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Ghiacci artici: luci ed ombre

I ghiacci marini artici raggiungono il massimo stagionale e il bilancio è moderatamente positivo

In primo piano - 15 Marzo 2010, ore 08.18

Nonostante un inverno boreale caratterizzato da un Vortice Polare mediamente poco compatto, la banchisa artica conferma il trend di sostanziale tenuta già registrato negli ultimi anni. Salvo improbabili sconvolgimenti dell’ultima ora, sembra che oramai anche per quest’anno il massimo stagionale di estensione della superficie marina ghiacciata del polo nord sia stato raggiunto, infatti già da qualche giorno i dati giornalieri evidenziano una decisa inversione di tendenza verso il basso. Come sempre i dati che prenderemo in esame per la nostra breve analisi, sono quelli riportati dall’Università dell’Illinois, Ente che sostanzialmente elabora e divulga in modo semplificato i dati rilasciati dall’NSIDC del Colorado. Dunque, secondo tale fonte, il picco massimo, raggiunto anche quest’anno ai primi di marzo, ammonta a 13,812 milioni di Kmq., un valore quindi molto vicino ai picchi registrati sia nel 2009 che nel 2008, quando si raggiunsero invece i 13,850 milioni di Kmq. Valori che si discostano dalle medie di riferimento (1979-2008) di poco più di 300.000 Kmq., una anomalia negativa quindi che tradotta in percentuale consiste in un insignificante due e mezzo per cento. Molto importante inoltre è il fatto che si siano nuovamente superati per il terzo anno consecutivo i valori preoccupanti e costantemente al ribasso registrati nel triennio critico 2005-2007, anni in cui fortissime anomalie termiche positive registrate in tutta la regione artica portarono l’estensione massima invernale ad assestarsi ben al di sotto dei 13,5 milioni di Kmq. Ricordiamo poi come quel trend assolutamente negativo culminò nel record storico di estensione glaciale minima del settembre 2007. Se focalizziamo ora l’attenzione sulle diverse zone dell’artico, vediamo come l’area glaciale marina si presenti addirittura sopra media nello Stretto di Bering e nel Mar Baltico, ma decisamente sottomedia nella costa orientale del Canada, Mare del Labrador e Golfo di San Lorenzo. Andando ora ad analizzare la circolazione atmosferica generale che ha caratterizzato la stagione invernale appena trascorsa nel nostro emisfero, ci si accorge come essa sia stata decisamente influenzata da un indice AO (Artic Oscillation) quasi costantemente abbondantemente negativo. L’indice AO rappresenta sostanzialmente la differenza di pressione tra regione polare e medie latitudini. Il modello di circolazione di AO negativo, quest’inverno spesso su valori da record, ha determinato un generale e costante indebolimento del Vortice Polare con soventi formazioni di alte pressioni in pieno Mar Glaciale Artico, che se da una parte hanno favorito ripetute colate gelide verso le medie latitudini che hanno investito a più riprese anche l’Europa e gran parte degli Stati Uniti, dall’altra hanno generato temperature quasi costantemente sopra media in tutta la regione artica. Per lo stesso motivo inoltre, temperature insolitamente miti e venti prevalenti da nord-est nell’Atlantico occidentale, hanno anche decisamente sfavorito il formarsi di ghiaccio nelle coste orientali del Canada, dove secondo il Canadian Ice Service si è registrata la minor copertura di ghiaccio da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1969. L’oscillazione artica su valori fortemente negativi, avrebbe comunque anche un effetto decisamente positivo per le regioni artiche andando ad influenzare un aspetto molto importante ai fini del bilancio di massa glaciale: il movimento del ghiaccio marino. Il “pattern” di venti associato ad AO negativo infatti tenderebbe a compattare la banchisa e a ridurre le esportazioni di ghiaccio fuori della regione artica attraverso lo stretto di Fram, il braccio di mare che va dalla Groenlandia fino alle isole Svalbard, contribuendo così ad un possibile rallentamento dello scioglimento della banchisa stessa durante la prossima, come sempre delicata, stagione estiva.

Autore : Fabio Vomiero

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