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GHIACCIAIO dello STELVIO: persi anche 30m di spessore, miracoli per tenere in vita la sciovia!

Negli ultimi dieci anni i nivologi e previsori del Centro Nivometeorologico di ARPA Lombardia (CNM) hanno effettuato, con sistematica periodicità estiva, rilevamenti sul Ghiacciaio dello Stelvio (So) in particolare al fine di attingere informazioni per la stabilità del manto nevoso in quota nei mesi estivi, dati che risultano molto utili per la redazione del Bollettino Neve e Valanghe. Ciò ha permesso di acquisire puntuali registrazioni di altezza del manto nevoso su quattro capisaldi del Ghiacciaio dello Stelvio posti oltre i 3000 metri di quota.

In primo piano - 15 Luglio 2015, ore 11.29

E’ ben nota l’importanza internazionale che riveste la risorsa nivale sul Ghiacciaio dello Stelvio in quanto è presente, dal 1930, una significativa frequentazione rivolta all’attività sciistica di tipo turistico nei mesi estivi. Dagli anni ’80-‘90 è area di allenamento per professionisti nelle discipline invernali di sci alpino, snowboard, sci nordico, scialpinismo e slittino per atleti appartenenti ad Associazioni, Sci Club e Federazioni Internazionali.

L’ elaborazione dei dati, effettuata a scopo statistico, con risvolti anche di tipo climatologico, mette in risalto il grado di salute “nevosa” in termini di copertura-scopertura del ghiacciaio in periodi ricorrenti, spesso in stretta correlazione alle stagioni invernali più o meno prodighe di apporti nevosi, all’andamento termico dei mesi estivi o alla fusione dovuta alle precipitazioni piovose.

In forza delle puntuali osservazioni estive effettuate, i tecnici del CNM di ARPA Lombardia Bormio, in collaborazione con il Comitato Glaciologico Lombardo, pur non avendo effettuato misurazioni circa l’ablazione sul Ghiacciaio dello Stelvio, stimano dalle puntuali osservazioni dovute alla frequente presenza che, anche in questo bacino, sia in atto una perdita di spessore (25-30 m) e di massa glaciale associabile a quanto parallelamente si sta verificando sul Ghiaccio del M. Sobretta in Valfurva, altro ghiacciaio da loro tenuto sotto controllo nei mesi estivi e, questo in particolare, attraverso metodologie di lavoro tecnologicamente all’avanguardia.
 
Nelle aree più elevate della catena alpina, dove le montagne superano i 3000 m di
quota, i ghiacciai rappresentano una delle principali componenti del paesaggio.
Essi rivestono una notevole importanza sotto l’aspetto idrologico: durante la stagione invernale (ottobre-maggio), con variazioni anche significative a seconda
dell’annata, il ghiacciaio provvede ad accumulare massa grazie alle precipitazioni
meteoriche, in questa fase a prevalente carattere nevoso, ed alle valanghe che
si staccano dai versanti scoscesi che lo sovrastano.

Il primo approccio alle misure dello spessore del manto nevoso ha riguardato in  particolare il punto posto più in quota, denominato Sasso Rotondo a 3.261 m
s.l.m., posto alla base del versante Ovest della Punta degli Spiriti ove, dal 2005, si
sono iniziati rilievi stratigrafici per la definizione del livello di stabilità del manto
nevoso a quote elevate.

Dal 2008 si rileva sistematicamente, in genere ogni 15 giorni da inizio giugno
a fine ottobre, anche su punti posti altimetricamente più in basso
: Livrio 3.148 m s.l.m., collocato a Ovest del Rifugio omonimo e approssimativamente sulla sua
curva di livello; Baracca 3.208 m s.l.m., ove è posizionata una casetta in legno di
servizio per gli addetti alle piste da sci; Vitelli 3.236 m s.l.m., alla confluenza della
valle omonima.

Mediamente a inizio stagione estiva l’accumulo sui 4 punti di rilievo si aggira intorno a 300 cm, ad esclusione del punto Livrio, con poco più di 200 cm,
che trovandosi ad essere posto a quota leggermente inferiore è anche il più
esposto ad erosione in concomitanza di significativa attività eolica;
- a fine periodo si denota una fase di nuovo accumulo autunnale compreso fra
i 50 e i 100 cm.
- In genere, in corrispondenza dell’ultima decade di luglio fino alla metà di settembre, si assiste al periodo con presenza minima di copertura nevosa su tutti i
punti del ghiacciaio;

- interessante notare che il progressivo decremento dello spessore della neve al
suolo relativo nell’estate 2012 è piuttosto allineato all’andamento della media decennale tuttavia, si registra, per l’unica volta, la
completa scomparsa della copertura nevosa a tutte le quote interessate dai rilievi superando anche i 3300 m di quota;

- la stagione 2014, prodiga di neve durante l’inverno, presenta un elevato
spessore di accumulo nevoso, variabile da 300 a oltre 500 cm, che si è
conservato abbondantemente anche in estate.

Con l’irraggiamento notturno, anche in relazione alla quota dello Zero Termico, in genere si evidenzia la formazione di croste portanti che, a causa della mediocre
acclività, si indeboliscono lentamente con il sorgere del sole; nel periodo di maggior
incidenza solare (tra la fine di luglio ed il mese di agosto) si registra un più rapido
indebolimento del manto nevoso, in particolare dalle ore centrali della giornata,
pertanto è ricorrente la chiusura degli impianti di risalita per impraticabilità delle
piste da sci.

In caso di bruschi e prolungati abbassamenti termici la presenza di acqua da
fusione e percolazione determina frequentemente la formazione di croste di
ghiaccio, frapposte internamente agli strati, che proteggono in modo efficace l’ablazione della neve sottostante.

ANDAMENTO TERMICO
Uno dei principali parametri meteorologici che influenzano l’evoluzione dello
spessore del manto nevoso è certamente l’andamento delle temperature.
Da oltre una decina di anni è stata posta in loco, al di sotto della Nagler
(2900 m s.l.m.) da parte dell’ Università dell’Insubria, una stazione di rilevamento
automatica che registra e trasmette dati nivometeorologici.

Sulla base di questa è stata calcolata una media mensile per il periodo 2005-2013 in cui emerge il picco massimo in corrispondenza del mese di luglio, a cui fa seguito il progressivo decremento.

Interessante mettere in evidenza che la curva delle temperature inerenti la stagione estiva 2012 fa registrare nei mesi di giugno e luglio valori ben più elevati
rispetto alle medie di riferimento del decennio considerato. Le temperature medie giornaliere, già elevate fin dai primi giorni di giugno, si sono mantenute positive per quasi 60 giorni consecutivi, facendo peraltro registrare i massimi valori
medi giornalieri con un picco di + 12,07 °C il 20 luglio 2012.

L’elevato riscaldamento e la numerosa frequenza di giornate caratterizzate da precipitazioni piovose giustificano la drastica riduzione del manto nevoso già a partire dai primi di giugno, molto evidente in particolare sul grafico del punto di rilevamento Livrio, che ha portato alla completa scomparsa della  risorsa nivale già da fine luglio alle quote più basse, interessando successivamente
anche pendii posti oltre i 3300 m.

CONCLUSIONI
La mancanza di posizionamento di paline ablatometriche, installate i primi anni di
rilevamento e in seguito rimosse perché di disturbo alle attività di battitura delle
piste, peraltro spesso spezzate in quanto non visibili, non ha permesso un vero
e proprio monitoraggio circa l’ablazione glaciale in atto anche su questo apparato.

Si può pertanto stimare una perdita media di spessore glaciale di 25-30 m negli
ultimi 20 anni, tant’è vero che i profondi crepacci che caratterizzavano la Vedretta
Piana negli anni 80’-90’ si sono notevolmente ridotti.
Per correre ai ripari e riuscire a mantenere in servizio la sciovia, che tutti i giorni dal
Livrio porta centinaia di sciatori sulle pendici più elevate, in queste ultime stagioni
la Società Impianti ha dovuto far ricorso alla copertura dei basamenti dei pali con
teli geotessili per garantire la presenza di una quantità sufficiente di neve che preservi il ghiaccio sottostante in cui sono ancorati i pali stessi.

A questo punto da augurarsi che:
- le prossime stagioni invernali siano caratterizzate da significativi apporti nevosi, superiori alle medie sinora registrate, non considerando il 2014 in
quanto può essere positivamente definito anomalo;

- si verifichino, con una certa costanza, precipitazioni nevose anche durante la
stagione estiva, perché queste hanno una grande funzione di restituzione di
energia solare e termica verso l’atmosfera, oltre ad attenuare l’apporto termico
diretto esercitato da parte delle superfici rocciose, sempre più emergenti, che
contornano le vedrette.
 


Autore : A cura dell'Aineva, adattamento e riduzione di Alessio Grosso

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