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I fiocchi nell'Aretino e in Umbria: come mai?

Umbria e Toscana orientale sono stati interessati da nevicate in massima parte impreviste soprattutto nella giornata di sabato 21. Ecco perchè.

In primo piano - 23 Marzo 2009, ore 08.17

E' doveroso stamane fare alcune considerazioni sulla recente fase di maltempo con caratteristiche invernali sull’Umbria e l’angolo orientale della Toscana, nella fattispecie la provincia di Arezzo. I modelli matematici già da giorni avevano previsto, dopo un periodo mite anticiclonico, un colpo di coda molto tosto che avrebbe preso, con maggiore rilevanza, il settore adriatico e il sud, anche se la flessione termica avrebbe riguardato tutta la Penisola. I versanti tirrenici, comprese le pedemontane di tale versante, erano viste in un primo momento esclusi dai fenomeni più rilevanti, che non fossero stati il gran vento, i cieli perlopiù soleggiati e magari qualche fiocco svolazzante o rovescio effimero. Ma la natura e la meteo, per l’ennesima volta, hanno voluto stupire tutti. Nella giornata di venerdì 20, dopo i temporali e i rovesci in un certo modo previsti, causa lo scontro fra la massa d’aria fredda in arrivo e l’aria mite e piuttosto umida preesistente, i cieli nel comparto della Toscana orientale e buona parte dell’Umbria, si presentavano perlopiù sereni, con gran vento di grecale a farla da padrona causa l’approfondimento e spostamento del minimo tirrenico dal settore centrale a quello meridionale. Ma già qualcosa non quadrava rispetto alle previsioni, visto che molte zone dell’Umbria, quelle più a ridosso della catena appenninica, stavano beneficiando di alcuni sfondamenti umidi da est, con delle nevicate fino alla bassa quota. Anche nell’aretino c’era stata la comparsa di alcuni fiocchi svolazzanti, più concreti nell’altotevere toscano. La vera sorpresa c’è stata verso le 19 del venerdì sera, quando il grecale aveva mollato un po’ la presa e il cielo si era improvvisamente coperto. In un attimo è comparsa la prima bufera di neve, che ha colpito Arezzo a più riprese, seppur intervallata da momenti asciutti e con squarci di sereno. Stessa situazione nella vicina umbria. Sfondamenti umidi da Est che addirittura colpivano la vicina Valdichiana e la Valdarno, quest’ultima poi notoriamente penalizzata in queste sinottiche dal massiccio del Pratomagno con i suoi quasi 1600m e diposto in modo tale da bloccare le correnti da nordest. Tali bufere sono durate poi tutta la notte e il giorno seguente, con attecchimenti irrisori(che non sono andati otre la spolverata) in pianura a causa delle temperature positive al suolo (la isoterma 0°, nell’aretino, era situata sopra i 400/450 m). Nel pomeriggio di sabato addirittura si sono avuti rovesci di neve con ben 4° al suolo. Più colpita dalle nevicate la vicina Umbria, con bella imbiancata su Perugia e gli altri paesi limitrofi, tutto l’Altotevere Toscano e Umbro. Imbiamcato fino al fondovalle anche il Casentino. I fenomeni sono cessati alle 18 di sabato, dopo quasi ben 24h di rovesci nevosi, bufere intervallati da pause precipitative. Come mai è avvenuto il “miracolo” dello sfondamento sul lato tirrenico? In verità non è la prima volta che accade…tutt’altro. Un motivo è il tipo di avvezione, aria di estrazione artico-marittima, molto spessa e più umida rispetto alla polare continentale, con una bella vorticità e termiche a 500 hpa di tutto rispetto. Altro motivo è il posizionamento del minimo barico al suolo, sulla Calabria tirrenica, con isobare e correnti prettamente da est su Umbria e Toscana, che ha fatto risalire aria un po’ più umida sull’adriatico. Voglio ricordare, che da questa posizione, l’appennino ad est è nel suo punto più basso di tutta la catena, quindi sfondamenti non sono impossibili e se l’aria che proviene da E è di per sé già un po’ umida, riesce a perdere questa caratteristica per strada più difficilmente. Mettiamoci pure che il nucleo con il minimo di geopotenziale a 500 hpa è passato proprio in corrispondenza della bassa toscana e umbria. Difficile ipotizzare un richiamo umido marittimo, come si potrebbe pensare a prima vista, visto che non si sono notati minimi secondari tirrenici, neppure temporanei. Oltretutto lo sfondamento non ha interessato gli altri settori tirrenici, interessando principalmente quasi tutta l'Umbria, la zona di Arezzo, parte della Valdarno, la Valdichiana, ma non arrivando oltre i monti del Chianti, non toccando il fiorentino e il senese. Situazioni molto al limite, che mettono in difficoltà i previsori che devono fare previsioni a carattere nazionale, che danno dei risultati davvero imprevisti ma che rendono questa materia davvero affascinante e piena di sorprese.

Autore : Alessandro Nardi

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