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GULP! Forse rivedranno la curva delle temperature medie globali...

Una notizia così clamorosa, se dovesse essere confermata, potrebbe tornare ad alimentare nuovi e forti dubbi sulla credibilità di tutto il sistema di campionamento ed elaborazione dei dati.

In primo piano - 14 Aprile 2009, ore 08.59

L’articolo è apparso quasi in sordina su “Le Scienze” di aprile e stranamente è finora passato inosservato agli occhi della grande macchina mediatica. Stando a quanto riportato dai due autori, due fisici dell’atmosfera dell’Università di Trento, la famosa curva delle temperature medie globali degli ultimi 150 anni, dovrà essere presto rivista. Questa curva, che oramai tutti conosciamo, anche perché diventata di recente una vera e propria icona in tema di riscaldamento globale, deriva dall’elaborazione dei valori grezzi di temperatura superficiale misurati sia da stazioni termometriche continentali che da rilevamenti marini oceanici. Ora, da questo grafico, è evidente il riscaldamento medio avvenuto nell’ultimo secolo e quantificabile grosso modo in 0,75 gradi, ma è evidente anche una fase di leggera diminuzione delle temperature successiva ad un periodo relativamente “caldo” identificabile intorno al 1940. Finora questo “inspiegabile” flesso negativo, avrebbe rappresentato un vero e proprio cruccio per i climatologi tale da non poter essere spiegato nè come conseguenza delle attività umane, né come conseguenza di una fluttuazione naturale. Ebbene, alcuni ricercatori anglostatunitensi, studiando in dettaglio i dati originali relativi a questo particolare periodo “sospetto”, si sarebbero accorti di una improvvisa diminuzione delle temperature superficiali degli oceani avvenuta nei mesi successivi all’agosto del 1945 quantificabile in circa 0,3 gradi, e sarebbero arrivati alla conclusione che tali anomalie costituiscano semplicemente un artefatto dovuto ad errori di tipo strumentale legati al metodo usato a quel tempo per rilevare la temperatura degli oceani. In effetti al tempo della seconda guerra mondiale la temperatura dell’acqua veniva misurata essenzialmente in due modi, o dopo averla prelevata con secchi in tela speciale o misurata direttamente dentro i condotti di raffreddamento dei motori delle navi. La seconda tecnica, per immaginabili motivi, fornirebbe dati viziati in positivo stimabili guardacaso fino ad anche 0,4 gradi rispetto alla prima. Nel periodo antecedente e successivo alla grande guerra i due metodi di rilevazione sarebbero stati praticati entrambi in misura grossomodo uguale, così da fornire dati che un po’ si compensavano a vicenda, ma visto che durante il conflitto le pochi navi che avrebbero continuato le rilevazioni sarebbero state praticamente tutte statunitensi, le quali utilizzavano tutte la seconda tecnica di misurazione, ecco che le temperature relativamente alte misurate in quel periodo sarebbero imputabili proprio a questo motivo. Dunque, sarebbe possibile interpretare l’aumento delle temperature medie prima, e poi l’improvviso crollo delle temperature marine superficiali della seconda metà del 1945, unicamente come risultato del passaggio a combinazioni diverse di tecniche di misura strumentali. Insomma, lo scomodo “panettone”, visibile attualmente nella curva intorno agli anni quaranta sarebbe destinato ad essere quantomeno ridimensionato, così da poter dare finalmente alla curva quella giusta pendenza costante con buona pace di tutti i più convinti “serristi”. Gli autori dell’articolo concludono ricordando giustamente che anche dopo le correzioni eventualmente apportate al grafico in questione, le conoscenze relative all’entità, rapidità, origine del riscaldamento globale non dovranno essere comunque riviste. Questo è vero, però forse non ci si è chiesti come parte della comunità scientifica e non solo, potrebbe reagire in seguito a questo ennesimo caso di conferma della estrema fragilità su cui si basano le nostre presunte certezze scientifiche in tema di clima. In effetti da questo articolo a mio avviso scaturiscono inconsapevolmente diversi dettagli su cui riflettere, che un lettore attento non dovrebbe lasciarsi sfuggire, come le immaginabili condizioni di campionamento nei decenni passati, la scarsa consistenza tecnica e numerica di questi campionamenti, così precari e grossolani, e soprattutto il fatto di come in climatologia praticamente ogni dato grezzo per essere uniformato e validato debba necessariamente essere ampiamente manipolato con algoritmi ed interpolazioni arbitrarie di tutti i tipi. Ora, siamo proprio sicuri che tutti questi “aggiustamenti” che vengono apportati continuamente siano effettivamente corretti e tengano veramente conto di tutte le possibili variabili in gioco? Infine, non sono riportati i nomi e l’appartenenza dei ricercatori angloamericani, anche se ci si potrebbe facilmente aspettare una loro provenienza dalle immediate vicinanze dell’IPCC. E così, dopo la tanto discussa curva di Mann, che riporta la temperatura media stimata degli ultimi mille anni ignorando a priori il periodo caldo medioevale e la successiva piccola Era glaciale, per dare maggior risalto possibile al trend positivo degli ultimi decenni, eccoci nuovamente di fronte a mio avviso, all’ennesimo studio dalle conclusioni quantomeno azzardate e dai metodi discutibili, stante la casistica dei dati fortemente scarsa ed inadeguata. Ma d’altra parte la climatologia, questa disciplina scientifica così affascinante e nello stesso tempo così complessa e dai meccanismi ancora in parte sconosciuti, si presta anche a questo.

Autore : Fabio Vomiero

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