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El Niño 2014/2015 meno intenso del previsto? Gli alisei non collaborano

L’incipit del "bambinello" è notoriamente la fase più difficile da individuare.

In primo piano - 1 Luglio 2014, ore 12.14

Siamo a fine giugno, ben oltre la barriera di primavera, cioè ben oltre quel particolare periodo dell’anno in cui le previsioni sulle dinamiche dell’Enso hanno grossi problemi di attendibilità, derivati soprattutto dal fatto che l’instaurarsi di condizioni di Enso+, cioè El Niño, generalmente avviene proprio in primavera.

Poi l’evento si rafforza nei mesi estivi e raggiunge il picco per la fine dell’anno. Appunto il ‘bambinello’. Però l’incipit è notoriamente la fase più difficile da individuare, essendo dipendente spesso da condizioni casuali, come l’innesco di episodi significativi di inversione degli Alisei, magari per effetto di un ciclone tropicale, di un rafforzamento della convezione equatoriale e così via.

Cose queste, specialmente la prima, che hanno luogo ad una scala spaziale cui modelli climatici stagionali – tali sono quelli utilizzati per la previsione dell’ENSO – proprio non riescono a scendere.

Tuttavia, appena proprio durante la barriera di primavera, in aprile, due episodi significativi di inversione degli Alisei sul Pacifico equatoriale occidentale hanno innescato una potente Kelvin Wave nelle acque dell’oceano, soggetto che ha iniziato la sua corsa verso est attivando l’innesco di un El Niño, o almeno gettando i presupposti perché questo accadesse.

Data la struttura piuttosto importante della Kelvin Wave, le previsioni hanno superato d’un balzo la spring barrier immaginando un evento molto intenso, addirittura paragonabile a quello del 1997-98 o a quello del 1982-83.

Poi la faccenda ha subito un ridimensionamento, l’evento è ancora molto probabile (80% le probabilità che abbia luogo), ma l’intensità sembra essersi ridimensionata. Ora, e siamo sempre nel campo delle possibilità, alcuni dei feedback che avrebbero dovuto tramutare l’evento in un super evento non hanno avuto luogo e, anzi, si stanno presentando delle dinamiche che potrebbero spegnerlo prima che abbia raggiunto la fase di maturazione.

In termini tecnici, questo vorrebbe dire che le SST della zona centrale del Pacifico equatoriale potrebbero non sostenere una anomalia positiva superiore a 0,5°C per cinque mesi consecutivi, la carta d’identità di El Niño.

Si tratta soprattutto degli Alisei, ancora una volta, cioè dei venti che di norma spirano da est verso ovest mantenendo l’acqua calda sul settore occidentale dell’oceano e ‘tirando su’ acqua fredda su quello orientale, sostenendo quelle che si definiscono condizioni di neutralità.

Se gli alisei rinforzano dalla neutralità si passa a La Niña, come accaduto un paio di volte recentemente, se cedono può innescarsi un El Niño. Il fatto è che dopo l’inversione del mese di aprile, gli Alisei non sono diminuiti ulteriormente e quindi sul Pacifico orientale è rimasta parecchia acqua fredda disponibile per assorbire l’arrivo di quella molto più calda trasportata dalla Kelvin Wave. Il riscaldamento originatosi dal rimescolamento sin qui non è stato sufficiente a imprimere alla pressione atmosferica delle modifiche tali da incidere sul flusso degli Alisei, e, quindi, EL Niño 2014/2015 potrebbe non maturare.

Sarà così? Per adesso vi segnalo un altro aggiornamento di questa affascinante cronaca sul web di Bob Tisdale, che ha seguito l’evoluzione di questo evento sin dai primissimi mesi, poi si vedrà.


Autore : Guido Guidi (www.climatemonitor.it)

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