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Genova: dall’alluvione al razionamento idrico!

Questa città è ormai abituata a vivere lunghi periodi secchi alternati a piogge torrenziali e fenomeni estremi. Che fare?

In primo piano - 15 Settembre 2003, ore 10.29

Sicuramente, per un amante dei fenomeni estremi, Genova è la città adatta; in questi ultimi anni ha dato il meglio di sé, proponendo nubifragi di inaudita violenza alternati a lunghi periodi di siccità. Per non parlare del vento e degli incendi (dolosi) sulle colline retrostanti, che impegnano non poco e anche in inverno gli addetti ai lavori. Normalmente, il periodo critico per il capoluogo ligure inizia alla fine del mese di agosto e prosegue fino a fine novembre. In questi mesi, ogni volta che arriva una perturbazione più intensa del solito, vengono lanciati allarmi di tutti i tipi, che raccomandano la popolazione a prepararsi a piogge torrenziali. In effetti il 1992 e il 1993 furono due anni terribili per questa città, piegata da due alluvioni di inaudita violenza che hanno determinato notevoli danni a persone e cose. Il 27 settembre del 1992 l’osservatorio di Villa Cambiaso, nel levante cittadino, registrò una cumulata piovosa di 428,8mm in 13 ore, con inevitabili conseguenze. Il 23 settembre dell’anno successivo, l’alluvione colpì duramente i quartieri del ponente, dove si superano anche i 500mm in 20 ore. Villa Cambiaso segnalò 351mm in 24 ore, con una punta di 83mm in un’ora. In effetti, la particolare morfologia della costa ligure, tende a concentrare su Genova i valori massimi di precipitazione, valori che poi scemano allontanandosi verso le due riviere. Parlando ancora di fenomeni estremi, non si può non ricordare l’incredibile grandinata che la notte del 26 marzo 2000 flagellò letteralmente i quartieri orientali della città. A San Martino e a Marassi l’accumulo in alcuni casi fu di mezzo metro e si ebbero notevoli problemi per la viabilità. Il tutto fu originato da un temporale marittimo “autorigenerante” che in 2 ore scaricò 101mm di pioggia e, appunto, 50cm di grandine. Anche il 31 agosto del 1994 la natura si accanì con incredibile violenza sulla città: un fortunale portò venti a 140km/h e fece anche una vittima in porto, causa la caduta di una grù. Come già sottolineato, tutti i fenomeni intensi e violenti che avvengono a Genova, si hanno esclusivamente in condizioni di correnti meridionali ( da S o SW soprattutto), mentre in regime di venti settentrionali questa città ritrova la “pace” perduta. Quest’anno, tuttavia, la “pace” dura davvero da troppo tempo e le piogge mancano, anche per via della quasi totale mancanza delle correnti atlantiche. L’anno scorso sul capoluogo ligure sono caduti ben 2315mm di pioggia, mentre quest’anno siamo fermi a 410mm. Gli invasi imbriferi, che l’anno scorso erano al limite della loro capienza, quest’anno risultano semivuoti e la città vive da settimane lo spettro del razionamento idrico. Non è la prima volta che un simile problema si pone, in questa città ricordata solo ed esclusivamente per le sue alluvioni. Nel 1990, dopo una primavera ed un’estate molto secche, si decise di imporre delle restrizioni all’erogazione dell’acqua potabile nelle case, in seguito alla perdurante siccità, che era continuata anche per tutto settembre. Le restrizioni ebbero inizio dal 1 ottobre, con l’erogazione dell’acqua a fasce orarie. Il giorno 4 ottobre arrivò una perturbazione atlantica che scaricò 270mm di pioggia in 24 ore: Genova si trovò con l’acqua alle caviglie e i rubinetti a secco per via del razionamento. Può sembrare una barzelletta, ma successe proprio così. La sera, l’assessore incaricato annunciò finalmente il termine dell’emergenza idrica, mentre in un servizio successivo il telegiornale locale mostrava i danni prodotti dal nubifragio, con scantinati allagati e esercizi pubblici messi in ginocchio…per la troppa pioggia! Inutile dire che le polemiche e le critiche su questo stato di cose “montano” di giorno in giorno. La gente, giustamente, si chiede il perché una città grande come Genova debba fare affidamento esclusivamente ad invasi che si riempiono solo quando piove e che non si possano mettere in atto stratagemmi in grado di scongiurare questa emergenza. Anni fa, ci fu la famosa proposta della “Briglia sul Cassingheno” che avrebbe dovuto portare acqua negli invasi anche nei periodi di secca. Gli amministratori pubblici e i sindaci dei comuni della provincia di Piacenza dettero voce ad un coro di no e accusarono Genova di voler rubare l’acqua al loro fiume. Dopo una serie di peripezie, il progetto fu definitivamente accantonato. Adesso, a distanza di 13 anni, il problema si ripresenta. Si spera che la pioggia arrivi, ma nello stesso tempo si spera che essa non sia troppo intensa, in modo da non causare danni. Insomma, a Genova è proprio il caso di dirlo “ la speranza è l’ultima a morire”.

Autore : Paolo Bonino

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