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Entra in vigore il protocollo di Kyoto: una soluzione o un boomerang ambientale?

Domande aperte e spunti di riflessione per un problema complesso: l'inquinamento.

In primo piano - 17 Febbraio 2005, ore 08.29

Vi siete mai chiesti che senso abbia il protocollo di Kyoto? Certamente é un primo passo verso una presa di coscienza globale del problema ambientale, sicuramente ci fa capire che non possiamo continuare a sfruttare il nostro pianeta illimitatamente, utilizzandolo come un'infinita pattumiera. Ma dal punto di vista piú strettamente pratico, saremo capaci di rispettarne i limiti imposti? Oppure i parametri sui livelli delle emissioni saranno facilmente spostati ed aggiornati nel momento in cui sará evidente che la maggior parte dei paesi non saranno in grado di rispettarli? (un po' come é recentemente accaduto per i parametri di Maastricht nella UE) Oggi é giá evidente a tutti gli addetti ai lavori che la maggior parte dei paesi firmatari non riuscirá a tornare ai livelli di emissione del 1990, né, tantomeno, a ridurre quel livello di un ulteriore 5.2% entro il 2012, come richiesto nel protocollo, anche perché tale riduzione avrebbe effetti estremamente negativi sulla produttivitá e sulla crescita economica di tutti quei paesi, Italia in primis, che dipendono fortemente dai combustibili fossili per l'energia. Inoltre le limitazioni del trattato non saranno in grado di ridurre le concentrazioni dei gas serra atmosferici, e non riusciranno nemmeno a ridurre sensibilmente l'accelerazione dell'incremento emissivo, dato che l'aumento della domanda energetica è tale da rendere vano qualsiasi sforzo per ridurre le emissioni, soprattutto se inconsistenti come quelli attuali. Senza considerare, poi, che paesi in forte sviluppo e dispensati dal trattato, come la Cina, continueranno a far salire le emissioni, annullando con un sol colpo gli sforzi eventualmente fatti dai paesi aderenti al trattato stesso. Si potrebbe commentare che fare qualcosa sia meglio che non fare niente...ma siamo sicuri che questo sia il modo migliore di affrontare il problema? Se andiamo ad analizzare quali conseguenze produrrá il protocollo di Kyoto ci renderemo conto che una larga fetta delle industrie occidentali, e non solo, collegate alla produzione ed al consumo di idrocarburi fossili, saranno coinvolte in un giro di affari colossale, in grado di assorbire ingenti finanziamenti ed investimenti pubblici e privati, finalizzati all'adattamento degli impianti industriali e di quelli per la produzione di energia, senza considerare tutto il settore degli autoveicoli e degli impianti di riscaldamento. Tradotto in parole povere, l'affare ecologico sta per spiccare il volo, e chi ci guadagnerá sanno sempre gli stessi produttori di idrocarburi, delle tecnologie che funzionano con essi, e che poi sono gli stessi che provvederanno ai "miglioramenti" necessari per renderle "meno inquinanti" (auto ad idrogeno comprese, che pur rappresentando una soluzione per l'inquinamento urbano, dipendono sempre dalle solite fonti energetiche per la produzione del "vettore idrogeno"). Infatti, se ci pensate bene, promuovere forti investimenti per migliorare l'attuale sistema energetico, legato principalmente ai combustibili fossili, equivale a rimandare ad un futuro estremamente remoto la vera soluzione del "problema inquinamento", ovvero la dismissione dello sfruttamento delle fonti energetiche inquinanti. Quando si investono risorse in qualcosa si compie un atto che ci renderá dipendenti dall'investimento stesso. Siamo quindi sicuri che la strada intrapresa sia la via piú giusta per la soluzione del problema? Non sarebbe stato, forse, piú salutare per tutto il pianeta adottare una politica piú drastica ed ecologica, orientata a concentrare tutti gli investimenti verso la ricerca e lo sviluppo di fonti di energia pulita giá esistenti e verso lo studio e lo sviluppo di nuove? Ha senso investire sempre sulle le solite fonti inquinanti, garantendone, cosí, uno sfruttamento perpetuo, e rimandando la soluzione definitiva del problema inquinamento a data da destinarsi? Insomma, il protocollo di Kyoto potrebbe rappresentare un mezzo per aggirare il problema e lasciare le cose come stanno, sotto la falsa illusione di migliorare la situazione? E se la bagarre ambientalisti-petrolieri fosse solo una messa in scena architettata dai secondi, una specie di teatrino che, sfruttando le giuste preoccupazioni degli ambientalisti, e complici ignari (oltre che ignoranti) i media, abbia come unico scopo quello di creare un polverone in grado di farci vedere solo quello che "loro" vogliono farci vedere, cosí da poter perseguire i loro soliti interessi?

Autore : Massimiliano Santini

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