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GLOBAL WARMING: dati preoccupanti in arrivo dall'Artico ma vi sono anche delle inversioni di tendenza

Negli ultimi decenni il clima dell'Artico si è surriscaldato in maniera preoccupante, abbiamo però un dato in controtendenza rappresentato dalla media delle temperature nell'area siberiana. Cosa sta succedendo alla circolazione atmosferica di questi ultimi decenni?

In primo piano - 29 Dicembre 2017, ore 17.00

Le dinamiche atmosferiche di questi ultimi decenni non mancano di stupire scienziati di tutto il mondo che hanno la possibilità di studiare una serie di modifiche importanti nella circolazione atmosferica. Con tutta probabilità, queste modifiche trovano risposta in un surriscaldamento della temperatura globale. Non tutte le aree del globo si scaldano in egual misura, in tal senso le aree più sofferenti sono senza dubbio rappresentate dalla fascia dei climi polari e subpolari, laddove registriamo soprattutto nell'ultimo decennio, scarti positivi di temperatura sino a +5°C 

Non è un caso che la temperatura sia aumentata in modo così drammatico proprio in questa zona del globo: il fenomeno è stato già ampiamente descritto col termine di "Amplificazione Artica", ma di cosa si tratta esattamente? L'aumento della temperatura globale ha portato ad uno scioglimento della banchisa artica oltre che una drastica riduzione delle superfici innevate. Diminuendo la superficie innevata, viene accentuato l'aumento della temperatura poichè i raggi infrarossi del sole non vengono più riflessi verso lo spazio bensì assorbiti dalle superfici scure del terreno

In tal modo su queste regioni non abbiamo soltanto l'effetto portato dal cosiddetto Global Warming ma dobbiamo considerare l'aumento determinato proprio dallo scioglimento dei ghiacci. Riducendosi la superficie riflettente, viene inibito l'effetto albedo, promuovendo un aumento vistoso della temperatura. Come un cane che si morde la coda, sciogliendosi sempre più ghiaccio, si crea un effetto domino, un circolo vizioso difficile da interrompere. 

Una buona responsabilità di questo drastico calo della superficie innevata/ghiacciata è da ricercare non solo nell'aumento globale delle temperature che scandisce ogni periodo dell'anno ma anche nelle dinamiche estive che sovente portano alle latitudini artiche, ingenti quantitativi di aria calda che poi non riescono ad essere smaltite durante l'autunno, prolungando i periodi di ablazione del ghiaccio. 

In questo quadro preoccupante vi sono tuttavia dei dati in controtendenza; pressappoco nell'ultimo ventennio troviamo infatti una diminuzione delle temperature medie sul comparto euroasiatico e più precisamente nelle zone interne a clima tipicamente continentale della Siberia centrale ed orientale, inclusa una buona parte della Mongolia.

La diminuzione media della temperatura potrebbe essere spiegata in un calo nell'incidenza dei venti temperati occidentali che su queste zone remote del pianeta, possono sopraggiungere assai indebolite. Con tutta probabilità, negli ultimi anni, in virtù di una circolazione sovente caratterizzata da una spiccata "meridianizzazione" (scambi intensi di calore nord-sud), tali correnti vi giungono ancor più sporadicamente, agevolando in loco delle massiccie inversioni termiche. 

Questo elemento di notevole rilievo dimostra che, pur in quadro generale improntato al riscaldamento, la circolazione atmosferica sia intrisa di moltissime sfumature e nei suoi sviluppi segua una logica non lineare. 

Nel frattempo le previsioni per il futuro, secondo alcune stime non certo ottimistiche, mettono ancora in luce un riscaldamento globale delle temperature. Tuttavia i modelli matematici sui quali basiamo queste linee di tendenza a lunghissimo periodo, non possono valutare con esattezza l'impatto che una modifica della circolazione su larga scala può portare in ambito locale.

Stiamo parlandovi di un campo sterminato di studio in cui i punti interrogativi sono molti, le risposte a queste domande sempre troppo poche, i colpi di scena dietro l'angolo. 


Autore : William Demasi

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