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Estate a rischio ondate di calore? Chiediamolo al monsone africano...

Secondo uno studio del CNR, esisterebbe una interessante connessione tra tra il clima estivo del bacino del Mediterraneo e quello dell’Africa occidentale.

In primo piano - 15 Maggio 2009, ore 09.27

Il monsone dell’Africa occidentale (West African Monsoon, WAM) nasce in maggio nel golfo di Guinea dal contrasto termico tra l’oceano e la terraferma, ed influenza decisamente il clima di un’ampia regione circostante, portando umidità e pioggia in tutta la fascia di latitudine tra 5°N e 20°N fino ad ottobre. Ora, sembra che le fluttuazioni del WAM siano in qualche modo correlate attraverso la circolazione meridiana di Hadley, anche con il clima dell’area Euro-Mediterranea. Lo studio evidenzia una chiara e statisticamente significativa correlazione tra anomalie positive di pioggia monsonica nella regione del Sudan-Sahel nel periodo luglio-agosto e anomalie positive di geopotenziale e temperatura in tutto il bacino del Mediterraneo nello stesso periodo. Il fenomeno monsonico in Africa occidentale produce infatti come primo effetto il rafforzamento dell’anticiclone subtropicale atlantico, con deviazione del flusso occidentale verso il nord Europa. Un monsone particolarmente intenso inoltre modifica la circolazione meridiana di Hadley che ha in genere il suo ramo discendente sul nord Africa, ampliando l’estensione dell’intera cella convettiva. Questa variazione della circolazione contribuisce inoltre a modulare l’intensità e la posizione dell’anticiclone Libico (comunemente detto anticiclone africano), che può così arrivare ad invadere più frequentemente e con più insistenza il bacino occidentale del Mediterraneo. Gli anni infatti che l’Italia e altri paesi Mediterranei ricordano con una certa apprensione per le estati particolarmente calde, coincidono esattamente con gli anni in cui si sono registrate precipitazioni monsoniche abbondanti e comunque oltre la media proprio nella zona citata: 1988, 1994, 1998, 1999, 2003 e 2006. Sicuramente interessanti e rilevanti le implicazioni scientifiche apportate da questa ricerca. Dal punto di vista dell’utilità operativa, l’esistenza di una connessione tra il WAM e il clima del Mediterraneo, rende possibile una previsione di massima delle anomalie termiche e di geopotenziale sul Mediterraneo utilizzando come indicatore la pioggia monsonica; a questo proposito il CNR ha elaborato un metodo statistico per la previsione stagionale del WAM, che permette di stimare l’intensità del monsone già in aprile, utilizzando le temperature superficiali di alcune zone oceaniche. Dal punto di vista più strettamente legato alla comprensione del cambio climatico, lo studio a medio e lungo termine della circolazione meridiana di Hadley e dell’ITCZ (Intertropical Convergence Zone) e di una loro eventuale modifica, porta ad una possibile migliore valutazione e conoscenza di problemi legati al rischio siccità, desertificazione e maggiore frequenza di ondate di calore nel Mediterraneo. Non aspettiamoci quindi di poter prevedere con certezza matematica il tempo che farà nei prossimi mesi o anni, il bacino del Mediterraneo peraltro rappresenta una delle zone climatiche più complesse del pianeta, ma la ricerca continua ed il notevole “gap” che ancora ci divide da una previsione stagionale quantomeno attendibile si farà a questo punto sempre più ristretto.

Autore : Fabio Vomiero

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