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ESCLUSIVO! Inverni avari di neve: Gran Sasso d’Italia, 17 gennaio 1988...

Esclusivo reportage di MeteoLive! Ecco come si presentava Campo Imperatore nel gennaio di sedici anni fa... Importante paragone con l’inverno scorso e con quello in atto.

In primo piano - 16 Novembre 2006, ore 10.08

E’ proprio vero: Alpi e Appennini hanno conosciuto annate veramente disgraziate dal punto di vista dell’innevamento invernale. Ci sono state stagioni fredde in cui si è sciato per miracolo, altre in cui si è sciato per poche settimane, ed altre ancora in cui la neve ha costituito di fatto l’eccezione in un contesto di tempo per lunghissimi tratti di matrice anticiclonica. E non è solo affare dei giorni nostri, anzi... Il reportage che MeteoLive quest’oggi vi offre è datato 17 gennaio 1988, vale a dire sedici anni orsono, con la teoria dell’Effetto Serra che aveva appena messo radici nella nostra cultura scientifica, e con le invernate straordinarie del 1985 e del 1986 appena alle spalle. Correva dunque il 17 gennaio di sedici anni fa...Gran Sasso d’Italia, uno dei pochissimi posti in Appennino raggiungibili con la macchina dove si poteva constatare la permanenza continua al suolo di manto nevoso (anzi, in Abruzzo addirittura l’unico assieme alla Maielletta). A Campo Felice il bollettino della neve recitava miseramente: 0-10 cm, con impianti chiusi. Era la fotocopia di un Abruzzo messo in ginocchio da un inverno di stampo primaverile, con la neve che con cadeva da oltre un mese, a resistere a temperature ben più alte della media del periodo. A Campo Imperatore, di poco superato il Piano di Petranzoni, a quota 1650 metri circa, la neve compariva a chiazze, resistendo solo nei canaloni (a quote superiori i 2000 metri!) dei versanti meridionali di Prena, Camicia, Aquila e Brancastello. Poco prima, Scindarella e Montecristo si presentavano quasi completamente denudate del manto bianco, ad evidenziare la sostanziale assenza di precipitazioni nelle settimane precedenti, unita ad una componente termica sicuramente al di sopra delle medie del periodo. Per trovare neve al suolo continua ed in quantità decenti (oltre i 25 cm) si doveva salire sopra le Fontari, quota 2000 metri, nei versanti esposti a nord. La strada, solitamente chiusa durante la stagione invernale, era rimasta infatti aperta per mancanza di neve e mi permise di arrivare fino ai 2130 metri del piazzale dell’Albergo di Campo Imperatore. Rispolverando quella visione con quella più recente del 3 maggio 2003 (foto a destra), il paragone sorge spontaneo. E ci si stupisce nel vedere che l’innevamento fosse maggiore in questa ultima data, piuttosto che in quella del 17 gennaio di quindici anni prima. Bizzarrìe del tempo, o sarebbe meglio dire: conseguenze storiche delle gesta, degli armistizi, delle vittorie e delle sconfitte degli anticicloni d’invadenza mediterranea... E oggi, com’è la situazione sulle nostre montagne? Beh, sicuramente non alla pari con quella del 1988. In Appennino c’è molta più neve e si scia, anche se con qualche difficoltà, un po’ dappertutto. I danni sono venuti dall’insorgenza delle miti correnti occidentali che nelle ultime 48-72 ore hanno rovinato il manto nevoso finora accumulato (comunque fino a ieri l’altro nella media pressoché ovunque). E di certo la situazione in Appennino, ad inizio gennaio, non lasciava affatto rimpiangere quella del 2003 nel medesimo periodo. Infatti nel 2003 i “grandi fasti” arrivarono a partire da fine mese, e furono coronati da un febbraio straordinariamente freddo e nevoso, con repliche di tutto rispetto in marzo e addirittura in aprile.

Autore : Emanuele Latini

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