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Fulmini in montagna (e non solo): come difendersi?

L'escursionista o l'habitué della montagna più di altri risulta esposto al rischio di una scarica elettrica mortale o invalidante. Conoscere bene il fulmine e parallelamente l'ambiente frequentato potrebbe risultare determinante per evitare tristi disgrazie.

In primo piano - 9 Agosto 2006, ore 13.02

L'estate 2006, al di là dei numeri legati ai temporali, alle temperature e all'umidità relativa, andrà ricordata anche per il numero di persone che -in situazioni più o meno normali- sono state colpite da fulmini, rimanendo uccise nella gran parte dei casi. Numero elevato che getta un'ombra sul rischio che tutti noi corriamo quando ci troviamo in luoghi esposti nel momento del passaggio di un temporale. In pochi lo sanno: l'inizio e la fine del temporale sono in realtà i momenti più pericolosi. Succede così che, anche se non piove, si rischia la vita pur trovandosi in situazioni del tutto normali: nel giardino di casa, nel prato in collina o sulla spiaggia preferita, pensando magari che il temporale passerà vicino ma... "tanto... non pioverà". A rischiare di più sono naturalmente gli escursionisti e gli alpinisti: la montagna, da sempre, è una calamita per i temporali di calore, che si sviluppano improvvisi da una situazione di calma apparente. Una specie di trappola, per chi al mattino vede il cielo sgombro da nubi e crede anche andrà incontro ad una giornata calda e soleggiata... Trappola ancor più efficace quando il fulmine precede lo scoppio del temporale, quando cioè cade senza che ci sia una minaccia tangibile nel cielo. E badate bene: non è un fulmine a cielo sereno! Ci si chiede spesso cosa fare in caso di temporali. Noi di MeteoLive abbiamo più volte risposto con articoli dettagliati dedicati a questo argomento, focalizzando l'attenzione proprio sulla PREVENZIONE che nasce da un'attenta CULTURA METEOROLOGICA. Ma ci siamo anche resi conto della grave disinformazione che regna sovrana in tal senso, e che non viene affatto alleviata dai principali organi di informazione mediatica. Tivù su tutti. E allora: COSA FARE IN CASO DI TEMPORALI? Rispondiamo dando particolare rilievo alle situazioni che vengono incontrate da trekkers e habitué della montagna, che sono le persone per l'appunto più esposte a questo tipo di rischio. 1) Visto che prevenire è meglio che curare, mai come in questo caso il proverbio si dimostra azzeccato: RITIRARSI IN TEMPO in abitazione diventa la cosa migliore da fare, o addirittura RINUNCIARE ALLA PARTENZA se le previsioni del tempo annunciano instabilità. In questo modo si risolve il problema alla radice, anche se il sacrificio per chi ama natura, avventura e libertà non è poi così indifferente... 2) Se ci si trova lontano da rifugi, alberghi o strutture ricettive in genere, e magari ci si ritrova in situazioni di forte esposizione, occorre ABBANDONARE IMMEDIATAMENTE TUTTI QUEI LUOGHI CHE POSSANO RAPPRESENTARE UNA MINACCIA PER LA PROPRIA INCOLUMITA'. Quindi non solo pareti rocciose, guglie, cime e creste (cui bisogna aggiungere vie ferrate, cavi metallici, tralicci, croci e strutture appuntite in genere) ma anche burroni, crepacci, spigoli e dirupi per evitare di caderci dentro in caso di scarica elettrica. Anche un albero isolato, in una zona valliva o collinare, può rappresentare una seria minaccia. Va detto in questo senso che la corrente del fulmine, una volta colpito il bersaglio, si disperde del terreno; pertanto, qualora ci si trovasse nelle strette vicinanze della struttura colpita, si verrebbe comunque investiti dalla corrente di dispersione e si subirebbero dei danni anche gravi. 3) METTERSI AL RIPARO IN RIFUGI O LUOGHI NATURALI IDONEI può rappresentare l'ancora di salvezza, ma solo se si agisce con estrema discrezione. Rifugi e bivacchi metallici, se ben chiusi, diventano una "Gabbia di Faraday": dentro si possono dormire sonni tranquilli. Allo stesso modo dell'automobile, purché ci siano i finestrini chiusi. Una grotta nella roccia può andar bene, ma solo se di dimensioni adeguate, per evitare contatti con l'ingresso, con il soffitto o con l'esposizione a correnti di dispersione tellurica. Un bosco fitto può rappresentare una valida garanzia, a patto che ci si mantenga sufficientemente lontani dai tronchi e dai rami degli alberi, soggetti a scariche laterali (side flash). Se si può, meglio abbandonare la tenda per una delle situazioni descritte in precedenza. 4) Qualora non ci si potesse proprio mettere al riparo, la cosa migliore da fare è PRIVARSI DI OGGETTI METALLICI ed evitare che piccozza, racchette telescopiche, sci o altro sporgano al di sopra delle spalle. Evitare il contatto con altre persone e camminare a piccoli passi, in fila indiana, a distanza di dieci metri almeno l'uno dall'altro può essere determinante. Se si è soli potrebbe essere invece opportuno accucciarsi su se stessi: minore è la superficie esposta e minori sono i rischi di essere investiti dalla scarica. Sono piccoli accorgimenti, nella maggioranza dei casi, ma possono rivelarsi di fondamentale importanza per salvare una vita.

Autore : Emanuele Latini

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