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ESCLUSIVO: Capodanno sotto le rovine del castello più alto d’Italia, ROCCA CALASCIO

Ecco la cronaca, i dati, le emozioni, le immagini, le geografie e tutto l’evolversi della situazione meteorologica del tempo in Abruzzo nei quattro giorni a ridosso del Capodanno. Una spedizione di MeteoLive ha soggiornato nel Rifugio della Rocca, a Rocca Calascio, 1460 metri sul Gran Sasso d’Italia, in pieno Parco Nazionale. Dalla magìa del castello più alto d’Italia al fascino del borgo abbandonato, passando per albe e tramonti d’indicibile bellezza. E poi tutto sull’episodio, avventuroso ma a lieto fine, del BLIZZARD che ha sorpreso la nostra spedizione nella notte sul 3 gennaio a 1500 metri di altitudine!

In primo piano - 5 Gennaio 2004, ore 12.48

31.12: ROCCA CALASCIO, LE EMOZIONI ALL’ARRIVO La nostra spedizione è stata accolta come meglio non sarebbe stato possibile dai gestori del Rifugio di Rocca Calascio, a quota 1460 metri, sotto le rovine del castello più alto d’Italia, nel cuore del Parco Nazionale “Gran Sasso e Monti della Laga”. Pochi sguardi, poche parole, pochi momenti, per capire d’esser capitati nel luogo delle fiabe, dove gli unici ad osare sono lupi, gufi, aquile e camosci. Il freddo punge da autentico padrone, mentre le nubi si prostrano ai piedi della rupe aguzza di Rocca Calascio, che ne spunta al di fuori assieme ai contrafforti rocciosi del Cefalone, del Corno Grande, del Prena e del Camicia. E’ l’ora del crespuscolo del 31 dicembre 2003: sta per finire un anno di intense emozioni, e legittimarne l’archiviazione in quel posto ai più sconosciuto ci sembra il modo migliore per consegnarlo alla storia come uno tra i più appassionanti degli ultimi tempi in sede meteorologica. Ci soffermiamo ancora per qualche minuto lassù, tra le rovine di un castello abbandonato, crudelmente condannato all’azione meteorica di vento, pioggia e gelo, che da queste parti si fanno sentire, eccome... Il borgo, poco più sotto, protetto a meridione dai gelidi venti dell’est, è spopolato da diversi decenni, e si mostra come un cumulo di case diroccate e abbandonate, specchio di un Medioevo che ha fatto pulsare il suo cuore fino a mezzo secolo fa. Le uniche forme di vita umane siamo noi, oltre a qualche coraggioso avventuriero amante delle sensazioni forti e ad un paio di coppiette che cercano silenzi e solitudini sempre più rari nel mondo dei giorni nostri. L’INDIMENTICABILE NOTTE DI SAN SILVESTRO La sera avanza col suo velo distinto. In un men che non si dica siamo tutti giù in sala per l’aperitivo che apre il Cenone: piatti squisiti e genuini che lasciano intuire tutta la prelibatezza della cucina abruzzese. A pochi minuti dalla mezzanote si torna fuori, per brindare alla luce del falò, che rischiara una notte dall’emozione rapace. Il mondo è ai nostri piedi. Qualche fuoco d’artificio compare all’orizzonte in un silenzio surreale, disturbato soltanto dai nostri schiamazzi e dagli ululati di lupi lontani. Brividi di una notte “ad alta tensione”... Scandiamo i secondi a gran voce, un po’ per scaldarci e un po’ per farci ...“coraggio”. Il tempo di brindare, di scambiarsi gli auguri, ed ecco che di colpo... inizia a nevicare! Tutto previsto, nessuna sorpresa, ma l’emozione è comunque grande. Sono momenti che può capitare di vivere, ma impossibili da dimenticare. 01.01: MEZZO METRO DI NEVE NEI BORGHI D’ABRUZZO Al mattino ci si risveglia sotto 20 cm di neve e con la temperatura inchiodata a 0°C. E’ il 1° gennaio 2004. Si parte alla conquista dei paesini d’Abruzzo, di cui Santo Stefano di Sessanio e Castel del Monte costituiscono due esempi tra i più intatti dell’intera regione. Qui le neve fresca si è sommata a quella precedente, e gli accumuli nei vicoli dei borghi sfiorano i 60cm. Durante il giorno la precipitazione si esaurisce, la temperatura sale sotto l’effetto di un richiamo di aria più mite proveniente da SE, e la neve si scioglie definitivamente sotto i 1200 metri. A Rocca Calascio fondono 10 cm di neve sui versanti esposti al sole. Ma sul far del tramonto la temperatura crolla: il nostro termometro segna -0.5°C alle ore 17, in calo fino ai -2.5°C della mezzanotte. 02.01: L’ALBA FIABESCA E L’ESCURSIONE ALLA NATRELLA Il giorno 2 ci svegliamo sotto una minima di -4.0°C. Il cielo si presenta velato e lascia trasparire un’aurora dalle mille sfumature. Spettacolare l’alba del sole dietro le cime della Maiella, che all’orizzonte si staglia su di un cuscino di fitta nebbia che avvolge il fondovalle. Ci dirigiamo sul castello per ammirare uno scenario d’inenarrabile fascino. Non troviamo parole per descrivere il crepitìo della neve sotto i nostri piedi, mentre percorriamo la traccia tra le rovine del castello, che spunta al di fuori della coltre nebbiosa in un panorama che spazia a trecentosessanta gradi. Oltre alle vette del Gran Sasso, compaiono le cime di Monte Calvo, del Terminillo, dell’Ocre, del Velino, del Sirente e della Maiella, fino ad arrivare ai lontani Simbruini e ai Monti della Meta sul confine con Lazio e Molise. Da Rocca Calascio ci dirigiamo verso Castel del Monte. In quota la temperatura sale: -1.5°C alle ore 9, 0°C alle 10.30. La nevicata di Capodanno rende impossibile il transito della SS 17/bis, ammantata da diversi centimetri di neve fresca. La nostra spedizione ripiega dunque sulla pista di fondo della Natrella, che da Castel del Monte risale la valle omonima fino a raggiungere i 1400 metri di altitudine sotto le pendici di Monte Bolza. Durante l’escursione, spettacolare dal punto di vista paesaggistico, il tempo va via via peggiorando sotto l’incalzare di un vento gelido. Alle 15.30, a Castel del Monte, si misura -1°C e vento a circa 40 km/h. 02.01: BLIZZARD A ROCCA CALASCIO Alla sera si rientra in rifugio e, sul finire della cena, veniamo richiamati alla finestra da una nevicata modesta che tuttavia attecchisce benissimo sul manto bianco preesistente. Soffia un debole vento, e la temperatura è inchiodata a 0°C. A ridosso della mezzanotte ci attrezziamo per una escursione in notturna sul castello per appurare la situazione sull’opposto versante (N). Ma come ci affacciamo ad est, registriamo una variazione di condizioni meteorologiche cui non avevamo mai assistito prima. Nel giro di cento metri (!) si passa ad una T di -1.5°C e ad un vento che nelle raffiche più forti sfiora i 100km/h. A stento rimaniamo in piedi in un ambiente praticamente polare, con windchill a -17°C e con i fiocchi finissimi di neve che entrano dentro naso, bocca e ed orecchie, impedendoci addirittura di parlare e respirare. Sono momenti di indicibile emozione. Per ovvi motivi di sicurezza dobbiamo desistere dall’intento di raggiungere il castello: la precipitazione rende quasi impossibile la visibilità necessaria ed il vento sferza la faccia come mai ci era capitato in passato. Ci appoggiamo sul costone roccioso della montagna, che tuttavia scompare sotto l’incalzare della nevicata. Il vento modella autentiche dune di neve alte fin oltre il mezzo metro, e il ritorno è tutt’altro che agevole per le nostre possibilità. Si rischia addirittura di scivolare giù sul ripido pendìo, ma il pericolo maggiore viene dalla mancanza di visibilità. Incredibile constatare come al rifugio sia di nuovo calma piatta: bava di vento, fiocchi radi, tranquillità assoluta: nulla che lasci presagire il blizzard che si nasconde pochi passi più in là, sul versante opposto, quello esposto a nord... Incredibile, veramente incredibile... 03.01: SITUAZIONE NEVE SUL GRAN SASSO D’ITALIA Alla mattina, cessata la precipitazione, constatiamo gli accumuli parziali dopo la bufera della notte. A Rocca Calascio ci sono altri 5 cm nel borgo (esposto a sud), mentre sul castello gli accumuli superano il mezzo metro. A Castel del Monte, località più battuta dalla nevicata della notte, il manto nevoso supera in media il mezzo metro, con punte di circa 80 cm in paese. La statale 17/bis è ancora chiusa, e così tentiamo di percorrerla a piedi con l’obiettivo di arrivare fin sul Valico di Capo di Serre, a quota 1600 metri. Sulla strada il vento ha modellato autentici cordoni di neve, come fossero dune, lasciando scoperti alcuni tratti stradali protetti dai boschi, e accumulando invece fino a 70 cm di neve in altri tratti più esposti alla furia degli elementi. Ma ahimè dobbiamo desistere dal nostro intento: raggiunta quota 1500 metri decidiamo di rientrare, in considerazione di un tempo in via di peggioramento. Un blizzard avrebbe potuto sorprenderci a 5 km dalle nostre auto: troppo! Riscendiamo a valle, dopo aver comunque constatato che gli accumuli variano da 10 cm sui crinali spazzati dal vento, fin oltre i due metri nelle conche di accumulo. Evidente è l’azione eolica che rende la neve oltretutto instabile e suscettibile di movimenti valanghivi. 04.01: IL GELO SULLA RIPARTENZA Al mattino dell’ultimo giorno di permanenza a Rocca Calascio ci sorprende una minima di ben -5.5°C, mentre sul versante opposto (esposto all’irruzione fredda e più elevato) si stimano anche i -7°C. Il cielo è coperto, ma col passare delle ore tende a migliorare. Sprazzi di sole illuminano il nostro rientro a casa, mentre sul crinale montuoso del Gran Sasso d’Italia che si staglia sulla destra della nostra auto, appare imponente il muro dello stau che investe tutto il settore adriatico. Rientrando verso Roma, ad ovest, sempre più ampie si fanno le schiarite, fino ad arrivare al cielo sereno dell’Agro Romano. Bentornata quotidianità.

Autore : Emanuele Latini

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