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ERUZIONI VULCANICHE e il buco dell'ozono

Le polveri e i gas emessi dai vulcani sono tra i principali responsabili della distruzione dello strato di ozono nella stratosfera.

In primo piano - 10 Novembre 2006, ore 07.50

Nuovi studi scientifici hanno rivelato che i gas rilasciati durante le eruzioni vulcaniche possono innescare ed accelerare le reazioni che portano alla distruzione dell'ozono atmosferico. Come è ben noto, lo strato di ozono, funge da filtro per le radiazioni ultraviolette, trattenendo da solo circa il 99% dei raggi UV, che possono essere dannosi per la vita animale, causare una parziale inibizione della fotosintesi delle piante, con conseguente rischio di diminuzione dei raccolti, e distruggere frazioni importanti del fitoplancton che è alla base della catena alimentare marina. Dai risultati di recenti ricerche, è stato notato che anche in presenza di eruzioni relativamente piccole, con modeste emissioni di polveri e gas, lo strato di ozono si assottiglia sensibilmente, anche se con effetti più localizzati nella stratosfera. In precedenza, i ricercatori si erano concentrati sugli effetti climatici delle polveri sottili create dal biossido di zolfo, emesso durante le eruzioni. Per la prima volta, analizzando i dati dell'eruzione del vulcano Hekla avvenuta nel 2000, i ricercatori del Dipartimento di scienze della terra dell'Università di Cambridge, hanno scoperto che i gas vulcanici possono portare anche alla formazione di microcristalli di ghiaccio e di acido nitrico. "Abbiamo mostrato come le eruzioni vulcaniche possano raggiungere la stratosfera e portare alla formazione del tipo di nubi in grado promuovere le reazioni con il cloro che distruggono l'ozono", ha spiegato lo scienziato Genevieve Millard, che ha partecipato allo studio. Le perdite di ozono dovute alla piccola eruzione dell'Hekla sono durate circa due settimane, dopo le quali i livelli sono tornati normali. Ben più estesi e profondi potrebbero rivelarsi gli effetti nella stratosfera in seguito a eruzione di maggiore entità e di maggior estensione come nei sistemi vulcanici attivi presenti sulle dorsali oceaniche e sulle grandi faglie terrestri, determinando un possibile incremento della radiazione ultravioletta alle basse latitudini. Sarebbe utile avere queste informazioni sia per capire che cosa successe nel passato sia che cosa potrebbe succedere nel futuro. Lo studio di tali processi è tuttavia ancora agli inizi ma potrebbe portare a nuove conclusioni sulle oscillazioni dello strato di ozono terrestre.

Autore : Luca Savorani

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