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Gli editoriali del Maggiore Guidi: "Il Protocollo di Kyoto, dalla parte della ragione.."

Come trattato tra nazioni, la sua importanza è nello spirito che anima la discussione, non già nei provvedimenti che ne potranno scaturire quando e se i paesi che lo hanno firmato e ratificato decideranno di dar corso alla sua applicazione.

In primo piano - 14 Febbraio 2006, ore 12.36

Gli eventi atmosferici che suscitano clamore ed eccitano la curiosità anche di chi non è addetto ai lavori, continuano a tenere alto l’interesse del pubblico e dovrebbero – purtroppo il condizionale è d’obbligo- sollecitare l’attenzione di chi prende le decisioni. Ossia di tutti noi, giacché la materia delle modificazioni antropiche del clima riguarda proprio tutti. Certamente non siamo in grado di fare ancora alcun collegamento tra una eventuale alterazione dell’equilibrio climatico del pianeta e la virulenza sempre più frequente dei fenomeni atmosferici. Ma i segnali ci sono, e cominciare a tenerne conto non è che l’inizio. Il dibattito è aperto, le teorie si incrociano e spesso si scontrano, ma di risultati tangibili se ne vedono veramente pochi. In questo senso ha sempre ragione chi sa di non averne, o meglio, chi sa porsi di fronte a problematiche ampie come questa, con la disponibilità ad accettare le ragioni altrui. Nella preoccupazione per il futuro del nostro pianeta tutte le posizioni sembrano avere un fondamento di legittimità. Se è sacrosanto battersi per la conservazione dell'alveo in cui la natura ha potuto svilupparsi, è altrettanto lecito farlo nel rispetto di realtà, difficili ed imprescindibili, come la necessità di risorse alimentari ed energetiche per un genere umano sempre più numeroso. Siamo esseri umani, e come tali difficilmente potremo mai avere un atteggiamento che non sia antropocentrico, anche perché andrebbe direttamente contro i nostri interessi. E se è vero che la gran parte del declino ambientale del pianeta è causa nostra, è anche vero che facciamo parte dell'ambiente anche noi, con tutti i nostri difetti ovviamente. Difetti che hanno generato errori così macroscopici da far cessare le delicate condizioni di equilibrio del nostro ecosistema, rendendo forse necessario un nostro cambiamento di ruolo, da parte attiva a parassiti che il sistema stesso prima o poi eliminerà, come sostiene autorevolmente Lo scienziato James Lovelock nel suo ultimo libro “The revenge of Gaia”. Difficile scegliere ovviamente tra la cecità di chi continua a far finta di nulla in nome dello sviluppo a tutti i costi, cui andrebbe ricordato che è inutile continuare a costruire scale se crollano i piani inferiori, e chi predica un drastico passo indietro, usando magari la tecnologia della rete per far proseliti, dimenticando di specificare a disegno realizzato quando si smetterà di usarla. Del resto anche le più importanti associazioni ambientaliste, pur avvalendosi di molta passione e volontariato, si appoggiano spesso a fior di sponsorizzazioni, più o meno dichiarate, più o meno animate da buone intenzioni. Le buone intenzioni del resto non sono certo quelle che hanno sin qui impedito, o quanto meno osteggiato lo sviluppo di tecnologie alternative, sia che esse si propongano come sostitutive all'impiego dei combustibili fossili -che ricordiamo essere i maggiori responsabili dell'aumento di CO2 nell'atmosfera- sia che possano essere complementari agli stessi. Il fatto che il cammino sia lungo e difficile significa che si sarebbe dovuto cominciare prima, non che sia da accantonare. Se questa è la chiave di lettura, ben venga il protocollo di Kyoto. Come trattato tra nazioni, la sua importanza è nello spirito che anima la discussione, non già nei provvedimenti che ne potranno scaturire quando e se i paesi che lo hanno firmato e ratificato (non tutti hanno fatto entrambe le cose...), decideranno di dar corso alla sua applicazione. Nel frattempo, può darsi che la strada per la soluzione di questo problema passi per un radicale mutamento del nostro modo di vivere ed agire, e siccome questo potrebbe avvenire soltanto in modo drastico ed incontrollabile, sarà meglio adoperarsi perché non accada, accettando le ragioni di tutti, perché tutti, ma proprio tutti avremo una parte in questa impresa.

Autore : Maggiore Guido Guidi, Aeronautica militare

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