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GROSSO: "quando mi tiravano le PIETRE, ora è cambiato il vento"

Anche la concorrenza scopre che non è più di moda parlar male del clima caldo e dare sempre tutte le colpe all'uomo.

In primo piano - 17 Novembre 2009, ore 08.37

MeteoLive, soprattutto nella persona del sottoscritto, è stato il primo ad andare controcorrente sul Global Warming, ormai da diversi anni. Quando scrissi che non tutto il male viene per nuocere, che il clima seguiva un suo ciclo naturale e che l'influenza dell'uomo poteva essere più o meno marginale, subito, per non discostarsi dall'ortodossia corrente, mi lanciarono le pietre: giovani, meno giovani, lettori occasionali, ma anche accademici, (si scomodarono professoroni), molti altri invece solidarizzarono: finalmente, dissero, una voce fuori dal coro. Oggi, ad almeno 5 anni di distanza dalle crociate contro il catastrofismo serrista, qualcuno scopre che se il Pianeta dovesse vivere una fase calda avrebbe più da guadagnarci che da perderci. Fa considerazioni che personalmente riportai già nel 2005, scandalizzando i benpensanti della rete, spesso ventenni nati ieri che chiesero a gran voce la mia testa. Adesso dire che con il riscaldamento globale aumenterà la ricchezza e la prospettiva di vita trova quasi tutti d'accordo. Ora che tutti hanno scoperto che la comunità scientifica non è un coro unanime, ma si diversifica in molte correnti di pensiero, la concorrenza ha deciso di cambiare linea editoriale. Ora non pendono più dalle labbra dell'IPCC, ma incredibilmente ragionano. Hanno smesso di farsi 24 ore di orge modellistiche alla ricerca del freddo perduto e si sono letti qualche libro di economia. Certo, inquinare fa male alla salute, ma andatelo a dire ai Paesi in via di sviluppo: vogliono anche loro godersi un po' di benessere, sono stufi delle cloache in cui sono stati costretti a passare la loro vita, hanno voglia di riscatto e se ne strafregano di un po' di CO2 gettata nell'aria. Ci penseranno quando staranno meglio, proprio come abbiamo fatto noi, quando la natura non era nostra amica, quando per difenderci dal freddo non esitavamo a far fuori foreste intere. Altro che sperare nei -30°C da buoni bamboccioni, al caldo dietro la scrivania di casa. Gli italiani il freddo l'hanno sofferto davvero e più della metà di loro adora vivere al caldo. Certo, spero anch'io che nevichi ancora per tutti gli inverni che Dio mi concederà ancora di vivere, ma se così non dovesse essere, mi rassegnerò. Spero anch'io in un futuro in cui la gente si ammali meno di cancro e di leucemia, ma credo tutto dipenda dai fondi investiti per la ricerca, più che da un cambiamento totale degli stili di vita, davvero impensabile ormai. Certo il caldo porta con sè tutta una serie di conseguenze, alcune negative, altre positive, ma a conti fatti forse conviene di più. Uno sforzo per inquinare di meno è assolutamente indispensabile, ma indietro non si torna, vedo che finalmente l'ha capito anche la concorrenza.

Autore : Alessio Grosso

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