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Grosso "privato": "a 5 anni i primi fiocchi dietro i vetri"

A grande richiesta, dopo ripetute insistenze dei lettori la redazione ha realizzato un'intervista diversa con Alessio Grosso, vi racconteremo di un Grosso privato, che pochi conoscono

In primo piano - 10 Luglio 2009, ore 09.38

REDAZIONE: allora Grosso, per la prima volta parliamo di lei in modo un po' diverso dal solito su precisa richiesta dei lettori. Siamo alla vigilia della sua prima importantissima serata a CAMPO TURES di lunedì 13 luglio (BZ) presso la sala comunale in cui lei ha preparato una relazione bilingue sul cambiamento climatico. GROSSO: si, sarà con me l'amico biologo Patrick Eder che fungerà anche da dolmetscher, cioè da traduttore e mi farà molto piacere parlare della mia terra d'adozione a tutti i sudtirolesi ma anche ai numerosi turisti che mi aspetto di vedere, mostreremo anche tante fotografie e filmati storici. REDAZIONE: quando è cominciata la sua passione per la meteorologia? GROSSO: presto, molto presto. A 5 anni osservavo i primi grossi fiocchi di neve dietro i vetri della mia abitazione milanese con grande entusiasmo, ne sceglievo uno e ne seguivo la traiettoria sino al suolo, poi passavo ad un altro senza mai stancarmi e per accertarmi che la nevicata sarebbe continuata a lungo guardavo fisso il cielo grigio, dove quando nevica molto i fiocchi si distinguono nitidamente. REDAZIONE: ma la sua passione era limitata alla neve? GROSSO: assolutamente no. Mi piaceva moltissimo anche la nebbia, che una volta in Valpadana era davvero fitta e frequente. Mi piaceva vederla arrivare dai Navigli. Abitavo all'ottavo piano allora e dominavo la città. E' molto importante se abiti in una grande città poter godere di un buon punto di osservazione. Nelle belle giornate vedevo il Resegone, il Gruppo del Rosa, l'Appennino ligure, ho imparato a riconoscere così il muro del Foehn, l'intensità di un temporale, l'arrivo del favonio, e appunto l'approssimarsi della nebbia. Per il vento mi orientavo con gli alberi, qualche bandiera e naturalmente la direzione in cui procedevano le nubi. REDAZIONE: di temporali ne avrà visti molti, se ne ricorda uno in particolare che è rimasto nel suo cuore? GROSSO: uh tantissimi, a Milano in primavera soprattutto ma anche in agosto ho assistito a temporali di grande intensità. Io sono però più affezionato a quelli mancati, quelli che ci sfioravano e sfilavano via. Il ricordo più nitido è di un temporale notturno in movimento dal comasco verso la Brianza in una caldissima notte del luglio 83. Non c'era un filo d'aria, l'afa era insopportabile, nessuno o quasi ai tempi aveva il condizionatore. Tutti avevano le finestre aperte e si sentiva a volte russare persino il vicino di casa. Di colpo partì il brontolio del temporale, sempre più convinto. Ecco folate di vento improvvise. Tutti in piedi. Grande illusione perchè caddero solo pochi goccioloni. Io non mi rassegnavo e continuavo a sperare, un'attesa vana che ancora mi tormenta qualche volta. A scuola ci scrissi anche un tema: la frescura mancata, la professoressa delle medie apprezzò. REDAZIONE: a proposito di insegnanti, lei ha fatto molte esperienze di insegnamento; con scuola natura ha portato centinaia di ragazzi in montagna, cosa le è rimasto di quella esperienza? GROSSO: tantissimo, 11 anni di insegnamento mi hanno dato tanto in termini di crescita personale e anche sul piano umano. Ho ancora decine di ragazzi che sono rimasti in contatto con me e ricordano con piacere ma anche con nostalgia quegli anni. Si ricordano soprattutto le fughe sui monti prima dei temporali. C'erano tante comitive che, ignare del maltempo in arrivo rimanevano magari all'alpeggio, i miei ragazzi li portavo giù prima, loro rognavano un po' ma poi erano contenti che la loro guida avesse azzeccato l'arrivo di tuoni e fulmini. Una volta invece si spaventarono molto per la nebbia di pendio mentre sciavamo. Non si vedeva nulla, intimai loro di sedersi sulla neve e di aspettare, guardandosi addosso per trovare i colori e sentirsi più tranquilli. Così fecero ma colsero nella mia voce un po' di ansia e spesso me lo ricordano quando mi scrivono. Sorrido. REDAZIONE: poi c'è stata l'esperienza con MeteoLive... GROSSO: si, una grande fatica supportata però da una grande passione che sono riuscito a trasformare in lavoro, cosa non facile al giorno d'oggi. Milioni di persone fanno un lavoro che non li soddisfa, mi ritengo fortunato, questo aiuta a sopportare la fatica. REDAZIONE: lei ha un'idea molto precisa dell'influenza antropica sull'ambiente che ovviamente è un po' la linea che sposa MeteoLive. Non era più facile, visto l'andazzo in Italia, far finta di nulla e schierarsi con la corrente ambientalista? GROSSO: si certo, ma non mi sarei sentito a posto con la mia coscienza. Proprio perchè ho a cuore questa causa che voglio far aprire gli occhi alla gente su questa tematica così delicata. Non mi pento di nulla quindi, anche se sarà la storia, tra molto tempo, non certo domani, a dirci chi aveva ragione.

Autore : Redazione MeteoLive.it

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