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Ghiacciaio del MORTERATSCH: la crisi nasce dalle alte temperature

Il problema non sta tanto nella diminuzione delle precipitazioni nevose ma soprattutto nell'aumento delle temperature.

In primo piano - 21 Marzo 2006, ore 10.00

L'aumento delle temperature e non la diminuzione delle nevicate sarebbe la vera ragione dell'arretramento del ghiacciaio più importante del settore nord del Gruppo del Bernina, con i suoi 16 kmq. Si parte dai 4020 metri per arrivare a 2000m con alimentazione da parte delle colate laterali che scendono dal Piz Bernina, Piz Argent e Zupò. La Dottoressa Paola Valagussa ha svolto un interessante studio sull'evoluzione del ghiacciaio dalla piccola età glaciale ad oggi, che è stata pubblicata sul periodico scientifico annuale TERRA GLACIALIS nel 2003. La fama del ghiacciaio risale al Settecento con la fronte che giungeva sino ai margini dell'antica strada carrozzabile. Dallo studio emerge come la distribuzione delle precipitazioni favorisca la stagione estiva (33% del totale annuo) e quella autunnale(30%), arrestandosi il contributo della primavera al 20% e quello dell'inverno al 17%. Il top delle precipitazioni si verifica in agosto, luglio, giugno e settembre. Precipitazioni abbondanti, in prevalenza nevose si verificano in particolare ad ottobre e novembre. Il periodo più secco va naturalmente da gennaio a marzo. Il regime termico non mostra particolari scostamenti dalla media rispetto al modello alpino con il mese più freddo, gennaio a -12.2°C e media di +13.3°C a luglio. A metà del settecento il ghiacciaio appariva come una immensa fiumana che arrivava a lambire la strada, che fino al 1910 fungeva da punto di osservazione per valutare arretramenti ed avanzata dei ghiacci. Dal 1910 tale funziona viene svolta dalla ferrovia. Da notare il netto arretramento di ben 312 m dal 1878 al 1898, con una media annua di quasi 15m. Si parla del periodo di riscaldamento seguito alla piccola Eta glaciale. Tra il 1899 e il 1907 il ritiro è di soli 42 m. Tra il 1908 e il 1937 si perde invece una notevole massa glaciale, pari ad una contrazione della lingua di ben 303m. Ma ancora più grave quello che accade nel periodo tra il 38 e il 67 con oltre 900m di arretramento. Negli ultimi 38 anni il ghiacciaio ha proseguito nel suo ritiro, con un accenno di stazionarietà solo negli anni 70, gli anni del lieve generale raffreddamento. In totale dalla fine dell'età glaciale il Morteratsch ha perso qussi 2 km di lingua valliva. Effimeri si sono rivelati gli avanzamenti del 1985 e del 1988 rispettivamente di 8 e 2m. E' importante sottolineare- dice la Valagussa- come a partire dagli anni 80 si sia verificato anche un aumento delle temperature medie durante le stagioni di transizione, dato negativo per la conservazione del glacialismo, nonchè penalizzante per la neve fresca che non può evolvere verso stadi di maggiore densità e resistenza. Nell'estate del 2000 il ghiacciaio aveva un aspetto sconfortante, con appiattimento marcato, copertura dedritica in aumento e zone di ghiaccio morto staccate dalla lingua. DA NOTARE PERO' che non si è registrata alcuna importante variazione delle precipitazioni invernali tra il 1911 e il 1999, tale da giustificare un così marcato ritiro. Il pensiero dunque si volge alle temperature, con lo zero termico spesso troppo vicino o superiore ai 4000 nella lunga stagione estiva, con inevitabile mancanza delle gelate notturne.

Autore : Riduzione del lavoro di Paola Valagussa, report di Alessio Grosso

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