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Guidi a MeteoLive: "chi fa scienza non è in guerra, ma parlare di mini era glaciale in arrivo è fuori luogo"

Intervista esclusiva di Alessio Grosso al Tenente Colonnello Guido Guidi (www.climatemonitor.it) su presunte mini ere glaciali in arrivo, riscaldamento globale.

In primo piano - 10 Giugno 2013, ore 08.22

Il Tenente Colonnello Guido Guidi in una foto d'archivio
GROSSO: Ten. Colonnello Guidi, sono piombate come un fulmine a cielo (quasi) sereno le dichiarazioni del Colonnello Ernani circa una possibile prossima mini era glaciale, con segnali più evidenti tra il 2035 ed il 2045. Questa prospettiva ci viene tracciata in base alla valutazione dell’arresto nella crescita delle temperature intervenuto tra il 1997 ed il periodo attuale, a causa della bassa attività solare. La regia del clima è davvero solo affidata all’attività solare?
GUIDI: No. Il Sole è l’unica fonte di energia del sistema, ma le dinamiche con cui questa viene gestita e ridistribuita all’interno del sistema stesso rendono questo rapporto causale tutt’altro che diretto e, soprattutto, non generalizzabile sulla scala spaziale. Parlare poi di era glaciale, anche se mini, è piuttosto fuori luogo e di sapore puramente mediatico, ove non propagandistico. Se il riferimento è la PEG e la contestuale documentata attività solare molto bassa, si dovrebbe spiegare che pur in un contesto di generale raffreddamento, questo ha avuto luogo come sempre in modo piuttosto disomogeneo ed è stato comunque in termini quantitativi circa un ordine di grandezza inferiore a quello di una era glaciale vera e propria, con tutte le enormi differenze che questo comporta che, con riferimento alla scala temporale, sono ancora molto maggiori. Le previsioni sull’attività solare poi, sono ancora più incerte di quelle climatiche, perciò anche lì ci vuole davvero tanta prudenza. Certo, ci sono segnali che questa sorta di rallentamento dell’attività solare possa continuare e se così dovesse essere le dinamiche climatiche ne risentiranno, ma occorre tener conto anche del fatto che la situazione, rispetto al periodo della PEG, è molto cambiata. C’è un contributo antropico che se con riferimento ai gas serra è probabilmente largamente sovrastimato, in termini di uso del suolo e quindi afferibile specialmente alle zone più densamente urbanizzate è senz’altro significativo; e ci sono le dinamiche oceaniche multidecadali che possono fare la differenza, sommando o sottraendo potenziale ad una eventuale diminuzione delle temperature, in modo molto simile a come hanno prima dato e poi sottratto un contributo decisivo all’andamento delle temperature medie superficiali delle ultime decadi.

GROSSO: Anche dando credito alle dichiarazioni di Ernani pare difficile pensare che in così pochi anni i ghiacciai europei, vista la loro situazione attuale, possano tornare a spingersi di alcuni gradi di latitudine più a sud. Non credi?
GUIDI: Anche su questo, derivare da situazioni già molto incerte apprezzamenti quantitativi dei loro effetti aumenta il livello di incertezza così tanto da consigliare di non affrontare proprio l’argomento, a meno di non voler commettere lo stesso errore di chi dieci anni fa diceva che le future generazioni, compresa quindi quella attuale, non avrebbero conosciuto la neve.

GROSSO: Osservando il comportamento generale dei media, si ha come l’impressione che il caldo non faccia più audience. Per anni i sostenitori del riscaldamento globale indotto dall’uomo (AGW) hanno dipinto gli scenari più catastrofici finendo per guadagnare spesso le prime pagine dei giornali, ora che le loro verità, solo apparentemente apodittiche, sembrano in qualche modo vacillare, è calato un silenzio quasi imbarazzante. Stanno solo preparando la controffensiva, oppure sono realmente spiazzati di fronte ad un comportamento dell’atmosfera che non si attendevano?
GUIDI: Occorre fare una separazione. Chi fa scienza non è in guerra, quindi nemmeno fa strategia. Chi ha fatto e fa propaganda e se tra questi ci sono degli scienziati è un problema più che altro etico, ha commesso l’errore di andare molto oltre quello che la conoscenza poteva permettere. Il disfacimento climatico non è mai stato credibile, né quando le temperature salivano, né ora che hanno smesso di farlo in modo statisticamente significativo, perché parlare di AGW nelle ondate di calore è speculativo, dire che fa freddo perché fa caldo è piuttosto comico. Eppure è successo anche questo. Il disinteresse dei media poi andrebbe opportunamente filtrato. Da un lato certamente si sono attenuate le voci di pura propaganda, perché la differenza tra le dinamiche climatiche prospettate dai modelli e quelle reali sta effettivamente crescendo, al punto di uscire fuori anche dai margini dell’incertezza delle proiezioni per entrare nel campo dell’errore vero e proprio. Dall’altro altri fattori contingenti, come la crisi economica e il conseguente venir meno dell’entusiasmo politico sui temi del clima – temi molto costosi e tutt’altro che definiti – ha indotto il mondo dell’informazione ad adeguarsi, con un comportamento molto simile a quello che lo aveva portato ad abbracciare senza riserve la propaganda catastrofista.

GROSSO: Da anni climate monitor (www.climatemonitor.itsi batte per fornire un’informazione sul cambiamento climatico a 360° e non solo parziale e faziosa; del resto sono i dati a parlare ed essi ci indicano che la CO2 prodotta dall’uomo con le sue attività è davvero trascurabile, rispetto a quella prodotta in milioni di anni in natura, da piante, oceani, vulcani, depositi di torba, etc, mentre assai più rilevante risulterebbe quella prodotta dall’evaporazione delle acque oceaniche. Oltretutto si continua a legare la crescita della temperatura a quella della CO2, negando aprioristicamente che in realtà le due cose potrebbero risultare completamente slegate, come dimostra ad esempio l’andamento delle due curve di crescita nel periodo a cavallo della grande depressione economica del 1929. In questi ultimi anni ritieni che la popolazione abbia preso maggiore coscienza che sul riscaldamento globale sono state raccontate molte falsità per sostenere il business delle energie alternative?
GUIDIIn termini quantitativi la CO2 prodotta dalle attività umane, pur abbondante, è senz’altro trascurabile rispetto alla quantità assoluta, ma non è questo il punto, perché l’anidride carbonica ha il suo ruolo ed il suo peso. Quindi anche quella immessa dall’uomo non può essere slegata dalle dinamiche della temperatura. Sembra però, soprattutto grazie alla ricerca più recente, che la sensibilità del sistema alle variazioni della sua concentrazione contenute nei limiti di quelle umane, sia più bassa , e non di poco, di quella per esempio definita dall’ultimo report IPCC del 2007. Circa la coscienza della popolazione, è solo un problema di informazione, che in un modo o nell’altro deve essere fatta correttamente, rifuggendo da ogni genere di propaganda. Ho già detto e ripeto che non credo siano state raccontate falsità ma che si sia data troppa fiducia ad un livello di conoscenza delle cose che non lo meritava, né lo merita ora, e questo, almeno per me sgombera il campo da ogni genere di complottismo. Che poi siano stati commessi errori molto gravi e si sia inseguito come sempre il massimo del profitto nel più breve tempo possibile generando l’ennesima bolla speculativa è piuttosto palese, ma questa è un’altra storia.

GROSSO Le stagioni sempre più tormentate che sta vivendo il Regno Unito, il ritorno di rilevanti episodi nevosi sul nostro Paese nel periodo invernale, dopo i lunghi e preoccupanti periodi di staticità anticiclonica a cavallo tra gli anni 80 e 90, la latitanza dell’anticiclone delle Azzorre anche nel periodo estivo, pur compensati dalle offensive di quello africano, sono tutti segnali riconducibili a mini “cicli barici” o rispondono a qualche altro disegno rispetto al quale è possibile spendere qualche parola?
GUIDI: Dimentichiamoci per un attimo eventuali fattori di forcing, siano essi esogeni o endogeni. Le dinamiche del clima dipendono dalla distribuzione del calore operata dagli oceani e dall’atmosfera, che agiscono comunque in modo da influenzarsi vicendevolmente. Molto grossolanamente, nei periodi di riscaldamento il fronte polare si alza di latitudine, viceversa in quelli di raffreddamento. Ma non stiamo parlando di variazioni stagionali, quali quelle che rendono un anno diverso dall’altro, è un meccanismo molto più lento e anche molto meno evidente, ma sufficiente ad innescare poi altre dinamiche quali la persistenza dell’innevamento, la distribuzione delle piogge etc etc. In queste cose ci sono delle ciclicità a diverse scale temporali, di molte delle quali abbiamo solo l’idea e dati decisamente troppo scarsi. Certamente, qualcosa è cambiato rispetto alla fine del secolo scorso, ma sarebbe meglio dire ri-cambiato, per esempio rispetto al secondo dopoguerra e così via, perché, se ancora non fosse chiaro, il clima cambia comunque da sempre.

GROSSO non pensa che una forte attività vulcanica sottomarina presente nella zona polare sia alla base dell’assottigliamento della coltre ghiacciata, molto più del rialzo delle temperature globali, così come sostiene il nostro geologo Giuseppe Tito? 
GUIDI: Su questo veramente non mi pronuncio, non è un argomento che ho approfondito. Penso però che le dinamiche termiche e circolatorie sia oceaniche che atmosferiche possano già di per se giustificare quanto sta accadendo nell’artico, a prescindere dalle cause del loro innesco e, soprattutto, tenendo ben presente che sul polo opposto sta accadendo il contrario, cioè, l’estensione del ghiaccio marino, con l’esclusione della Penisola Antartica, sta crescendo. C’è ancora molta strada da fare. 
 
Ringraziamo come sempre Guido Guidi (www.climatemonitor.it) per la sua disponibilità, simpatia e professionalità.


Autore : Redazione di MeteoLive.it

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