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Gli incendi in Italia: esiste l’autocombustione?

Ogni anno, nel nostro Paese, migliaia di ettari di bosco vanno in fumo a causa di incendi più o meno vasti. E’ solo una casualità o un intento criminale ben definito?

In primo piano - 3 Giugno 2009, ore 10.29

Quante volte, soprattutto nel periodo estivo, abbiamo avvistato un incendio, magari sulla collina accanto alla nostra abitazione? A qualcuno di voi sarà certamente capitato. E quante volte abbiamo visto nei servizi dei telegiornali la gente scappare e abbandonare la propria casa minacciata da lingue di fuoco alte anche diversi metri? Tante volte, purtroppo! Il problema degli incendi boschivi ogni anno si ripresenta in Italia, anche se in maniera più o meno grave a seconda delle condizioni meteorologiche. Se il fenomeno al centro e al sud è tipicamente estivo, su alcune aree del nord, segnatamente la Liguria, l’emergenza può presentarsi anche nel periodo invernale, quando l’Italia risulta interessata da un flusso di correnti secche settentrionali. Ma che cos’è che scatena gli incendi di bosco? Si tratta di un fenomeno naturale che si innesca per il troppo caldo? Volendo fare una breve statistica, possiamo affermare con certezza che la famosa “autocombustione” si presenta nell’1% dei casi. Questa percentuale bassissima, inoltre, può trovare riscontro solo ed esclusivamente nel periodo estivo, in condizioni di caldo eccezionale ed intenso soleggiamento. L’incendio che si sviluppa da solo, magari ad opera di un vetro di bottiglia che si comporta da lente sotto il sole, è una cosa rara, anche se ovviamente possibile. In tutti gli altri casi, specie negli incendi che si sviluppano in inverno al nord, il responsabile è sempre e solo la mano dell’uomo. Perché, quindi, si devono mandare in fumo decine e decine di ettari di bosco? Contrariamente a quanto si pensa, solo in qualche caso gli incendi sono attribuiti a piromani, che provano giovamento a vedere le piante bruciare. In questo caso la persona che appicca il fuoco è in sostanza un malato di mente che agisce senza cognizione di causa. La maggior parte degli incendi, purtroppo, sono appiccati da gente che non presenta problemi mentali, ma che agisce con puro intento criminale. Naturalmente lo stato dei nostri boschi aiuta moltissimo il propagarsi delle fiamme. Nel nostro Paese sono stati fatti troppi rimboschimenti sbagliati e sono state introdotte piante che non avevano nulla a che vedere con gli esemplari tipo di una determinata zona. Se in un determinato posto si forza il terreno ad ospitare piante non adatte al suo habitat, è palese che il terreno stesso tenderà a combatterle riconoscendole intruse, con la creazione di un sottobosco molto fitto. In queste condizioni un incendio diventerebbe subito “di chioma”, con uno sforzo notevole da parte delle squadre di spegnimento. In un incendio di bosco, inoltre, si raggiungono temperature altissime che oltre a distruggere tutti i vegetali più deboli, annientano totalmente la microfauna del luogo. In buona sostanza il terreno diventa sempre meno fertile e solo le piante più resistenti, come arbusti, rovi, infestanti e vitalbe, non risentono di danni eccessivi. Conseguentemente l’affermazione “diamo fuoco ad un prato per pulirlo” è del tutto errata: con il fuoco si distruggono solo gli esemplari vegetali più deboli e si eliminano i concorrenti a specie più coriacee, come gli sterpi e i rovi. Con questa pratica, del tutto sbagliata, si rischia quindi di trasformare un prato in un nugolo di sterpi nel corso degli anni.

Autore : Paolo Bonino

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