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Ecco perchè dopo metà gennaio potrebbe tornare a fare molto freddo

Diversi elementi di analisi sul lungo termine depongono per una nuova fase fredda di tipo continentale che riporterà il grande inverno in cattedra con un antipasto tra l'11 e il 13 gennaio e poi con un ulteriore affondo dopo il 16.

In primo piano - 5 Gennaio 2011, ore 09.50

La scaldata attesa tra il 6 e il 10 gennaio sarà solo il "carbone" che troveremo nella calza della Befana. Durerà solo qualche giorno, una parentesi sfuggente seguita da nuove iniziative di spessore da parte del grande inverno, quello che picchia duro. Ecco, quando parliamo di grande inverno non pensiamo di dover assistere sempre a cataclismi secolari, bensì al normale andamento di una stagione che il freddo lo ha semplicemente nel codice genetico e che, per quanto severo possa essere, è cosa del tutto normale.

La schiera degli indici teleconnettivi, quelli che ci aiutano a interpretare i giusti scenari probabilistici a lungo termine, depongono per una seconda decade di gennaio quale testata d'angolo per la stagione in corso. In particolare, l'analisi prognostica degli indici di pressione pacifico, atlantico e del vortice polare, quale prodotto finale di uno studio più approfondito a monte (che vi risparmieremo), si dimostra già sufficiente a tracciare una linea evolutiva di successo.

Primo elemento da considerare: il vortice polare, come evidenzia l'andamento dell'indice AO, risulterà sempre alquanto disturbato. Il freddo che si produce a getto continuo entro il suo core tenderà pertanto a disperdersi a cascata verso le medie latitudini. Si ma esattamente quali saranno le traiettore di queste colate fredde?

L'analisi probabilistica dell'andamento dell'indice pacifico PNA ( differenza di pressione prevista alle diverse latitudini pacifiche) e di quello atlantico NAO (differenza di pressione prevista alle diverse latitudini atlantiche) mostra il primo in netto rialzo intorno al 10 gennaio, mentre il secondo in concomitante evidente ribasso. Cosa significa?

Essenzialmente significa che intorno al 10 gennaio un'onda depressionaria a livello planetario partira dal Pacifico, dove verrà rimpiazzata da un anticiclone, in direzione del nord America e perverrà sul vicino Atlantico intorno alla metà del mese. Qui verrà incorporata entro una seconda onda, proiettata dal comparto scandinavo verso l'Europa centrale. Morale il grande freddo troverà nel suolo europeo un ottimo terreno di coltura e crescita che permetterà all'aria gelida prodotta dal vortice polare di inserirsi nella circolazione delle medie latitudini.

L'Italia potrà venire interessata da un primo abbozzo freddo tra l'11 e il 13 gennaio, ma sarà a partire al 16 che la zampata dell'inverno permetterà a tutta la struttura depressionaria di scendere di latitudine in blocco e abbracciare anche i Paesi Mediterranei. Italia compresa. Insomma, per quei giorni potremo vederne delle belle, sempre che siamo amanti del... freddo e della neve.


Autore : Luca Angelini

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