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GROENLANDIA: brutte notizie dal mondo dei ghiacci

Gli ultimi dati dei satelliti polari della NASA mostrano che la riduzione della estensione del ghiaccio complessivo artico, soprattutto nella stagione estiva, si è portata in questi ultimi anni a valori superiori al 10% per decennio

In primo piano - 21 Settembre 2006, ore 08.10

Il permafrost artico, soprattutto nelle aree dell'Alaska, del Canada settentrionale e del nord della Siberia, è in progressivo scongelamento ed il limite meridionale di ghiaccio permanente si è spostato di molte decine di km verso nord. Questo scongelamento accelera il riscaldamento climatico in atto, dal momento che viene liberato in atmosfera il metano (un gas serra con potere riscaldante 21 volte superiore a quello dell'anidride carbonica), che era rimasto ibernato nel permafrost sotto forma di idrati di metano dopo l'ultimo periodo interglaciale (100 mila anni fa circa). In questo contesto, i ghiacci della Groenlandia che, come quelli antartici, poggiano su una piattaforma continentale, sembrava giocassero un ruolo più marginale rispetto alla calotta artica in fase di più rapida liquefazione. Molti dati sperimentali, infatti, mostravano che mentre i ghiacciai della fascia costiera o, comunque, posti a quote inferiori ai 1500 metri erano in progressivo sgretolamento, i ghiacciai più interni erano, invece, in accrescimento. Nel bilancio complessivo fra perdite ed accrescimenti, non era chiaro a quanto potevano ammontare le perdite totali effettive di ghiaccio. Ora, in un recente articolo di Science, alcuni ricercatori americani hanno rianalizzato lo stato complessivo di tutto il ghiaccio della Groenlandia negli ultimi 10 anni, utilizzando tecniche di osservazione dallo spazio (satelliti: ERS-1, ERS 2, Radarsat, Envisat, ecc) e sono arrivati alla conclusione che il bilancio, non solo è negativo, cioè prevale nettamente la fusione dei ghiacci, ma è aldilà di ciò che si poteva immaginare. Il flusso d'acqua dolce complessivo proveniente dalla fusione dei ghiacci della Groenlandia è pari attualmente a circa 220 km cubici per anno, un valore questo che è quasi 2,5 volte quello misurato nel 1996 (circa 90 km cubici per anno), e circa 1,5 volte quello misurato nel 2000 (che si aggirava sui 140 km cubici per anno). I ghiacciai del versante orientale e sud orientale della Groenlandia, a causa del forte riscaldamento che sta subendo l'Atlantico settentrionale, sono in una fase di fusione più accelerata rispetto a quelli del versante occidentale. La massiccia immissione di acqua dolce riversata in mare, non solo a causa dello scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e quelli continentali artici (Alaska, Canada, Siberia settetrionale), ma anche per le maggiori portate dei fiumi artici, ingrossati dalle aumentate precipitazioni atmosferiche, modificherà la concentrazione salina delle acque marine del nord Atlantico. E se la velocità di immissione di acqua dolce sarà superiore alla velocità di diluizione e di omogeneizzazione con le acqua più salate dell'Atlantico centro meridionale, si creerà una differenza, o un gradiente, di salinità tra le acque dell'Atlantico del nord e quelle dell'Atlantico del centro sud, con ripercussioni anche rilevanti sulla stabilità della corrente del Golfo.

Autore : Vincenzo Ferrara

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