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Focus Polo Nord: la catastrofe può attendere...

Nonostante le solite, ridondanti notizie sullo scioglimento dei ghiacci polari, c’è una novità di rilievo: sul breve periodo i ghiacci marini artici sono in discreta ripresa.

In primo piano - 4 Settembre 2009, ore 08.57

Lo spunto mi deriva dall’ennesima notizia allarmistica riportata dai giornali in cui si legge che il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, ha potuto constatare di persona, grazie ad una visita alle isole Svalbard, lo stato pessimo in cui versano i ghiacciai artici in seguito al riscaldamento globale. Non tardano allora a tornarmi in mente tutte le analoghe inconsistenti impressioni, soggettive ed anacronistiche di qualche esploratore di passaggio o ancora le “ricerche” effettuate dalla nave rompighiaccio del National Geographic, che l’anno scorso, solo per aver solcato l’oceano artico per qualche decina di chilometri, aveva sentenziato la possibile fine della massa glaciale marina già dalla fine dell’estate 2008. Leggo l’articolo, condito poi inevitabilmente dalle solite pseudoinformazioni riguardanti il ghiaccio che si scioglie e il mare che sale e mi viene quasi da ridere. Ma mi chiedo: io ho una formazione scientifica e mi aggiorno quotidianamente in tema di clima e dei vari aspetti annessi e connessi approfittando di quello che di meglio la divulgazione scientifica mi può offrire, ma cosa può pensare il profano comune privo di strumenti scientifici di comprensione e di critica di fronte a notizie simili? E’ giusto che gli aspetti prettamente tecnico-scientifici riguardanti temi così delicati, incerti e in continua evoluzione vengano così cristallizzati in slogan preconfezionati e dati in pasto al grande pubblico a ripetizione per anni senza essere minimamente rivisti o modificati? Si tratta di un disegno volontario ben preciso ed orchestrato, o di possibile incompetenza o superficialità di chi ha la grande responsabilità di informare correttamente l’opinione pubblica? Sappiate che questi articoli se analizzati in modo scientifico si rivelano spesso viziati da errori sia tecnici che concettuali evidenti, e soprattutto danno spesso una visione distorta e parziale, se non del tutto fuorviante della realtà. Ma torniamo alla situazione del Polo Nord. L’unica fonte attualmente attendibile di monitoraggio dei ghiacci polari è l’occhio del satellite e non certo quello presuntuoso o ingenuo di chi pensa che il solo fatto di aver visto una pozza d’acqua sulla banchisa possa dargli la facoltà di trarre deduzioni obiettive sullo stato attuale di una piattaforma glaciale che si estende invece per qualche milione di chilometri quadrati. I dati da satellite invece, ci offrono una visione abbastanza precisa della situazione, ma purtroppo con il limite temporale di trent’anni. Questo significa che se volessimo conoscere lo stato della calotta artica in un qualsiasi momento precedente dobbiamo necessariamente ricorrere ad una ricostruzione di massima che viene fatta partendo da dati proxy, o tentativi di misurazioni storiche locali e sporadiche (navi e/o sommergibili) e quindi con margini di errore che potrebbero anche rendere insensato un paragone. Ebbene, cosa ci dicono i dati? Estensione dei ghiacci polari artici sostanzialmente stabile fino al 1997, in declino apprezzabile dal 1998 al 2007 e poi l’attuale ripresa. E allora, in termini climatici un trend trentennale o decennale che sia, ha effettivamente un significato statistico rilevante? E un trend triennale? Perché se anche questo avesse un senso, allora potremmo dire tranquillamente che i ghiacci marini artici sono attualmente in fase di crescita visto che dopo il minimo assoluto di estensione raggiunto nel 2007 ed il modesto miglioramento del 2008, quest’anno la situazione sembra essere significativamente più positiva con un aumento di superficie ghiacciata, che salvo improbabili sconvolgimenti dell’ultima ora, a fine periodo (oramai imminente) potrebbe consistere in qualche centinaio di migliaia di Km.quadrati., il che vorrebbe dire parlare di un aumento quantificabile intorno al 10%. Ricordo che anche l’estensione massima invernale ha mostrato negli stessi ultimi tre anni un modesto trend di aumento. Il fatto è di per sé molto importante anche se il periodo considerato è ovviamente trascurabile, in quanto un aumento di area ghiacciata può significare aumentare l’effetto albedo così da innescare potenzialmente un feed-back positivo a favore di un ulteriore aumento di copertura glaciale. A questo punto si può quindi parlare di inversione di tendenza? Sicuramente no, non esistono elementi scientifici certi per poterlo affermare, così come allo stato dell’arte sarebbe antiscientifico affermare che il global warming si sia arrestato, anche se per chi ancora non lo sapesse, il tanto proclamato trend di aumento delle temperature medie globali risulta essere oramai da 7-8 anni decisamente piatto, salvo probabilmente questo 2009. Non fermiamoci mai quindi alla lettura superficiale e disinvolta di un pezzo di giornale dando per scontata la sua attendibilità, ma poniamoci sempre delle domande e andiamo a ricercare delle risposte altrove, magari anche sulle pagine di Meteolive.

Autore : Fabio Vomiero

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