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Gli anticicloni non vogliono arrendersi

Facciamo una analisi della situazione attuale e della configurazione barica prevista per i prossimi giorni

In primo piano - 28 Febbraio 2003, ore 10.39

L’estesa figura di alta pressione che ha dominato in Europa nelle ultime settimane sta per gettare la spugna, ormai indebolita dai continui attacchi delle depressioni atlantiche, che nel frattempo hanno guadagnato terreno verso il cuore del Continente. La componente dinamica di tale anticiclone d’altra parte si è ridotta di molto a causa dell’ulteriore indebolimento del ramo della corrente a getto polare che la sosteneva; di conseguenza adesso siamo in presenza di una struttura quasi esclusivamente termica, con massimi sulla Russia settentrionale e la Grecia. Più ad ovest, in pieno Atlantico, si stanno organizzando nuovi e corposi sistemi frontali; questi una volta formatisi fra il Canada e l’Atlantico occidentale, hanno la possibilità di estendersi ed intensificarsi ulteriormente grazie ad una stretta collaborazione alla quale stanno andando incontro la corrente a getto polare e quella subtropicale proprio nel bel mezzo dell’Oceano. Le due “fasce” di venti d’alta quota infatti in questi ultimi giorni stanno scorrendo parallelamente a stretto contatto, con componente prevalentemente zonale (ossia disposte da W verso E) fra le coste più settentrionali degli States e le Azzorre; una volta arrivate in prossimità delle coste occidentali europee tendono poi a separarsi nuovamente, puntando verso l’Irlanda e l’Islanda (il ramo polare) oppure verso il Golfo di Guascogna e l’Algeria (quello subtropicale); la conseguenza più diretta è appunto la formazione di lunghi ed estesi treni di perturbazioni piuttosto intense che poi una volta arrivate a ridosso delle coste irlandesi e francesi tendono ad occludersi almeno in parte. Ma nei prossimi giorni cosa succederà? Il “punto di separazione” delle due correnti d’alta quota descritto precedentemente, tenderà a traslare gradualmente verso E-NE arrivando a toccare lunedì prossimo la Germania e portando alla formazione al suolo (lunedì su parte dell’Europa centro-meridionale) di deboli e fugaci cellule anticicloniche dinamiche che serviranno da ponte di raccordo fra la figura di alta pressione sull’Europa orientale, ormai moribonda e quella più classica e robusta sull’Atlantico centro-occidentale. Proprio quest’ultima tenderà ulteriormente a rafforzarsi e ad estendersi gradualmente verso nord, grazie al nuovo spostamento della corrente a getto polare verso quella che nel comparto oceanico è la sua sede naturale, in prossimità della Groenlandia; in parte però questa ondulazione si rifletterà poche ore dopo e qualche migliaio di chilometri più ad est sul movimento dell’altra corrente d’alta quota, che di conseguenza tenderà a formare una debole curvatura anticiclonica (di stampo subtropicale appunto) sul Mediterraneo centro-meridionale fra martedì sera e mercoledì, portando alla parziale dissoluzione ed alla frontolisi di una perturbazione atlantica che nel frattempo tentava di entrare sull’Europa meridionale. In poche parole il dominio incontrastato delle figure di alta pressione sembra ormai volgere al termine, ma le depressioni non avranno vita facile e dovranno “sudarsi” i territori che vorranno conquistare, lottando contro strutture anticicloniche combattive e per nulla arrendevoli.

Autore : Lorenzo Catania

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