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Galaverna, neve chimica e brina, quali sono le differenze?

Cerchiamo di fare un po' di chiarezza su questi tre distinti fenomeni atmosferici, la loro origine ed il loro aspetto.

In primo piano - 9 Gennaio 2020, ore 13.40

Ormai da diversi giorni la Valpadana sta sperimentando condizioni persistenti di NEBBIA che soltanto oggi lasciano spazio ad un po' di sole che, come per magia, svela talvolta splendidi paesaggi raggelati. Sono stati tirati in ballo diversi termini meteorologici per dare una spiegazione al risveglio bianco vissuto dagli abitanti di diverse località della Valpadana, dalla Lombardia fino al Veneto. Un risveglio che per qualche istante ha fatto sperare ad una stagione invernale viva e attiva, mentre in realtà alle quote superiori sperimentiamo tutt'altro tipo di circolazione e le masse d'aria temperate oceaniche, la fanno da padrone. Quindi come possono essere spiegate le giornate "di ghiaccio" che si stanno verificando sulla Valpadana in questi giorni?

Quando si ha un periodo di stasi atmosferica, si verifica un ristagno di aria fredda nei bassi strati, questo ristagno altrimenti conosciuto come "inversione termica", porta una diminuzion sensibile delle temperature negli strati prossimi al suolo, talvolta ne possono scaturire nebbie persistenti che, a causa del sole ancora molto basso, non riescono ad essere dissolte nemmeno nelle ore centrali del giorno. Su queste basi di partenza, si possono verificare dei fenomeni atmosferici che possono rendere bianco il paesaggio come se fosse appena nevicato, questi fenomeni sono: la brina, la galaverna e la neve chimica.

La neve chimica si forma in condizioni anticicloniche, in presenza di uno strato nebbioso al suolo e grazie alla presenza di inquinanti nell'aria che fungono da nuclei di condensazione. Una condizione fondamentale ovviamente è la temperatura sotto lo zero che permette la caduta di cristalli di piccole dimensioni dal cielo. A differenza della neve vera e propria quella chimica si scioglie all'istante alla comparsa del sole. In alcuni casi si sono registrati accumuli prossimi ai 3-4 cm.

La galaverna si forma anch'essa in condizioni anticicloniche e si tratta di un fenomeno più naturale rispetto alla neve chimica. La galaverna si forma con temperature sotto zero e riveste di bianco tutti gli oggetti esposti alla nebbia. In pratica le goccioline sopraffuse presenti nella nebbia, a causa della loro condizione instabile, non appena toccano una superficie solidificano formando la galaverna. La galaverna è poco resistente ed è facilmente rimovibile dalle superfici, risultando farinosa.

La brina si forma in condizioni di cielo sereno, nelle fredde notti invernali. La brina si forma per brinamento del vapore acqueo su una superficie fredda, quindi occorre che il punto di rugiada sia superiore alle temperature di superficie ma inferiore a zero. Questi fenomeni possono comunque avvenire anche contemporaneamente, rendendo difficile l'identificazione di uno e dell'altro ad un occhio poco esperto.


Autore : William Demasi

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