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Fenomeni estremi: è possibile prevederli? Fin dove arrivano i limiti della scienza?

Più un evento si mostra in tutta la sua drammaticità e più ci si chiede se fosse stato possibile prevederlo. In fase prognostica ci si basa sulle probabilità e, a conti fatti, più un evento sarà intenso e minore sarà la probabilità che la modellistica ne individui i lineamenti.

In primo piano - 15 Ottobre 2012, ore 08.03

Cambiano i tempi e cambia anche l'approccio alla meteorologia. Anche lo studio della Fisica dell'Atmosfera, fatti salvi i punti cardine delle leggi universali della Fisica, ha dovuto aggiornarsi non poco, soprattutto per quanto concerne la sinottica.

Il passo più importante per lo studio di questa fondamentale disciplina meteorologica è stato il superamento della teoria dei fronti concepita dalla Scuola Norvegese, considerata ormai obsoleta e lacunosa. Accanto alla classica teoria dei fronti, sono quindi nati i modelli concettuali, ovvero dei soggetti sinottici che identificano una nuova classificazione dei corpi nuvolosi e della fenomenologia ad essi associata.

Terminologia come "Warm Conveyor Belt", "Comma", "MCS" o "Baroclinic Boundary" fanno ormai parte di una seria e approfondita analisi prognostica sinottico-satellitare, volta a portare ad una previsione il più accurata possibile. Per questo arduo compito un aiuto fondamentale e imprescindibile, arriva però dalla consultazione dei prodotti modellistici. Questi ultimi forniscono dati già pronti (ad esempio la dislocazione delle precipitazioni nei modelli idrostatici e non) e altri più grezzi, ma di maggiore importanza, che vanno però scomposti e interpretati.

Lungo tutti questi passaggi, fatte salve le approssimazioni strutturali nei calcoli, possono nascere errori e imprecisioni. La dolente nota si riferisce soprattutto agli eventi estremi. Di probabile individuazione laddove derivino da passaggi frontali, possono diventare invisibili ai prodotti modellistici preconfezionati nel caso di fenomeni temporaleschi non direttamente legati al transito di perturbazioni. Questo anche a causa delle risoluzioni di griglia a volte non adeguate.

Occorre dunque scomporre, come dicevamo poc'anzi, i vari prodotti modellistici relativi ai traccianti delle masse d'aria, come le correnti a getto, le avvezioni di vorticità, individuare i moti verticali e ricomporre poi mentalmente il puzzle onde pervenire ad una visione reale e tridimensionale della situazione. Certo non è un metodo semplice e necessita di elevata esperienza nonchè di ottima conoscenza del territorio di lavoro. Malgrado ciò, pur con tutti gli accorgimenti del caso, la previsione di un evento estremo, che è quasi sempre  a scala locale, non è ancora inquadrabile con sufficiente margine di sicurezza se non in fase di nowcasting, la previsione più prossima, quella che ci porta avanti di non più di qualche ora.

In definitiva il procedimento passo passo per arrivarci quantomeno vicino sarà il seguente:

1) Prendere visione della situazione generale a livello circolatorio onde individuare situazioni potenzialmente portatrici di eventi importanti,

2) Individuare i vari soggetti sinottici tramite analisi sinottico-satellitare.

3) Analizzare a fondo la modellistica scomponendone i vari prodotti.

4) Seguire le animazioni satellitari e radar nella fase di nowcasting.

Così facendo ci si può arrivare, ma rimane pur sempre l'handicap di una risoluzione di griglia di simulazione troppo larga e, statene certi, pur con tutti gli accorgimenti del caso, pur avendo fatto tutto bene, il tempo potrebbe riuscire a raggirarci ancora una volta e infilarci a sorpresa un evento violento o estremo, magari proprio sui cieli di una grande città.


Autore : Luca Angelini

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