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Global dimming e raggi cosmici, teorie al setaccio. Oggetto della disputa la formazione delle nubi

La contesa palma d'oro per la paternità delle nubi si addentra nella multiforme macchina climatica e soggiace a leggi chimico-fisiche basilari ma ai più misconosciute a causa della disinformazione.

In primo piano - 18 Agosto 2009, ore 16.00

Se abbandoniamo i luoghi comuni e la terminologia super inflazionata che sovente viene adoperata per illustrare l'attuale andamento dell'orologio climatico planetario e focalizziamo l'attenzione sulle molte tematiche quasi mai proposte dai media italiani, scopriamo orizzonti nuovi ed estremamente significativi, utili alla corretta comprensione della complessa trattazione dell'argomento clima. Da qualche tempo gli ambienti scientifici sono in fermento per la riesumazione della teoria inerente il "global dimming" , ossia l'oscuramento planetario della luce solare. Si tratta del risultato di una serie di ricerche iniziate nel 1986 ad opera del ricercatore giapponese Ohmura il cui pensiero (perchè di quello si tratta non essendoci dati reali matematicamente dimostrati) descrive un fenomeno di origine esclusivamente antropica a causa del quale si avrebbe una considerevole riduzione della radiazione solare che raggiunge la superficie terrestre. Il meccanismo quindi nulla avrebbe da spartire con le note naturali oscillazioni dell'attività solare e viene imputato alla crescente quantità di inquinanti immessi nell'atmosfera da parte delle attività umane. Secondo la teoria questi composti, essenzialmente polveri sottili, fungerebbero da nuclei di condensazione per le particelle di umidità le quali sarebbero in grado di accrescersi determinando una maggior consistenza ed estensione delle masse nuvolose che ruotano intorno al pianeta causando un certo abbassamento delle temperature che andrebbe a contrastare il global warming. Alcuni giornali inglesi nella circostanza il "Times" riferiscono dati che assumono come di consueto toni allarmanti e riportano in sostanza un abbassamento della luminosità solare che, dal 1950 ad oggi, ammonterebbe al 22% in Israele, al 9% in Antartide, 10% negli USA e al 30% in Russia con un oscuramento planetario medio pari a circa il 3%. Naturalmente nulla è stato dimostrato, oltretutto nei modelli di simulazione non sono stati considerati nella corretta misura i comprovati impatti dell'attività vulcanica (ricordiamo le più catastrofiche: Santorini 1950 e Pinatubo 1991). La fragile attendibilità di questi rapporti cade poi rovinosamente allorquando si introducono i riscontri provenienti dagli studi sui "raggi cosmici" i cui principi, ben noti agli addetti ai lavori, vengono regolarmente elusi e bistrattati. Secondo Henrik Svensmark, climatologo danese e coordinatore della ricerca riportata come la precedente dal quotidiano Times, i raggi cosmici (radiazioni provenienti dai corpi celesti tra i quali il Sole) hanno un grande impatto sulla Terra perchè rilasciano nell'atmosfera ioni (particelle cariche elettricamente) che agiscono come magneti in presenza di vapore acqueo, interagendo in maniera determinante nel processo di formazione delle nuvole. Lo studio è stato anche pubblicato dalla rivista scientifica "Proceedings" della Royal Society della quale proponiamo uno stralcio: "Gli esperimenti condotti indicano che gli ioni giocano un ruolo di primo piano nella formazione delle nuvole e che il livello di produzione è proporzionale alla densità ionica; è possibile dunque stabilire una relazione tra la saturazione ionica e la formazione delle nuvole". Ma vi è di più: da uno studio intrapreso dal chimico J.P.Abram (come appreso dall'Abram et al Geophysical Research Letters) durante l'ultima eclisse totale di sole avvenuta alle nostre latitudini e precisamente ad Ascot in inghilterra, è stata registrata una sostanziale modifica del rapporto tra i vari gas atmosferici, tra cui una repentina caduta dei livelli di ozono (fino al 60% in meno di quello normalmente presente a quell'ora in quel luogo) e un altrettanto rapido ritorno ai livelli consueti una volta terminata l'eclissi. In altre parole è stata dimostrata una connessione stretta tra la luce solare e la composizione chimica dei gas atmosferici, prova che si sta rivelando fondamentale nello studio del riscaldamento globale di origine naturale.

Autore : Luca Angelini

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