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I bellissimi di MeteoLive: ISLANDA, dove la natura è la protagonista assoluta (1^ parte)

Ricordi di un viaggio memorabile...

In primo piano - 21 Settembre 2004, ore 08.23

Il traffico del fine settimana a Reykjavik è quello che potrebbe esserci in Italia in una città come Pisa. Se ti lasci indietro la Capitale e punti verso i fiordi del nord, dopo qualche minuto il traffico, gli insediamenti umani, i simboli della tecnologia svaniscono gradualmente finchè ritrovi un contatto diretto con la natura. Tu, on the road, silenzio, interrotto solo dal passaggio di qualche pecora e dal brusio del motore della tua auto quando scali le marce. Ecco le rocce vulcaniche, le sterminate distese dei prati, le chiesette isolate vicino alle fattorie. E' facile non trovare nessuno per kilometri, e ti puoi anche fermare in mezzo alla strada a fare pic-nic, a raccogliere pietre laviche o ad accarezzare i cavalli, tanto nessuno ti dirà mai niente, nessuno si infastidirà e ti suonerà il clacson, la solidarietà tra gli automobilisti di tutto il mondo giunti in Islanda per turismo è notevole. Di colpo la strada diventa sterrata e ti chiedi perchè non l'abbiano ancora asfaltata. La risposta è semplice: dove è possibile niente asfalto. Gli Islandesi sono gente allegra, per nulla fredda o diffidente, quasi sempre disponibile a darti una mano con un inglese un po' trascinato ma tutto sommato comprensibile. Fantastico il sole di mezzanotte a Saudarkrokur che passa a nord superando l'isolotto di Drangey, con i merluzzi al porto stesi a rinsecchire, la gente che cammina per strada come fosse pieno giorno, ed infatti è pieno giorno, e non riesci subito ad abituarti. E poi eccoci ad Akureyri, che in islandese significa "la lingua sabbiosa del prato" con il suo bel giardino botanico, il negozietto di Babbo Natale, tanto verde e la neve sulle montagne circostanti. Si punta su Husavik sul Mar Glaciale Artico per vedere le balene. Al porto sembra di rivedere scene del film "la tempesta perfetta". Hai voglia di tuffarti nuovamente nell'entroterra per scoprire lo stranissimo lago Mivatn con le sue curiose rocce, e poi le fumarole, le piscine naturali di acqua calda, riecco il deserto, una deviazione porta alla cascata di Dettifoss. In tutto questo peregrinare le nuvole e il vento non sono rimaste a guardare: ecco allora una circolazione fredda da nord-est investire gradualmente la costa nord e portare aria dapprima secca, poi sempre più umida e carica di cumuli nevosi. I fiocchi cadono ad intermittenza sin quasi sul mare, siamo a fine giugno e fa sempre un certo effetto. Quando il vento soffia da nord in Islanda la parte meridionale dell'isola rimane protetta da nubi e fenomeni, avviene invece il contrario quando il vento spira dai quadranti meridionali. La prevalenza è comunque per questo secondo tipo di correnti ed infatti è lungo il versante sud che si raggiungono gli accumuli più elevati: sino a 2300mm a Vik. Si osservano comunque nubi di tutti i nubi, molte sono il risultato della tormentata orografia e assumono aspetti non propriamente comuni alle nostre latitudini, altre, come i cirri, ci sono decisamente più familiari. Ora si punta ad est e si attraversa uno scenario lunare che dura una quarantina di kilometri. Il verde e gli alberi, pochi ma ci sono, ci accolgono ad Egistadir, dove comincia la parte più emozionante del nostro viaggio. Fine prima parte.

Autore : Alessio Grosso

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