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Finchè c'è PO c'è speranza: NO all'edificazione nell'area del grande fiume!

Il Po tra storia e realtà.

In primo piano - 17 Ottobre 2006, ore 10.19

L' alveo del fiume Po, che scorre per mezzo a tutta la Lombardia, è navigabile quasi per tutto il suo corso da Torino sino al mare. <......> Per tal modo possono entrare in questo gran fiume per mezzo di barche, tutte le mercanzie e prodotti di commercio di tutti gli Stati della Lombardia, del Piemonte, del Milanese, del ducato di Modena e di Parma, del Mantovano, del Ferrarese e delle Provincie Venete di là del Mincio..." Così citava il documento "Annali universali di statistica, economia pubblica, storia, viaggi e commercio Edito da "Presso gli Editori" nel lontano 1844. Fino a 15-20 anni or sono erano molti i libri e i sussidiari scolastici che indicavano il Po come una reale via di comunicazione per i traffici commerciali, così come avviene per i grandi fiumi del nord Europa. Purtroppo però dall'800 ad oggi e soprattutto negli ultimi decenni la situazione è drammaticamente cambiata. Il Po sempre più spesso perde l'appellativo di Grande Fiume per conquistarsi una serie di nuovi e meno edificanti riconoscimenti quali "Il grande fiume malato", "Il grande sofferente", "Il fiume della paura" e chi più ne ha più ne metta. Il Po specie nel tratto piemontese e parte di quello lobardo NON può più essere considerato uno strumento affidabile per la navigazione commerciale, e spesso anche quella turistica risente dei malanni di cui soffre quello che con orgoglio voglio continuare a definire il Grande Fiume. Sempre più spesso per quasi 4 o 5 mesi l'anno il Po risente della mancanza di pioggia che interessa il nord ovest ma soprattutto il tratto piemontese così da avere una portata che anno dopo anno batte i record negativi raggiunti gli anni precedenti. Il lungo periodo secco invernale seguito spesso dalla mancanza di piogge primaverili riducono il Po ad un rigagnolo attraversabile a piedi da Torino ad Alessandria. Quando non è la siccità a rendere insicura la navigazione ci pensano le grandi piogge che in breve riescono a trasformare il Po da piccolo torrente a fiume imponente che trascina via tutto quello che incontra sul proprio cammino. Purtroppo il grande fiume si sta trasformando sempre più nella più grande fiumara italiana. Il Po è davvero un fiume malato? Dovremo irrimediabilmente rinunciare a quella che era la realtà già nei secoli passati, ovvero ad avere una valida alternativa al trasporto su terra tra Torino e il mar Adriatico? Il Po è stato e continua ad essere indispensabile per la vita della Val Padana, non solo per l'irrigazione ma sempre più per lo sviluppo di energia derivata dalle diverse centrali idroelettriche presenti sul suo percorso. Il Po sarà anche malato, ma non è morto e questo deve essere ricordato a quanti pensano di poter passare dal letto di un fiume navigabile al letto di un fiume edificabile. Attenzione! I ricordi di quanto accaduto nel Novembre 1994 e nell' Ottobre 2000 devono essere da monito per tutti. Finchè c'è il Po c'è speranza di vita e sviluppo!

Autore : Mario Adinolfi

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