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Global Warming, nuovi studi scagionano l'Uomo

Le oscillazioni periodiche delle anomalie termiche degli oceani di quelle pressorie dell'atmosfera, imputate secondo alcune teorie al riscaldamento prodotto dall'Uomo, si sono verificate invece pari pari perfino nel Cretaceo.

In primo piano - 5 Marzo 2011, ore 09.43

Global Warming, istruzioni per l'uso. Dovremmo tutti quanti avere un manuale per poter capire esattamente di cosa si tratta, da dove arriva e dove ci porterà. Ma questo manuale, a dire il vero, lo abbiamo già: è la storia della climatologia. Diversi studi si sono concentrati sull'argomento per poter comprendere le origini di questa fase di riscaldamento che, ricordiamo, si è avviata con vari saliscendi fin dalla seconda metà dell'800.

Nell'ultimo ventennio, con l'evidente accelerata di questo riscaldamento, alcuni canali scientifici hanno additato l'Uomo e le sue emissioni di CO2 quali responsabili unici di questo surplus di energia che il Pianeta non sarebbe in grado di smaltire. In realtà diversi studi hanno smentito queste tesi, tanto che si sono generate diverse schiere di opinionisti, con gli scettici da una parte e i serristi dall'altra. Chi sono i serristi? Sono i sostenitori dell'effetto serra creato dalle emissioni nocive dell'attività antropica, i quali basano il loro pensiero sui risultati forniti dall'ente intergovernativo fondato dall'ONU noto come IPCC. La punta di diamante delle loro teorie sarebbe basata sul fatto che il riscaldamento attuale, non solo sarebbe il più elevato di sempre, ma sarebbe aumentato nell'ultimo ventennio a velocità mai riscontrate prima, soprattutto a livello delle calotte polari. 

Gli scettici sono coloro i quali invece hanno in mano altri studi i quali rivelano tutto il contrario. Primi fra tutti i dati secondo i quali, senza neanche andare indietro di molto, quindi già nel Medio Evo, si sarebbero registrate temperature globali simili alle attuali. Secondo: le variazioni climatiche polari avrebbero già in passato subito variazioni repentine come le attuali.

Quest'ultimo dato è il risultato di un recente studio condotto dai ricercatori del National Oceanography Center, capeggiati dal Professor Alan Kemp. Secondo tali studi, condotti sui sedimenti marini polari (nell'immagine a fianco), le altalene climatiche del Pianeta si rifanno essenzialmente a due grandi oscillazioni che coinvolgono in modo sinergico gli oceani da una parte e l'atmosfera dall'altra. In particolare è stato appurato che il ciclo dell'ENSO, ovvero l'avvicendarsi del Nino e della  Nina nel Pacifico tropicale, non ha alcun legame con le influenze antropiche e può trasmettersi in via naturale alle latitudini artiche dove va a forzare la consistenza del vortice polare e quindi la circolazione generale dell'atmosfera.

Queste variazioni, ritenute dai sostenitori del riscaldamento planetario esclusivamente di origine antropica, sarebbero infatti già avvenute fin nel Cretaceo, periodo che è stato possibile studiare grazie a vari proxi (metodi) di ricerca tra cui appunto quello del sedimenti marini. La cosa sorprendente è che dalle rilevazioni effettuate, pubblicate dall'equipe del professor Kemp su Geophysical Research Letters, le oscillazioni climatiche polari si sarebbero verificate con la medesima tempistica attuale, il che fa crollare senza più indugi anche l'ultima delle tesi finora insolute, cavallo di battaglia dei serristi, quella della velocità dei cambiamenti climatici. L'Uomo verrebbe pertanto scagionato "per non aver commesso il fatto".


Autore : Luca Angelini

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