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ENERGIA: Iniezioni di CO2 per estrarre metano!

Tramite l'iniezione di biossido di carbonio in giacimenti profondi di carbone porterebbe in superficie il metano presente, utilizzabile come fonte energetica.

In primo piano - 15 Ottobre 2007, ore 09.35

Un gruppo di ricercatori del National Energy Technology Laboratory (NETL) del Dipartimento dell'energia statunitense ha messo a punto un metodo per immagazzinare il biossido di carbonio in miniere di carbone dismesse. Questa soluzione, osservano gli studiosi, avrebbe il vantaggio di assorbire il metano intrappolato in questi giacimenti e renderlo disponibile come fonte energetica. Per giungere a questa conclusione i ricercatori hanno collezionato oltre 2000 campioni di carbone proveniente da giacimenti sparsi in 17 Stati degli Stati Uniti, scoprendo che la profondità a cui i campioni si trovavano riflette con buona approssimazione il loro contenuto di metano, con una media di circa 13 metri cubi per tonnellata di carbone. Tuttavia si tratta solo di studi preliminari; la questione è se il metano possa essere estratto da questi depositi per essere rimpiazzato in maniera permanente da quantitativi significativi di CO2. Se così fosse, questi giacimenti di carbone potrebbero rappresentare un importante "pozzo" per il biossido di carbonio prodotto dalle attività industriali. Secondo le prime stime, le potenzialità di questi depositi arriverebbero ai 3000 miliardi di tonnellate di CO2. Per sperimentare questa idea è stato costituito il Geological Sequestration Core Flow Laboratory (GSCFL), in quale ha provveduto a eseguire numerosi esperimenti di iniezione di CO2, per studiare sul campo le dinamiche reali di immagazzinamento del gas e i possibili effetti collaterali di questa pratica, come quelli sulle acque sotterranee e di falda. "I cambiamenti nella chimica dell'acqua e la potenziale mobilizzazione di sostanze tossiche presenti in traccia nei giacimenti carboniferi vanno valutati con molta attenzione", hanno detto i ricercatori. "Abbiamo notato che la concentrazione di berillio, cadmio, mercurio e zinco aumentano, anche se sia il berillio sia il mercurio restano ben al di sotto degli standard richiesti per la potabilità dell'acqua. Per quanto riguarda piombo, molibdeno, arsenico, antimonio selenio, titanio, tallio, vanadio e iodio, pur presenti nei campioni di carbone esaminati, non sono risultati affatto presenti nelle acque."

Autore : Luca Savorani - Fonte Le Scienze

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