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ESCLUSIVO! De Rolandis a MeteoLive: "abbiamo davvero guadagnato qualcosa assicurandoci 20 anni di vita in più? L'unica trasmissione che si salva è Striscia la notizia"

Il popolare giornalista e scrittore parla del clima del passato, dell'informazione, fornisce preziosi consigli ai giovani, del nepotismo in Rai, della tv spazzatura, della modernità. Una lunga chiacchierata, un tuffo nel passato per comprendere meglio il presente.

In primo piano - 5 Gennaio 2005, ore 09.40

Con grande piacere e un pizzico di emozione abbiamo fatto questa chiacchierata con il grande giornalista e scrittore Ito De Rolandis, di cui su MeteoLive abbiamo parlato anche a proposito del famoso articolo sul "Il Messaggero" del 1973, i lettori più affezionati lo ricorderanno certamente, in cui si paventava un'imminente avanzata dei ghiacciai proprio a causa dell'effetto serra. Ma questa è solo un piccolo tassello di una carriera straordinaria e prestigiosa che ripercorriamo purtroppo solo brevemente menzionandone almeno i punti salienti. Intanto il Dottor De Rolandis, è astigiano. E' nato infatti ad Asti nel 1934; scrittore e giornalista, laureato in chimica e farmacia, è entrato alla Rai giovanissimo come redattore al Giornale Radio. Nel 1953 ha partecipato alla nascita del “Telegiornale” con Enzo Tortora, Giorgio De Martino, Franco Skepis, Silvio Geuna, Piero Angela, Gian Paolo Piana. Nel 1958 è autore di “Arti e Scienze” primo documentario televisivo. Nel 1961 passa alla "Gazzetta del Popolo". Quindi collabora con il "Messaggero" di Roma, il "Secolo XIX" di Genova, l'agenzia giornalistica “ADN Kronos”, riviste ed emittenti italiane e straniere, tra cui la BBC. Nel 1986 diviene direttore della "Gazzetta". E' autore dell'Enciclopedia della Sei, Società Editrice Internazionale, e di 24 libri, di storia e di divulgazione scientifica. Uno di questi, "Nel nome di Asti", ha ricevuto il premio Venezia 1993. Tra i maggiori successi “Maria José ultima Regina” “Cronache dell’Impossibile” “L’immagine dal non conosciuto” “Il mestiere e la passione”. E' pronipote di quel Giovanni Battista De Rolandis che a Bologna nel 1794 , con Luigi Zamboni, ideò il Tricolore italiano innalzato a vessillo il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia. Uomo di rara saggezza, semplicità e disponibilità De Rolandis ha accettato di rispondere alle mie modeste domande, che peraltro non si sono limitate alla meteorologia... GROSSO: Dott. De Rolandis, quanto è veramente cambiato "a pelle" il clima del Piemonte dagli anni della Sua infanzia? DE ROLANDIS: Moltissimo, come ogni cosa. Ricordo le fughe sulle colline del 1943, per sfuggire ai bombardamenti. Si camminava tra la neve alta mezzo metro e le mattinate di gennaio quando non si potevano aprire le persiane a causa della neve accumulatasi nella notte. Ma rammento anche le stagioni graduali, le dissolvenze della temperatura di aprile ed ottobre, specialmente. GROSSO: perchè la popolazione vede ancora la pioggia come un impiccio, la neve come un fastidio e ogni evento atmosferico come una calamità? E' un retaggio della situazione di povertà di un tempo, quando davvero si soffriva il freddo, o un paradigma nato con il benessere? DE ROLANDIS: viviamo in un’epoca di mistificazioni, quindi in contrasto con la natura che invece non conosce la bugia. Essa è, e basta, come Dio: è. Il modernismo ha condotto l’uomo verso il dubbio, come diceva Bobbio. Non c’è più certezza, né del presente né del futuro. Si vive alla giornata al punto che negozi “vendono” oggetti che saranno pagati tra due anni. L’uomo è stato sradicato dal suo habitat con un’azione blasfema. Non riconosce la terra, ed infatti la inquina. Avendo spregio verso di lei, si ha dileggio anche verso le sue manifestazioni, pioggia, neve, vento ecc. Non è vero che viviamo meglio oggi. La ricchezza consumistica ha solo cambiato il nostro sistema di vita. Abbiamo guadagnato vent’anni di sopravvivenza, ma abbiamo rinunciato alla gioia, al sorriso, alla felicità, al cielo stellato, all’aria pulita, all’odore degli alberi, ai suoni delle colline… agli affetti, al “ti amo per tutta la vita”. Abbiamo davvero guadagnato assicurandoci vent’anni in più? E’ vero che oggi l’uomo odia pioggia e neve, perché questi due elementi inducono a fermare la quotidianità. Le distanze superate a cavallo inducevano alla meditazione. Quando pioveva si rimaneva sotto l’atrio ad osservare le gocce. E si pensava. Oggi sono i copywriter che pensano, un tanto all’ora. Come dice il prof. Facchinelli, docente di Fisica della Terra Univers. di Torino, si odia la pioggia perché non abbiamo assecondato la natura, ma abbiamo avuto l’arroganza di volerla disciplinare, noi formiche in preda a dissennata presunzione: così ad esempio abbiamo costruito dove i fiumi corrodono il terreno, e ce la prendiamo con la meteorologia che comunque fa parte dell’evoluzione… GROSSO: Lei ha ricoperto prestigiosi incarichi in RAI. Quanto è cambiata l'informazione negli ultimi anni e perchè ci si parla così tanto di perdita di credibilità del servizio pubblico radiotelevisivo? E' solo delle esigenze di palinsesto, dell'audience o di una perdita generale di valori? In altre parole l'informazione scientifica, l'educazione dei giovani, i programmi di pubblica utilità. che posto occupano ormai nell'ambito della Televisione di Stato? DE ROLANDIS: noi avevamo concepito un “Telegiornale” fotocopia della cinematografica Settimana Incom, o del Notiziario Luce. Dava voce alla Incom il milanese Vittorio Mangili, per il tg il toscano Paladino. La guerra era finita da appena dieci anni. In molti le ferite non erano rimarginate, e tanti lampioni erano ancora ricoperti dagli stracci dell’oscuramento. Il Telegiornale puntava all’Italia che aveva la forza di risorgere. Le telecamere mostravano immagini concrete. Non c’erano ambiguità. Non c’erano interminabili primi piani. Non si parlava di mistificazione della notizia. Se oggi rubano una bicicletta ad un ragazzino un canale dice: “ Ragazzino della Milano bene si lascia portare via la bici”, altro canale “Vagabondo deruba un povero ragazzo”, altro ancora “La società spinge un disoccupato a rubare una bici”. Oggi si attribuisce ogni cosa alla società. Il 68 ha visto il trionfo di coloro che oggi compongono gli staff dirigenziali dei maggiori enti burocratici iscritti ai Lions ed ai Rotary. Se alle 13 gli impiegati Rai uscissero da Saxa Rubra (mai nome è stato più azzeccato) con la maglietta del loro partito, molti giurerebbero che si tratta di un passaggio del Giro d’Italia. Quando ci sono le assunzioni alla Tv dicono, abbiamo dato un posto ai Ds, ad An, a Fi, all’Udr… Tra un mese assumeremo uno che sappia fare il suo lavoro. Il nostro Tg, il mio Tg (3000 lire a servizio nel 1954) è snaturato anche nella logica. In Sardegna la pioggia ha fatto smottare una collina. E’ stato annunciato con enfasi che il magistrato del luogo ha aperto un’inchiesta. La comunicazione giudiziaria sarà portata in cielo da un palloncino da fiera? Gli annunciatori ogni giorno danno lezioni di una lingua nuova, e gli scolari imparano e scrivono sabato con tre “b”, e chiamano il “congiuntivo” un atto sessuale. Se osserviamo i cognomi di chi lavora in Rai troveremo gli stessi nomi degli anni sessanta. Un miracolo di ottuagenarietà? No, solo nepotismo, lo stesso dei tempi dei Cesari e dei Papi. Tutti fanno interviste, l’ultima a scendere in campo è la Parietti decisa a porre domande imbarazzanti. L’unica domanda inquietante l’ha fatta Dio nella Bibbia, quando ha chiesto a Caino dove fosse suo fratello. Ai miei tempi non si parlava mai in prima persona, oggi dice “io” anche il corrispondente da Abbiategrasso. Sul video c’è l’invasione dei tuttologhi, tutti sono esperti e profondi conoscitori. Se lo fossero davvero, quelli che parlano dalla borsa sarebbero miliardari, invece sono dei poveracci. Una volta (vedi rivolta di Praga) gli inviati morivano davanti al palazzo del Museo, tra i carri armati, oggi nelle camere dell’Hotel Palestina che ci hanno insegnato a dire Palestayn, tanto che all’esame dell’Ordine dei giornalisti qualcuno dimentico del latino ha osato dire che “la pace è stata firmata sayn dayn (leggi sine die)”. Quando Zavoli faceva le sue inchieste io gli portavo la borsa e si andava a mangiare nelle piole. Per 20 giorni di inviata la Magli si è portata appresso parrucchiere e sarta, ed ha presentato una nota spese di oltre mezzo miliardo. E’ un’attività in cui si deve credere? L’unica trasmissione che si salva è Striscia la Notizia, ma se essa non richiamasse il controvalore di tanta pubblicità Antonio Ricci sarebbe già stato allontanato. GROSSO: i personaggi della politica si sono trasformati in autentiche star rubando persino il primato del pallone quanto a presenze televisive. Perchè il teatrino della politica ha preso il sopravvento su tutto? Solo perchè è litigiosa e fa ascolto? DE ROLANDIS: la politica non fa ascolto per niente. La gente, arcistufa delle medesime solfe, pigia il telecomando ed a Follini e Rutelli preferisce le Lecciso anche se non sanno ballare, cantare, recitare… Nel nulla anche Bonolis raccoglie 10.739.412 ascoltatori. Ma attenti: sull’Auditel potrebbe mettere la mano solo Muzio Scevola. Questi valori d’ascolto non sono per nulla convincenti. Il teatrino (vedi Porta a Porta) fa parte del capitolato di concessione governativa. I partiti hanno diritto ad una certa marchetta prepagata, come per i viaggi turistici per soli uomini. GROSSO: perchè la meteorologia ha sempre avuto un ruolo marginale in ambito televisivo ed è ancora necessario presentarsi con la divisa dell'Aeronautica per essere giudicati più autorevoli dall'opinione pubblica? Perchè questa immagine del mago, dello stregone, del vate che lancia i dadi e prevede il tempo non è ancora tramontata? DE ROLANDIS: la divisa piace agli italiani tanto che nei mercatini rionali si vendono tute d’occasione a prezzo di capi di Versace. Questo perché il nostro cervello tende a porre ordine a qualsiasi informazione gli giunga, dalla pastina in brodo all’acciottolato delle strade. Pertanto – nonostante una certa propaganda negativa diffusa da Cossutta negli anni settanta – l’Esercito, l’Aviazione godono di grande rispetto. L’Aeronautica riceve un certo sostentamento che deve giustificare. Ed ha creato una rete di sonde meteo d’intesa con analoghi apparati di altre nazioni. A Roma esiste ancora il commissariato per i Reduci dalla Russia del ’43, a carico dei contribuenti onesti. Anche il meteo aeronautico viene pagato dai cittadini. Di conseguenza il governo deve giocoforza dimostrare l’utilità di questi sovvenzionamenti. Certo che sarebbe più logico creare servizi privati, in questo settore, come ad esempio fa la Regione Piemonte. GROSSO: Lei si è occupato dei grandi misteri della storia e del paranormale. Cosa pensa allora delle forme di vita extraterrestre, dei cerchi nel grano, dei presunti esperimenti segreti per modificare il clima da parte delle superpotenze, oggi come nel passato...Qualcuno ha persino messo in dubbio che l'uomo sia andato sulla luna, ipotizzando l'utilizzazione di un set cinematrografico hollywoodiano. DE ROLANDIS: mi ero occupato dei dischi volanti che venivano avvistati sul Monte Musinè, nei pressi di Torino. Io ero un cronista, senza tessera di partito. Non santo, e quindi senza il beneficio delle visioni. Tutto andò per il meglio sino a quando i dischi atterrarono all’Aeritalia, e dopo qualche mese fu dato l’annuncio della nascita dei Tornado. Da allora gli Ufo sparirono dai cieli di Torino, e sorrise anche l’avvocato Agnelli, si perché un giorno mentre il presidente della Fiat rientrava da Roma col suo jet, vide dal finestrino a pochi metri da lui una luce abbagliante. Un marziano della General Motor? Macchè, era un pezzo di cartone rivestito di stagnola che scendeva ondeggiando. Che penso dei circoli nel grano? Nei giorni di magra non c’è giornalista che non inventerebbe chissà cosa pur di monetizzare una notizia. Il recente caso del Presepe vietato in una scuola, ne è esempio. Ricordo senza rimprovero quando sempre sullo stesso monte torinese fu trovata e piazzata in prima pagina di un giornale della sera, l’orma agghiacciante di un essere mostruoso… Un simpatico e giocherellone collega si era attorcigliata ai piedi una corda ed aveva lasciato quelle impronte... Certo che ci sono altri esseri su altri pianeti, ma nulla di misterioso; la scienza parla sempre con carte scoperte, fin tanto che sta lontano dall’industria chimica… Dobbiamo iniziare a pensare, ragionare ed agire senza allucinazioni. La natura e solo lei è il più sconcertante evento miracoloso che si conosca, il resto è ciarpame. Ho una collezione di Madonne che sanguinano, voci ultraterrene, polveri concretizzate dal nulla, testimonianze dell’incredibile. In 50 anni di giornalismo ho raccolto ciò che Sigmund Freud aveva solo immaginato. GROSSO: cambio climatico: quanto la politica è entrata anche nel dibattito scientifico e quanto c'è di vero e quanto di pilotato secondo lei, riguardo ai tragici scenari ipotizzati dalla maggioranza degli scienziati sul clima del futuro? L'uomo è davvero il cancro del Pianeta? DE ROLANDIS: purtroppo si, l’uomo non ha saputo apprezzare la terra, l’ha calpestata, e continua a farlo. La nostra epoca passerà alla storia come l’epoca della follia. Noi pazzi. Ma proprio matti: abbiamo bruciato migliaia di tonnellate di petrolio senza alcuna logica. Dovevamo tenere questa fonte di energia solo ed esclusivamente per i trasporti collettivi. Oggi circolano fuori strada che consumano 6 litri a chilometro: guardiamo dentro, viaggia una sola persona! Follia. Potevamo scegliere l’alcool, ma ci abbiamo rinunciato per assecondare vergognosi intrallazzi politico economici, così, da padri svergognati, abbiamo demandato sui nostri figli problemi angosciosi. In nome del più sordido menefreghismo. GROSSO: quali sono i requisiti fondamentali che un giovane dovrebbe possedere oggi avvicinandosi al mondo del lavoro e lei, con la sua esperienza, che consigli darebbe? DE ROLANDIS: innanzitutto essere forti, irrobustire se stessi con la conoscenza e con lo sport. Mens sana in corpore sano. Ai giovani vengono proposti ventagli di esperienze culturali di grande livello. Non tralasciare nessun settore dello scibile. Anche Van Gogh è utile per un chimico. E Rubinstein giova ad un allevatore. Studio, ricerca, e cura del proprio corpo. Un giornalista bravissimo ma malaticcio non è affidabile. Il paese di oggi è il mondo. Quando un giovane sa, ed è esperto, le aziende se lo strappano a suon di dollari. Non sperare mai in un eventuale aiuto esterno. La politica tradisce, la finanza distrugge. Non ci sono mestieri umili ed altri nobili. Ci sono medici assassini, ed ingegneri ladri. Ma ci sono idraulici saggi, e muratori poeti. L’uomo deve ritrovare se stesso nella sua spiritualità e nelle sue capacità. Ci sono dati che sconvolgono, sei studenti su dieci hanno provato sostanze tossiche. E’ una follia. E dobbiamo chiamare onorevoli coloro che fanno politica? Lo sa che ogni anno insorgono 30 nuove patologie? Nessuno ha mai contato i feti soppressi perché deformi? GROSSO: come vede l'esperimento di un meteo-thriller per sensibilizzare gli italiani sui problemi dell'ambiente e della meteorologia? DE ROLANDIS: l’idea è simpatica. Dai romanzi sono nati impulsi altamente scientifici, come il volume di Alexis Carrel “L’Uomo questo Sconosciuto”; ebbe a suo tempo il merito di diffondere la medicina in modo meraviglioso. GROSSO: Lei chè è pronipote di colui che ideò il Tricolore, pensa che veramente gli italiani lo meritino o stiano facendo di tutto per calpestarlo? DE ROLANDIS: il tribunale dell’Inquisizione, i diverbi tra Stato e Chiesa e le diverse politiche che si sono avvicendate in tempi post bellici, hanno offuscato più volte il simbolo del Tricolore, artefice dell’Unità d’Italia e della cultura italica. Ma la nostra bandiera è rimasta nei cuori e nelle speranze degli italiani, popolo di artisti, santi, poeti, navigatori, scienziati, matematici e filosofi. Gli italiani amano il Tricolore: in ogni famiglia ci sono stati avi nonni padri che per questo simbolo di italianità hanno versato il proprio sangue ed offerto la propria vita. Il presidente Ciampi ha ribadito più volte che gli italiani hanno grandi possibilità. Devono credere di più in loro stessi, e ricostruire ciò che maldestri distruggono. I tre colori che simboleggiano libertà giustizia fratellanza, come hanno infiammato i cuori di ieri, rappresenteranno ancora domani un comune punto di riferimento.

Autore : Alessio Grosso

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