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Fabbriche dismesse: quasi una "BOMBA ECOLOGICA": campagna di sensibilizzazione, scrivici...

Oltre novemila ettari di terreno sono occupati da siti industriali dismessi in Italia.

In primo piano - 15 Settembre 2003, ore 14.26

MeteoLive ne aveva già parlato; ora il problema torna prepotentemente alla ribalta. Ludovica Manusardi Carlesi su "Il Sole 24 Ore" offre un'ampia panoramica per sensibilizzare l'opinione pubblica e metterci in guardia. Nelle periferie degradate delle nostre città, ma talvolta anche in aperta campagna, osserviamo lo spettacolo indecoroso di fabbriche e capannoni industriali dismessi ed abbandonati a loro stessi, magari per 10-15 anni. (Pensiamo solo per un attimo alla situazione di Mestre e Seveso). Non si tratta solamente di fare una generica considerazione ambientalista: "se quelle aree fossero restituite al verde, alla natura, magari con un bel parco". Già questo sarebbe un primo passo, una volta superati i cavilli burocratici, ma c'è di più, molto di più. E' bene sapere che l'impresa che abbandona un'area industrializzata non è tenuta per legge a bonificarla. Di conseguenza tutto quanto viene lasciato "a marcire" diventa composto pericoloso che si diffonde nell'ambiente, inquinando per esempio la falda acquifera. I metalli pesanti sono dannosissimi: su tutti il piombo, che agisce sull'apparato riproduttivo, scheletrico e muscolare. La "bomba ecologica" non riguarda solo l'Italia: in Europa i siti dismessi sono anche di più in Germania (128.000 ettari di terreno), Gran Bretagna (quasi 40.000) e Francia (circa 20.000). Che fare allora? Ecco spuntare il progetto dell'Istituto di Biofisica del Consiglio Nazionale delle ricerche di Genova che, secondo quanto riferisce la Carlesi, sta mettendo a punto un sistema di depurazione ecocompatibile che prevede l'utilizzo di girasole, mais e senape indiana per ovviare al problema. Queste piante funzionano come vere e proprie pompe ad energia solare: estraggono il piombo dal terreno e lo trasferiscono nel fogliame. Un primo esperimento è stato tentato con esiti positivi in provincia di La Spezia su un sito inquinato dalle scorie di una fabbrica che riciclava batterie terminali di automobili. Le piante alla fine del procedimento vengono essicate e incenerite a bassa temperatura e il residuo vegetale può venire smaltito o riciclato. I costi della depurazione sono al momento elevati ma scenderebbero se il trattamento venisse esteso a largo raggio. Si calcola che sarebbero necessari dai 5 ai 20 anni per decontaminare dal piombo le aree dismesse del nostro Paese. MeteoLive ti invita a partecipare attivamente all'individuazione dei siti dismessi, alle fabbriche fatiscenti, abbandonate, covo di malavita o rifugio indecoroso per tanti poveri extra-comunitari. Se vuoi dire la tua, scrivici a commenti@meteolive.it

Autore : Report di Alessio Grosso

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