Scrivi una località, una regione o una nazione per ottenerne le previsioni del tempo
Località Data aggiornamento Quantità neve Impianti
MeteoLive NEWSLeggi tutte le news ›

ESCLUSIVO! "Nord Italia a rischio" Le parole del grande scienziato Sir Bernard Lowell, per lui la colpa è soprattutto dell'isola di calore

1998: il Piemonte è impazzito: è febbraio e sulle colline ci sono già le violette mentre in montagna c'è l'erba -Lo scienziato inglese Lowell ci spiega quali sono le cause- Ma si possono rimettere le stagioni al loro posto?

In primo piano - 1 Febbraio 2005, ore 14.13

Il Dottor Ito De Rolandis nel 1998 intervistava lo scienziato Sir Bernard Lowell. In esclusiva MeteoLive vi ripropone questa illuminante intervista in versione integrale. "E' difficile stabilire quando è arrivato il momento di riconoscere la fine di qualche cosa: di una speranza, un sogno, un'amicizia, un amore. A rinunciarvi troppo presto si rischia di non goderne appieno; a farlo troppo tardi c'è il pericolo che le emozioni perdano di intensità e diventino pericolose. Lo stesso discorso vale per il clima: è assurdo cercare di stabilire quando ha avuto inizio il cambiamento. E' mutato. Non cerchiamo una data. E' avvenuto. Abbiamo bistrattato questo nostro pianeta. Ora dobbiamo riparare i guasti. Subito". E' amaro il commento del professor Sir Bernard Lowell jr., uno degli scienziati più noti del mondo. Dall'osservatorio di Jodrell Bank in Inghilterra, che lui stesso ha dotato di uno dei più potenti radiotelescopi del mondo, non esplora soltanto l'immensità dello spazio, ma anche l'aspetto biofisico della nostra terra. E' stato uno dei primi ad accorgersi che la percentuale d'ozono nella calotta australe diminuiva in proporzione allarmante, ed è stato ancora lui a denunciare l'aumento della temperatura in determinate aree dell'Africa e dell'Australia, a causa dell'effetto serra. Siamo andati ad intervistarlo perché uno dei capitoli dei suoi studi ci interessa in modo particolare, infatti parla dell'Italia settentrionale, una regione che definisce "a rischio" a causa della trasformazione del clima. Il tempo è cambiato "Per l'esattezza - dice - il mutamento interessa tutta la fascia settentrionale, ma in Piemonte le alterazioni ambientali sono più accentuate che non in Lombardia o nel Veneto. Questo a causa della particolare configurazione morfologica della zona, e delle deformazioni che l'uomo ha qui prodotto". E' da un po' di anni che la gente, ad ogni dicembre, ripete la stessa frase: non ci sono più gli inverni di una volta. Ai primi freddi, sul finire del mese di novembre, la colonnina di mercurio scende a valori molto bassi, poi si stabilizza qualche grado sopra lo zero, e qui rimane. Chi ha i capelli argentati rammenta le nevicate della sua gioventù, quando su Torino città cadevano 40-50 centimetri di neve, e fino al ginocchio sul Monferrato. Sul colle del Sestrière la coltre superava i due metri. Il punto più innevato era Limone, e la cosa è ancora testimoniata dalla costruzione dei tetti delle case, la cui travatura è rinforzata da traverse di massiccio legno d'abete, indispensabili per reggere il peso del candido manto. "Io non credo che torneranno quegli anni - aggiunge il professor Lowell comprimendo una buona dose di tabacco Dunnil nel fornello della sua pipa - almeno a breve termine; sono convinto che nella pianura padana si è innescato un processo irreversibile, e che pertanto, proprio a causa dell'opera dell'uomo, non si possano più ristabilire quelle condizioni atmosferiche preesistenti". Che cosa è accaduto? Lo scienziato cerca in uno schedario un contenitore di diapositive, poi lo inserisce in un proiettore, e sullo schermo appaiono una dopo l'altra immagini del Piemonte, fotografie autentiche, scattate da un satellite meteo. Si sofferma su una. Con un puntatore laser evidenzia la corona delle Alpi. "Ecco qui, così appare dall'alto il suo Piemonte, - spiega sorridendo - una terra fatta ad imbuto, come un grande anfiteatro. Le pareti sono rappresentate dalle montagne, massicci che avvolgono la regione, tutto attorno, in semicerchio. Osservi: queste sono le Alpi Marittime, poi le Cozie, e qui iniziano le grandi vette, il Monviso, il Gran Paradiso, il Bianco, il Rosa, quindi le Graie e le Penniniche. Proprio un colossale imbuto, una barriera naturale che per millenni ha protetto il Piemonte, regalandogli un clima particolarmente dolce, con precipitazioni misurate, ed un'aria più mediterranea che continentale." Le Alpi proteggevano Queste Alpi hanno fatto paravento nei confronti delle fredde correnti del nord, riparando Pinerolese, Canavese, ma anche Langa, Monferrato, Lomellina. "Le precipitazioni avevano una loro ricorrenza - continua l'astronomo - e se facciamo eccezione della nuvolosità importata dalle grandi perturbazioni atlantiche, il Piemonte riciclava in un certo senso quell'umidità locale, conseguenza della evaporazione solare. Un microclima irrobustito dal riparo delle montagne, capace di imporsi alla situazione atmosferica dell'Europa meridionale." Le cose però sono cambiate. Quando? Lo abbiamo sentito, sir Lowell non vuoi parlare di date. "E' accaduto - sottolinea - e basta". Quali allora le cause? Lo studioso pigia un altro pulsante del proiettore e sullo schermo appare un'altra cartina : ora il Piemonte è a tutto campo. "Al centro di questo imbuto vi è Torino -prosegue- sino al 1960 la sua estensione non era preoccupante, nel senso che città e dintorni non superavano i 200 chilometri quadrati, ed i grandi quartieri costruiti in materiale edilizio erano inframmezzati da aree verdi, tanto in città che in periferia. Questo mix aveva un suo scopo: attenuava il riverbero del materiale edilizio la cui costituzione molecolare è ben diversa dalla struttura chimica della terra. Oggi le cose sono cambiate: Torino ed il suo hinterland occupano una superficie che supera i 1200 chilometri quadrati, un qualcosa di enorme se si considera che tutto il Piemonte, dico tutto, è di appena 25 mila chilometri quadrati, comprese le zone boschive prealpine. Mi segue? Se togliamo le montagne, che fanno da parete del grande anfiteatro, un decimo del Piemonte si presenta come una superficie di cemento, o cemento-asfalto, se preferisce. Ed ecco quello che accade. Torino è al centro di questo imbuto - ripete sir Bernard Lowell indicando con il rosso raggio laser la fotografia del Piemonte visto dall'orbita del satellite - sia nel periodo estivo che in quello invernale la sua grande superficie genera una corrente di aria calda che sale in senso verticale. D'inverno questa corrente è alimentata dagli impianti di riscaldamento, d'estate dall'irradiazione solare riflessa dal cemento delle case. Se Torino non fosse qui, al centro di questo imbuto, probabilmente questa colonna di aria calda non innescherebbe nessuna reazione climatica. Ma la città invece è proprio qui, ed il flusso di aria ascensionale viene in un certo senso amplificato ed irrobustito dalle pareti delle montagne che stanno tutto attorno, e che trovano nella collina torinese un dotto forzato. In altre parole è come se nel bel mezzo del Piemonte ci fosse un camino, il quale impedisce all'umidità, trascinata dalle correnti in quota, di condensarsi sulla cima delle montagne , come avveniva in passato, e come si è manifestato per secoli e secoli. Questa è la causa scientifica dei cambiamenti di clima della sua regione". Allarme in biologia Lo scienziato si avvicina ad un computer e batte alcuni tasti. "Ecco, in Piemonte dal 1990 ad oggi le precipitazioni nevose complessive non hanno superato i 35 centimetri, ma attenzione, la neve è caduta solo ed esclusivamente nel bacino idrografico del Po. teniamo d'occhio la carta col nome delle località: neve a Novara, Vercelli, Carignano, Carmagnola. Ma qui a Moncalieri, che è solo a pochi chilometri da Torino, nulla, e niente neve ad Asti, Alessandria. Insomma bastava allontanarsi di poco dal bacino del Po per non avere precipitazione. Osservi ancora come la situazione di oggi è incredibilmente differente ripetto il passato. Nel 1945 invece, tanto per andare a curiosare nel ieri, caddero sul Piemonte 48 cm. di neve! E non era affatto un anno eccezionale". Lo scarso innevamento penalizza gli sport invernali ed i bacini naturali di riserva d'acqua. Quindi determinano, sul piano economico nazionale, una penalizzazione di energia. E' il caso di dire che la città o le città hanno ucciso la montagna? Lowell si passa una mano sulla guancia, si siede e riprende la pipa che era rimasta in un posacenere a coppa. "Certo gli sport invernali sono importanti - aggiunge con un sospiro - ma la cosa non ha molto valore dal punto di vista dello studio della biosfera. Vede, nel 1938 un congresso mondiale annunciò che nel mondo vivevano cinquecento milioni di forme di vita. Oggi abbiamo ragione di ritenere che le strutture di vita rimaste non superino i 100 milioni di esemplari. In parole amare: sono scomparsi quattrocento milioni di specie, ovviamente considerando anche le forme vitali microscopiche. Lo scienziato americano Terry Erwin ritiene che perdiamo non meno di duemila forme di vita all'anno, perché la sopravvivenza è legata all'ambiente, e se l'ambiente non risponde più' alle caratteristiche che lo hanno consolidato, si crea il pericolo dell'erosione genetica." In Piemonte sta accadendo questo? "Sono stati alterati certi parametri di umidità, pressione, temperatura. Molti animali migratori hanno ridotto oppure allungato il periodo stanziale, altri sono scomparsi e non solo per motivi venatori. La biosfera è un insieme molto delicato, fatto di impercettibili equilibri. Guai ad alterare uno dei suoi componenti. D'altra parte tutto l'Universo regge sull'armonia del bilanciamento delle forze".

Autore : Ito De Rolandis

Questa pagina: Stampa Invia Favoriti | Condividi: Altro
Webcam
Vedi tutte
Satellite
Immagini e foto dal satellite

Immagini dal satellite

Guarda le ultime immagini inviate dal satellite Meteosat 8, da 36.000 km di altezza.

Visualizza
Editoriali
Leggi tutti
Newsletter

Iscriviti subito!

Scrivi la tua email

Ogni giorno riceverai le nostre previsioni meteorologiche direttamente nella tua casella e-mail!

Info Viabilità

h 06.54: A4 Venezia-Trieste

rallentamento

Traffico rallentato causa scambio di carreggiata nel tratto compreso tra Svincolo S. Giorgio Di Nog..…

h 06.43: A1 Roma-Napoli

incendio

Incendio nel tratto compreso tra Cassino (Km. 669,6) e San Vittore (Km. 678,6) in direzione Napol..…

Leggi tutti
Dal FORUM
Vai al forum