonie costruite ad arte che ci raccontano in continuazione a livello mondiale, non solo italiano, i media tradizionali quali televisione e stampa, citando rapporti catastrofisti ed ignorando volutamente quelli normalizzanti, enfatizzando comunissimi e banali avvenimenti meteorologici traformandoli in calamità naturali dovute al famigerato mutamento climatico, dando la parola a ciarlatani presunti esperti, professoroni o peggio ancora politici od ex politici che dichiarano con disarmante certezza che si avvereranno le loro catastrofiche previsioni stagionali quando chiunque se ne capisca un minimo di meteo sa benissimo che oltre i quindici giorni (a volere già essere molto ottimisti) le previsioni affidabili su base modellistica lasciano il posto a interpretazioni basate principalmente su statistiche e probabilità con risibili percentuali di affidabilità. Il guaio è che il giornalista deve fare notizia e quindi descrivere catastrofi, anche se inventate, aumenta l'ascolto; se a questo aggiungiamo che il 90% dei giornalisti ha una totale ignoranza in campo meteorologico e non distingue una perturbazione da un temporale di calore il gioco è fatto. Inoltre grazie ai media è diventato un luogo comune tra la gente, che ho verificato essere vero anche parlando con molti amici e conoscenti, che il sole ed il caldo tutto l'anno ci facciano stare meglio, salvo poi potersi però ipocritamente lamentare dell'afa ed utilizzare smodatamente i condizionatori, lamentarsi della siccità, della mancanza di neve sui monti in inverno, della concentrazione di inquinanti nelle città, ecc. Grazie a siti Internet come il vostro mi auguro che tra qualche tempo si riesca a diffondere una maggiore "coscienza meteorologica" così che finiremo di essere obbligati ad ascoltare le stupidaggini che ci proprinano i media ogni giorno. Massimo Marconi RISPONDE ALESSIO GROSSO Caro Massimo, purtroppo i giornalisti di oggi sono figli della scuola di ieri, dove la meteorologia non ha mai praticamente trovato spazio. E' difficile dunque anche solo spiegare in un'intervista cosa si intende per tromba d'aria, figuriamoci sradicare i luoghi comuni. Ascoltavo proprio ieri a Radio Italia Lucio Dalla uscirsene con un messaggio di una banalità sconcertante, come se avesse un cervellino piccolo così, tanto per parafrasare una sua celebre canzone: "è estate, io detesto la pioggia, e perciò vi auguro sole, sole, sole". Ho detto tutto. La coscienza meteorologica maturerà quando Internet, a spallate, riuscirà a farsi largo anche sullo schermo televisivo, altrimenti la vedo dura. Egregio signor Grosso, mi e' capitato di leggere alcune cose riguardo all'"evento mancato" che si fosse concretizzato dal 26 gennaio 2006, fino almeno al 5 febbraio con forti nevicate specialmente tra il centro e sud italia ma che poi la situazione cambio' proprio due giorni prima, portando invece nevicate su Milano e tutto il nord, e qui da noi aria molto mite africana. chiedo se gentilmente mi potrebbe far capire come potevano andare le cose nella prima situazione citata. Grazie infinite. Thomas di Fiore- socio fondatore dell'ass. meteo aquilana- aq caput frigoris. www.caputfrigoris.it RISPONDE ALESSIO GROSSO L'avvezione fredda come ben sa puntò l'ovest del Continente abbracciando per una dozzina di ore le Alpi occidentali per poi puntare ancora più ad ovest e stimolando l'insorgenza di correnti sciroccali miti che favorirono le abbondanti nevicate in Valpadana, grazie al cuscino di aria fredda che lì giaceva. Fino a 48-72 ore prima invece l'ipotesi era che il vortice freddo prendesse addirittura la strada del Tirreno tuffandosi dalla Valle del Rodano con conseguenze chiaramente dirompenti dapprima per il nord-ovest: nevicate non più da cuscino ma da vera avvezione artica con tanto di Libeccio freddo soprattutto su Liguria e Lombardia con coinvolgimento della Toscana con un minimo depressionario al suolo in movimento dall'alto verso il medio Tirreno con neve a bassa quota gradualmente per tutte le altre regioni centrali, specie quelle del versante tirrenico. Si trattava però di una discesa rapida, alla fine minimo al suolo e vortice in quota sarebbero stati coincidenti (barotropia) sul basso Tirreno dispensando ancora neve a quote basse per Calabria e monti siculi. Probabilmente l'Adriatico non avrebbe visto molto in termini di neve. Diverso sarebbe stata la situazione se il minimo si fosse diretto verso medio e basso Adriatico ma in quei frangenti la massima concessione che voleva farci il modello a nostra disposizione era quella tirrenica, in realtà prevalse la fuga ad ovest, come già altre volte accaduto in passato.

Autore : Redazione

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