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EVENTI ESTREMI? Aumentano soprattutto durante le fasi glaciali, anche dell'85%

Studi incrociati hanno dimostrato che non sono le fasi più calde a far aumentare gli eventi estremi, bensì i periodi freddi.

In primo piano - 5 Dicembre 2009, ore 09.41

I media ci hanno portato a pensare che ad un riscaldamento dell'atmosfera corrisponde inevitabilmente un'accentuazione di eventi estremi: dalla siccità alle alluvioni, dagli uragani ai tornado, sino alle bufere di neve. Innanzitutto ribadiamo che gli eventi estremi sono sempre stati presenti sulla Terra e non presentano episodi parossistici particolari durante le fasi calde, anzi sono proprio gli afflussi più marcati di aria fredda ad esaltarli per contrasto alle basse latitudini. Arriva così un nuovo studio dell'Università di Oslo che evidenzia come durante la PEG, la piccola era glaciale, gli eventi estremi ahbiano provocato conseguenze ben più catastrofiche che una fase di riscaldamento globale. Piccola premessa: spesso a torto si ritiene che una fase glaciale sia caratterizzata solo da freddo e neve, mentre una fase calda nell'immaginario collettivo non prevede mai periodi freddi. In realtà non è così. Caldo e freddo si alternano anche in piena fase glaciale, ma il trend generale tende chiaramente verso il basso. Veniamo all'analisi di quanto accaduto di clamoroso durante la PEG: 1400-1850 d.C: -già nel 1348 la fase più fredda si annuncia con l'abbandono delle colonie vichinge in Groenlandia, epidemia di morte nera in Europa -nel 1400 in Inghilterra si abbandona la viticoltura dopo tempeste di neve ripetute e gelate intense. -l'alluvione di Ognissanti del 1570: devastati i Paesi Passi, mareggiate eccezionali si riscontrano sulle coste del Mare del Nord. Questo episodio rappresenta il culmine della crescita delle tempeste che arriva sino all'85%. -Tempesta del 1703 nel Mare del Nord. -In questa fase fredda non manca qualche periodo mite o eccezionalmente caldo. L'incendio di Londra nell'estate del 1666 pare sia nato proprio in conseguenza del clima particolarmente secco e caldo di quella stagione. Tempeste del genere fanno pensare ad un indice NAO positivo con una corrente a getto dunque sparata da ovest ad est. E' davvero così e cosa ha comportato? L'accumulo di aria fredda nelle zone polari (vortice polare forte) prefigurava AO e NAO decisamente positivi. Tutto quel freddo (massa d'aria pesante) però non poteva ancora a lungo rimanere confinato alle alte latitudini. Così ecco i rallentamenti nella corrente a getto dovuti ad oscillazioni sempre più ampie: è l'aria fredda che tende a riversarsi verso le basse latitudini, la NAO propone così severe fasi negative che spesso corrispondono per l'Italia a importanti ondate di gelo accompagnate non solo da nevicate ma anche da nubifragi e mareggiate tremende che, secondo gli esperti norvegesi, se si verificassero oggi farebbero gridare ad una fine del mondo imminente. Una fine che, tanto per cambiare, verrebbe attribuita non ad una svolta climatica naturale verso il freddo, ma come sempre alle attività antropiche a al surriscaldamento planetario. Mah...

Autore : Alessio Grosso

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