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EOLICO: tutte le risposte che cercavi

Le risposte del Dott. Sennuccio del Bene alle domande dei lettori.

In primo piano - 11 Aprile 2008, ore 11.03

Dopo la pubblicazione del nostro "dossier" eolico, sono pervenute in redazione diverse richieste di chiarimento ed approfondimento; abbiamo riunito le domande più ricorrenti sottoponendole all'attenzione del Dott. Sennuccio del Bene, che ha gentilmente risposto. Speriamo in questo modo di contribuire a chiarirvi le idee e di avervi comunque fatto cosa gradita. 1) i lettori si chiedono perchè l'eolico in Spagna decolla e qui da noi no. RISPONDE SENNUCCIO del BENE: La situazione anemometrica, correlata strettamente a quella meteo-climatica, fa sì che alcune regioni della Spagna abbiano condizioni di vocazione per questa tecnologia. Non dimentichiamoci del capolavoro del Cervantes “Don Chisciotte contro i mulini avento” che attesta una tradizione storica dello sfruttamento di questa risorsa. In sostanza in alcuni territori si raggiungono e superano le fatidiche 2000 ore di “producibilità” annuale, considerata da tecnici ed economisti una soglia di convenienza ed applicabilità vantaggiosa dell’eolico. Qui da noi, purtroppo,(o per fortuna, a seconda dei punti di vista) la situazione anemometrica è ben differente, e le accreditate mappe eoliche del CESI indicano che solo il sud Italia, ed in particolare i crinali appenninici, offrono condizioni ottimali. E’ da sottolineare che i dati del GSE (Gestore di rete) attestano in maniera incontrovertibile una attuale media della produzione italiana da eolico intorno a 1500 ore/anno, ossia ben al di sotto delle condizioni valide di applicabilità. E’ un po’ come pretendere di realizzare l’idroelettrico sugli “uadi” del Sahara che scorrono una volta ogni tanti anni! Esistono anche altri motivi tecnici, che qui non è possibile illustrare sinteticamente. 2) i lettori obiettano che i piloni vadano sistemati così lontani gli uni dagli altri come segnalato nel nostro dossier RISPONDE SENNUCCIO del BENE: i piloni, o torri, necessitano assolutamente di essere sistemati a distanze significative gli uni dagli altri. Esistono pregevoli studi universitari, anche rintracciabili in rete, che dimostrano il cosidetto “effetto scia” prodotto dalle pale eoliche nell’atmosfera; grave interferenza che riduce sensibilmente la produzione delle turbine sottovento. Per spiegare semplicemente possiamo citare ciò che avviene durante le gare di barche a vela con grandi velature, dove chi è sopravvento crea turbolenza e perdita di potenza a chi è sottovento. Una regola empirica, ma validata da misurazioni specifiche, vuole che tra una torre e l’altra esista una distanza pari a 5-6 volte il diametro delle turbine; poiché le turbine attuali raggiungono i 90 m di diametro l’ideale sarebbe almeno 450 m di distanza, ma essendo anche il territorio disponibile limitato e costoso, si scende fino a compromessi di 300-350 m che determinano riduzioni di potenza entro valori accettabili. In siti con venti prevalenti sempre dalla stessa direzione, rari in Italia, è progettabile una ubicazione frontale anche con distanze inferiori. 3) i lettori ci chiedono perchè l'Italia non contempla l'ipotesi dell'eolico marino off-shore, con tanto vento da sfruttare RISPONDE SENNUCCIO del BENE: nuovamente le caratteristiche fisiche del territorio italiano condizionano seriamente l’applicazione di questa tecnologia. Segnatamente alla geologia, la costa tirrenica presenta pressoché lungo tutto il suo sviluppo un rapido degrado del fondale fino a profondità incompatibili, salvo costi esorbitanti, per una applicazione di eolico off-shore; o, diversamente, la realizzazione sotto costa determina impatti paesaggistici o pericolosità per la navigazione/pesca da diporto non facilmente accettabili. Quanto all’Adriatico i suoi fondali presentano mediamente una situazione ottimale con profondità modeste fino a distanze elevate dalla costa; tuttavia nuovamente la situazione anemometrica dimostra qualche validità solo per il centro e sud. Per ora rari progetti sono stati avanzati in Italia in quanto, comunque, non si è in presenza di venti costanti e di tale velocità paragonabili a quelli del Mare del Nord; ciò comporta che i maggiori costi connessi all’ubicazione marina, sia nella fase costruttiva che nella manutenzione, offrano scarsi margini di guadagno agli imprenditori, nonostante gli incentivi. In questa situazione gli unici interessati a questa tipologia di impianti in Italia sono i produttori di energia elettrica da fonti fossili, che per legge devono comunque avere almeno un 3,5% da fonti rinnovabili, per i quali si tratterebbe di spendere importi maggiori nell’acquisto di pari quote dei Certificati Verdi sul libero mercato. 4) i lettori sono scettici sull'impatto tanto traumatico sul territorio degli aerogeneratori. RISPONDE SENNUCCIO del BENE: è necessario un distinguo tra il semplice impatto sul paesaggio e gli altri impatti. Premesso che esistono aree di elevato pregio paesaggistico (alcune anche sotto la tutela UNESCO), tralasciamo valutazioni sull’estetica che sconfinano nella sterile polemica soggettiva lasciandole a Sgarbi, o chi per lui. Resta il fatto che, in territori in cui l’economia locale è proficuamente basata sul turismo di carattere naturalistico-culturale, l’introduzione di impianti in stridente contrasto è deleteria e assolutamente da evitare. Un esempio emblematico è l’Isola d’Elba, con producibilità sui picchi fino a 2500 ore, ma francamente sarebbe uno scempio terribile ed un danno economico non compensabile. Nulla vieta che, in aree scarsamente antropizzate ed in cui la visibilità sia ridotta, si possa introdurre l’eolico anche laddove sia comunque un pesce fuor d’acqua, sempre che se ne dimostri l’effettiva producibilità adeguata e non sia, invece, il solito collettore di finanziamenti. Di altri impatti, di vario genere ed articolati, è difficile fare un elenco esaustivo, qui i principali. -TERRENO I problemi maggiori riguardano l’impatto sul terreno soggetto all’impianto da realizzare. I siti, prevalentemente agricoli o boscosi, necessitano di strade di accesso adeguate ai “trasporti eccezionali” per le sezioni delle torri e le lunghissime pale (anche 45 m). Sbancamenti, sottofondi, scavi e colmature sono indispensabili per percorsi da 5 m di larghezza (8 in curva) e con pendenze limitate. Ogni singola torre richiede una fondazione di calcestruzzo di circa 300 m cubi (in genere 12 x 12 x 2 m ; con le torri da 2 o 3 MW si va oltre). Poi è necessaria una trincea per l’elettrodotto di collegamento tra le torri. Ogni impianto richiede una centralina di servizio fissa, con fondazioni, piazzola e area recintata di almeno 250 m quadri. Ulteriori opere sono gli elettrodotti di raccordo alla rete. Tutte le superfici interessate, più aree di cantiere e manovre, saranno spogliate da ogni vegetazione. Non è raro che queste opere in terreni di crinale inneschino con il passare degli anni fenomeni di erosione e/o di movimenti franosi non trascurabili (es. Baselice). Il consumo di nuovo territorio in rapporto all’effettiva energia prodotta è molto superiore ad altre tecnologie da fonti rinnovabili. - AVIFAUNA Non solo uccelli, ma anche chirotteri (pipistrelli), ed un recentissimo allarme proveniente dagli Stati Uniti lancia un allarmante statistica su livelli elevatissimi di questi ultimi animali “attirati” dal movimento delle pale. Comunque le statistiche esistenti sono tutte falsate per grave difetto in quanto basate unicamente sulle carcasse dei volatili rinvenute ai piedi delle torri, quando è noto che gli animali predatori/spazzini (volpe, donnola, faina, ghiottone, cinghiale, lupo, cane, etc.), nottetempo fanno piazza pulita di molti resti, e che, in ogni caso, i volatili abbattuti nei pressi delle torri sono solo una modesta parte di quelli che, solo feriti, vanno a morire a distanze anche notevoli. Solo relativamente alle carcasse rilevate si parla di centinaia di individui l’anno/torre. - SONORO Sebbene i fabbricanti millantino miglioramenti in merito, nulla è vero per il semplice motivo che quando aumenta la velocità del vento qualunque oggetto esposto produce rumore, persino gli alberi o i pali del telefono, di sicuro ben fermi. “Sfortunatamente”, si fa per dire, la legge italiana non ammette misurazioni sulla rumorosità con vento superiore a 5 m/s, ossia quando maggiormente avviene l’emissione sonora; se la norma ha un senso per un martello pneumatico, è invece assurda per un impianto che aumenta la rumorosità all’aumentare della velocità del vento. - ECONOMICO I terreni più prossimi agli impianti eolici subiscono una svalutazione devastante: per alcune abitazioni si parla addirittura di azzeramento del valore (caso reale a Scansano). Anche proprietà dirimpettaie agli impianti subiscono un deprezzamento nelle transazioni immobiliari per il panorama alterato. - FISCALI Recenti norme hanno stabilito che i terreni su cui insistono impianti eolici, sebbene in origine agricoli, vadano equiparati a terreni industriali, la cui tassazione sarà commisurata al reddito reale o presunto proveniente dall’effettivo introito connesso all’affitto o contratto d’uso. Pertanto il margine di reale guadagno su terreni scarsamente produttivi si va riducendo al minimo. Chi ha già in corso affitti di anni passati rischia di andare in perdita. - RETE La caratteristica di intermittenza dell’energia prodotta da eolico, al contrario di biomassa, geotermico o solare termodinamico con accumulo, costringe il gestore di rete a tenere sempre attive le “riserve calde” (in genere impianti turbogas a ciclo combinato) per intervenire prontamente alla caduta del vento, ad evitare pericolose riduzioni di corrente disponibile in rete. L’impatto di questo sistema, d’altronde inevitabile, è, oltre ai costi, anche le relative emissioni di CO2, che quantomeno andrebbero sottratte dal calcolo di risparmio da eolico. Altro impatto grave è l’esigenza di costruzione di impianti ad-hoc per la copertura di queste défaillance dell’eolico. - RADAR Era già noto il problema di interferenze, ma recentemente in Inghilterra è nato un serio “caso” sollevato dall’aeronautica militare che ha determinato una moratoria ed una bocciatura di molti progetti per rischio sulla sicurezza nazionale. - ILLEGALITA' Anche da organismi istituzionali (Forestale, Carabinieri), oltre che da comitati, associazioni, quotidiani, etc, vengon sempre più spesso riportati casi di impianti realizzati in siti protetti da norme europee o nazionali, o in aree archeologiche, o non rispettando i Piani di Enti locali. Trattandosi a tutti gli effetti di impianti industriali, non è ammissibile una così disinvolta operatività, raramente condannata al blocco e ripristino dei luoghi, paragonabile ad un sistema mafioso per il livello di corruzzione attuato e per il vertiginoso giro di capitali.

Autore : Dott. Sennuccio del Bene

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