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Global warming: i dubbi restano, anzi aumentano

Un aumento anche di diversi gradi di temperatura sarebbe davvero un flagello per la Terra?

In primo piano - 24 Settembre 2013, ore 16.34

Qui non si sta discutendo se inquinare faccia bene o no al Pianeta, perchè è ovvio che faccia male ed altrettanto ovvio che la popolazione rimane inerme, ma certamente preoccupata, di fronte allo scempio ambientale che si sta perpetrando su molte aree della Terra, dalle più vicine a noi a quelle più remote.

Qui si discute del fatto che l'aumento delle temperature previsto così repentino nei prossimi anni, forzato secondo la Commissione Onu per i cambiamenti climatici (IPCC) in maniera determinante dalle attività umane, costituisca o meno un flagello per la Terra. Chiaro che se si verificasse nella forma indicata, con una forbice che prevede un rialzo che potrebbe andare dai +3.7°C sino ai +6°C entro la fine del secolo, le conseguenze sarebbero gravi, anche se il genere umano comunque sopravviverebbe cercando comunque di adattarsi, ma certamente di fronte ad inevitabili cambiamenti nello stile di vita, nei luoghi stessi della vita.

Si assisterebbe probabilmente a migrazioni di massa, al cambiamento delle colture agricolture, allo spostamento della fascia temperata molto più a nord, anche se paradossalmente forse rinverdirebbe il deserto del Sahara, che già verde lo è stato durante una precedente fase climatica calda.

Si, perchè la Terra ha già attraversato momenti più caldi o altrettanto caldi come quelli che stiamo e staremmo ulteriormente per sperimentare, sia pure caratterizzati da riscaldamenti meno repentini, bensì più graduali, giacchè non c'erano anidride carbonica e metano a forzare la mano.

Si chiede uno sforzo ai governi, ma non tutti i governi ci sentono, soprattutto quelli dei Paesi in via di sviluppo, che grazie ai combustibili fossili stanno cercando di colmare il gap che li divide dal mondo occidentale. Sarebbe un dovere di tutti adoperarsi per ridurre l'impatto ambientale della nostra presenza sulla Terra e cercare di vivere in un mondo meno avvelenato, ma come sapete intorno all'oro nero e anche a certe energie cosiddette alternative, ruotano interessi così forti, che tutto sembra farsi maledettamente complesso. In più, come già ribadito stamane è arrivata la crisi economica a far passare in secondo piano l'importanza di una politica ambientale rispettosa dell'ambiente.

Quello che però continua a non convincere sono i toni da tregenda di questi signori dell'IPCC, che vorrebbero la Terra sull'orlo del baratro, da salvare nell'arco di 10 anni, altrimenti interverrebbe chissà quale catastrofe.

Non è corretto disprezzare chi tenta di ottenere spiegazioni plausibili di fronte a granitiche certezze, che prevedevano sino a qualche tempo fa che entro il 2020 i ghiacciai alpini si sarebbero fusi, che le temperature sarebbero salite senza sosta, che i livelli dei mari si sarebbero alzati progressivamente, etc.

Ora, di fronte ad una stasi termica di circa 17 anni, si dice che fa parte della variabilità climatica, che si tratta di un periodo modesto per riconoscere eventuali errori nelle simulazioni modellistiche, tutto giusto, ma allora anche il periodo sin qui considerato per le valutazioni di aumento (meno di 100 anni) non è altrettanto modesto in ambito climatologico? Non è altrettanto vero che potremmo semplicemente stare assistendo ad un riassestamento climatico naturale facente seguito alla piccola era glaciale (1450-1850) e che ci riporterebbe a sperimentare il clima dell'optimum climatico medioevale (800-1450)? 

Perchè siamo così certi che il riscaldamento odierno sia figlio di una forzatura quando spesso temperatura e aumento della concentrazione di gas serra non sono andati per la stessa strada? Se dobbiamo dire tutto il male possibile delle attività umane e sfruttiamo questa occasione del clima che andrebbe in malora per convincere la gente dei "piani alti", non quella della strada, a cambiare completamente mentalità e attività per fare soldi, allora ci può anche star bene, ma la questione global warming non va vinta a colpi di censura su chi sta obiettando civilmente sui metodi scientifici di valutazione di questo riscaldamento.


Autore : Alessio Grosso

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