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Global warming: è anche colpa dei movimenti della terra e della radiazione solare

In primo piano - 11 Aprile 2009, ore 09.32

Quando a scuola si studiano le glaciazioni quaternarie, si fa sempre riferimento alle teorie di Milankovitch e ai movimenti millenari, da questi messi in evidenza. Si tratta in breve di impercettibili movimenti che la terra compie (o subisce) nello spazio, oltre a quelli ampiamente noti di rotazione su se stessa (intorno al proprio asse) e di rivoluzione intorno al sole. Tutti questi movimenti sono ciclici e si ripetono su intervalli molto diversi: dalle 24h del movimento di rotazione agli oltre 400.000 anni della variazione dell’eccentricità dell’orbita. Uno di questi movimenti è conosciuto come precessione degli equinozi (dove per precessione si intende il contrario di successione), ossia un anticipo progressivo della data degli equinozi. In parole semplici si tratta di un impercettibile anticipo nel movimento di rivoluzione, per cui la terra, ogni anno, raggiunge la stessa posizione dell’anno precedente con circa 20 minuti di anticipo sul calendario vigente. Ciò determina che gli equinozi di primavera e di autunno, cadano con circa venti minuti di anticipo ogni anno. Tale fenomeno è il risultato di un’interferenza tra i due moti principali: quello di rotazione e quello di rivoluzione; ma soprattutto dell’ingerenza gravitazionale della Luna. Il discorso in realtà è molto più complesso, ma lo trascuriamo per brevità. La ciclicità di questo fenomeno è nota da oltre un secolo e può attestarsi intorno a 25.700 anni. Un periodo di tempo talmente lungo che per avere conseguenze apprezzabili è necessario ragionare in termini di secoli. Dal momento però che l’orbita della terra non è perfettamente circolare, bensì leggermente ellittica, ne consegue che, a seguito della precessione degli equinozi, il pianeta non si troverà mai alla stessa distanza dal sole in anni successivi, qualsiasi sia la data presa in considerazione. Perché si verifichi tale coincidenza è necessario attendere 25.700 anni circa. Lo stesso motivo per cui bisogna attendere 365 giorni circa, per rivedere spuntare il sole nello stesso punto dell’orizzonte. Oggi conosciamo molto bene la nostra posizione nei confronti di questo gruppo di movimenti e sappiamo che durante l’inverno boreale, la terra si trova in un settore della sua orbita molto più vicino al sole. L’esatto opposto accade per l’estate boreale. Se ci riferiamo all’emisfero australe si verificano condizioni diametralmente opposte: in estate la terra è più vicina al sole, d’inverno è più lontana. Come si riflette questa situazione nella quantità di energia che la terra riceve dal sole? In effetti la differenza tra quando la terra è al minimo della distanza, rispetto a quando si trova al massimo, è dell’ordine del 2% circa. I due emisferi però, reagiscono in modo molto diverso, data l’enorme differenza di distribuzione delle terre e dei mari e dei loro effetti sulla radiazione solare in arrivo. Dal grafico emerge che attualmente l’emisfero boreale appare molto più avvantaggiato rispetto a quello australe, in termini di energia ricevuta dal sole, in inverno. Il vantaggio si risolve in una percentuale piuttosto bassa (7-8%) rispetto ad 11-12.000 anni fa, quando l’emisfero nord riceveva il minimo di energia. Bisogna tener conto però che l’emisfero nord come detto, è caratterizzato da una maggiore estensione di terre emerse; ciò implica una minore inerzia termica, ossia un maggiore raffreddamento invernale. In definitiva, riscaldamento o no, cause antropiche o no, la terra (almeno nella sua metà settentrionale) sta godendo di inverni più “miti”, anche grazie al surplus di energia proveniente dal sole, in base alla loro reciproca posizione. Tale condizione si sta ribaltando progressivamente ed i suoi effetti potrebbero interferire o sommarsi ad altri in corso. Se tutto dipendesse solo da questi cicli, ben tracciati da Milankovitch, si potrebbe ragionevolmente affermare che una nuova era glaciale è incipiente e, perché no, forse è già iniziata. Le variabili in gioco sono purtroppo lungi dall’essere completamente chiare e sotto controllo; ma una cosa è certa, il clima dei prossimi anni ci sorprenderà.


Autore : Giuseppe Tito

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