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Henrik Svensmark: il Sole è il vero regista del clima!

Secondo lo scienziato danese Henrik Svensmark, le influenze antropiche sull'attuale riscaldamento globale sono piuttosto trascurabili, mentre i raggi cosmici provenienti dallo spazio potrebbero svolgere un ruolo ben più importante.

In primo piano - 6 Maggio 2010, ore 10.13

Il riscaldamento globale, in atto dalla fine dell'ultima glaciazione, potrebbe procedere con un tasso molto più lento di quanto sostenuto sino ad ora, arrivando a far segnare una imminente inversione di tendenza.

Secondo la tesi sostenuta dallo scienziato danese Henrik Svensmark del National Space Centre, i raggi cosmici provenienti dallo spazio potrebbero svolgere un ruolo ben più importante di quanto sostenuto finora.

I raggi cosmici infatti sono una radiazione energetica proveniente dallo spazio esterno, alla quale è esposta la Terra e qualunque altro corpo celeste, nonché i satelliti e gli astronauti in passeggiata spaziale. La loro natura è molto varia (l'energia cinetica dei raggi cosmici è distribuita su quattordici ordini di grandezza), così come varia è la loro origine: il Sole, le altre stelle, fenomeni energetici come novae e supernovae, fino ad oggetti remoti e ancora misteriosi come i quasar.

Il nostro Sole tuttavia produce un tipo di raggi cosmici a bassa energia, mentre quelli provenienti dallo spazio profondo, ben più massicci, riescono a raggiungere con maggior successo gli strati più bassi della nostra atmosfera interagendo con essa. Nel corso delle tempeste solari, il nostro pianeta è investito da una tempesta di particelle provenienti dal sole ma che in realtà tende a spazzare via i raggi cosmici provenienti dal lontano cosmo, cioè quelli più energetici ed efficaci nel processo di produzione delle nubi. Si può dedurre quindi che il Sole, insieme ai raggi cosmici possano giocare un ruolo fondamentale sull'andamento climatico terrestre.

Henrik Svensmark e un team di oltre 60 scienziati provenienti hanno realizzato un esperimento su larga scala presso l'acceleratore di particelle di Ginevra con l'obbiettivo di replicare l'effetto dei raggi cosmici che colpiscono l'atmosfera. L'esperimento comprova la teoria di Svensmark, secondo la quale i raggi cosmici impattando nell'alta atmosfera dovrebbero produrre particelle cariche elettricamente.

Tali particelle potrebbero a loro volta catalizzare molecole d'acqua sino a generare nubi. La scoperta potrebbe portare ad una revisione delle teorie oggi più di moda nel campo della climatologia e forse a smussare gli animi di certi estremisti ambientalisti troppo spesso legati a movimenti politici o spinti da interessi economici.


Autore : Luca Savorani e Alessio Grosso

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