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Global Warming: la fusione del permafrost potrebbe liberare anidride carbonica e metano

Il riscaldamento delle temperature potrebbe mettere in gioco nuove quantità di anidride carbonica e gas metano nell'atmosfera, contribuendo ulteriormente all'effetto serra. Ecco cosa emerge da uno studio pubblicato dall'Università britannica di Oxford.

In primo piano - 11 Gennaio 2020, ore 17.40

Stiamo vivendo un'epoca di profondi cambiamenti climatici, importanti modifiche della circolazione atmosferica, portano masse d'aria tiepide a conquistare latitudini sempre più settentrionali e per un periodo di tempo sempre più lungo. L'aumento eccessivo della temperatura rischia di avere drammatiche conseguenze sul permafrost, il suolo perennemente ghiacciato che ricopre vastissime superfici della Siberia, del Canada e dell'Alaska. Lo scioglimento del permafrost, oltre a rendere il terreno instabile, potrebbe liberare enormi quantità di anidride carbonica, contribuendo ulteriormente all'effetto serra.

 

Questo allarme è stato lanciato da una ricerca dell'Università britannica di Oxford. Il team di lavoro è stato guidato da Gideon Henderson, i ricercatori hanno ricostruito periodi del passato nei quali il permafrost ha subito importanti tassi di ritiro, osservando che questi eventi di ritiro del permafrost sono coincisi con lo scioglimento del ghiaccio marino. Questi importanti eventi di fusione, si sono verificati durante i periodi interglaciali ma al giorno d'oggi il processo di fusione sembra procedere molto più velocemente.

 

 

Lo studio ha potuto mettere in evidenza come eventi importanti di fusione del ghiaccio Artico, come si stanno verificando in quest'epoca, possono accelerare lo scioglimento del permafrost, in primis quello che si trova su gran parte della Siberia.

Grazie anche allo studio di alcune stalattiti e stalagmiti di ghiaccio, presenti all'interno delle grotte siberiane, i ricercatori sono riusciti a trovare una correlazione tra l'assenza di ghiaccio artico ed un maggiore trasferimento di calore ed umidità dall'oceano all'atmosfera, un elemento che in passato ha fatto aumentare le nevicate della Siberia durante i mesi autunnali.

 

 

A sua volta, la neve che funziona come un buon isolante dal freddo estremo invernale, ha fatto alzare le temperature del suolo, rendendo il permafrost instabile. Quindi la presenza di maggiori coperture nevose al suolo, potrebbero essere particolarmente dannose sullo stato di salute del permafrost. In alcune zone del mondo, come in Siberia, il permafrost intrappola quantità considerevoli metano, un potente gas serra che se fosse liberato in atmosfera in grandi quantità, potrebbe contribuire ulteriormente all'aumento della temperatura media globale. 

 

 


Autore : William Demasi

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